Lo spettacolo “Favolosamente Bulli” presso il Piccolo Osservatorio Universale Garzia

La Redazione

Secondo appuntamento per la rassegna di Teatro Minimo, appena reduce dallo spettacolo “Cirano” nel cartellone 2008/2009 della stagione Piccinni

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Sarà in cartellone stasera e domani mattina lo spettacolo “Favolosamente Bulli” di e con Nicola Joos.
Secondo appuntamento della rassegna organizzata da Teatro Minimo presso il Piccolo Osservatorio Universale Garzia di Terlizzi nell’ambito del progetto Teatri Abitati, finanziato attraverso l’Accordo di Programma Quadro “Sensi Contemporanei” dalla Regione Puglia, Assessorato al Mediterraneo. dal Ministero dello Sviluppo Economico, dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con il partenariato del Comune di Terlizzi.

Lo spettacolo "Favolosamente Bulli" di Nicola Joos è rivolto ai bambini, affrontando il tema del bullismo nella forma poetica più idonea ai più piccoli, la favola. Nelle Favole di Esopo, infatti, troviamo sempre un prepotente, un bullo, e una vittima. Lupi, aquile, leoni, sono i violenti che infliggono severe punizioni, spesso mortali, agli agnelli, le lepri, i corvi, gli asini, i deboli, le vittime. Una denuncia alla violenza in tutte le sue forme.

Appuntamento alle ore 20.00 presso il Piccolo Osservatorio Universale Garzia di Terlizzi.
Per informazioni 3281120119. Biglietto 5 euro e, per i gruppi, ogni tre persone la quarta non paga. Replica domani alle ore 10.30.

Continua così il lodevole operato della compagnia del Teatro Minimo, appena reduce, con lo spettacolo “Cirano”, magistralmente interpretato e scritto da Michele Santeramo con le musiche curate da Giorgio Vendola, scelto “per raccontare una Puglia teatrale in grande movimento” nell’ambito del ricco cartellone 2008/2009 del Piccinni.
Ospitato all’auditorium diocesano La Vallisa, Cirano viene raccontato (così come si legge sul sito stesso del Teatro Minimo, da cui sono tratte anche le foto a lato), tra profondità e irriverenza, come Santeramo ha sempre incantato il pubblico con il suo modo di recitare: “è innamorato di sua cugina Rossana. Ma lei è innamorata di un bel giovane, Cristiano, che la ricambia. Cirano è brutto e lo sa, perché ha un naso troppo lungo, sul quale gli uccelli potrebbero farci il nido.
Fa schifo Cirano a guardarlo, oggi si rifarebbe il naso.
Cristiano è bello ma non sa parlare. Rossana non ci ha mai parlato. Rossana ama sentir ben parlare.
Cirano sa parlare, gran rimatore, e gran spadaccino.
Cirano e Cristiano mettono insieme un corpo bello e un’anima bella, e fanno un’altra persona.
E Rossana, Rossana come si innamora di questa persona che non esiste, e che è la somma di questi due.
Ma poi c’è da andare a fare la guerra. E la guerra uccide, peggio del tabacco.
Cristiano muore e Rossana se ne va in convento.
Cirano per 14 anni, ogni settimana va a trovarla, e non le rivela mai l’amore che da sempre ha per lei. Ma una sera, qualche minuto prima che Cirano muoia assassinato, lei capisce che le lettere che ha amato non erano di Cristiano, ma di questo suo cugino nasone, questo che oggi si sarebbe rifatto il naso. E glielo chiede: eravate voi, Cirano, ad amarmi così tanto? Vostre le lettere che m’hanno innamorata? Eravate voi ad amarmi?
No, mio caro amore, io non vi ho mai amata
”.

Collaudata anche la sinergia con la musica di Giorgio Vendola, contraddistinta dal contrabbasso, strumento che diventa quasi voce stessa degli spettacoli, articolati in perfetto “dialogo”:

“Il gioco del racconto in musica è continuamente costruito su domande e risposte, con delle parti pre-registrate che, richiamate nel live attraverso l’uso di una loop, contribuiscono a dare continuamente ritmo al racconto.
Il punto di vista di Cirano diventa fondamentale per il racconto. Spesso, come anche detto nella prima parte di questa scheda, si è portati a riconoscere in Cirano e Cristiano due parti di una stessa persona; il tentativo di questo racconto è di dimostrare che questa necessità di accorpare i due personaggi, in realtà, è una falsa necessità; Cirano è personaggio, lo è in sé; Cirano non è una maschera, è sentimento e desiderio; Cirano non lo sa com’è un bacio, e quando deve descriverlo a Rossana, nella scena al balcone, quando deve descriverlo annuncia a se stesso di non saperne niente, e quindi è costretto a farne poesia, immagine,
perché non saprebbe descriverne la sensazione, perché quella impreparazione è la condizione che lo rende nuovamente uomo, che lo distanzia dalla condizione di eroe.
Quella di Cirano è una storia viva, perché ancora oggi chiede di scegliere da che parte stare; per questo non somiglia ad altre storie, nelle quali vinti e vincitori sono scritti in partenza, e quel che si può fare è rimanere ad ascoltare, ed essere d’accordo tutti, che quelli erano i cattivi, e che noi siamo i buoni
”.

E come sempre lo sguardo non può rivolgersi all’era attuale, in un mondo martoriato dalla guerra:

“Noi crediamo, sarà che siamo diventati grandi e ci accorgiamo meglio di alcune cose, che questi tempi non saranno ricordati per altro se non per le decine di guerre, le migliaia di morti quotidiane, la fame, la violenza del potere.
Noi crediamo, sarà che siamo diventati grandi e certe cose proprio non le capiamo, che questi tempi saranno ricordati che per l’abitudine alla codardia, perché “la virtù deve chiedere perdono al vizio”.
Noi crediamo, sarà che siamo diventati grandi e non capiamo più niente, che “questo tempo è scardinato”.
Per questo vogliamo raccontare Cirano de Bergerac
”.

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