Gli interventi di recupero e restauro sulla Torre delle Clarisse spiegati dall’arch. Marzulli

La Redazione

Un’importante operazione architettonica e culturale destinata a sensibilizzare tutta la città alla riscoperta delle peculiarità storica della città

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Rimossa una parte dell’impalcatura, la torre delle Clarisse ha rivelato uno scenario che ha lasciato sorpresi molti terlizzesi; molte anche le critiche arrivate all’indirizzo degli interventi pensati per un colpo d’occhio insolito per la memoria dei cittadini.
In realtà foto storiche riportano alla luce un’intera piazza pensata per essere intonacata nelle parti superiori degli edifici: dalla Torre ai palazzi passando per la struttura che comprendeva come un unico plesso Chiesa di S. Gioacchino, Chiostro delle Clarisse e Torre, Chiesa di S. Lucia e palazzo annesso; abbiamo così dato l’opportunità al direttore dei lavori, l’arch. Francesco Marzulli, di spiegare le ragioni di un intervento, che in realtà presentano anche la disinformazione occorsa per le critiche pervenute e auspicano ad una rinnovata coscienza culturale e riscoperta della bellezza di una Terlizzi nascosta e quasi cancellata dalla “moda”.

Il “Recupero e restauro dell’antica torre delle Clarisse” è un intervento importante su uno degli scorci più suggestivi del borgo di Terlizzi: l’importo dei lavori è rilevante ed ammonta complessivamente a 300.000 euro, finanziati nell’ambito del P.O.R. PUGLIA 2000-2006 (P.I.S. n. 12 Normanno Svevo Angioino) con una quota di cofinanziamento comunale di 30.000 euro.
Il progetto è stato redatto ad aprile 2007, dopo aver ottenuto il parere favorevole della Soprintendenza ai Beni Architettonici, dal gruppo di progettazione costituito dagli architetti Francesco Marzulli (Terlizzi), Angelo La Notte (Giovinazzo), Stefania Aprile (Bari), Nicola Gaudio (Molfetta) e dall’ ing. Ottavio De Chirico per quanto riguarda la parte strutturale ed impiantistica. I progettisti si sono avvalsi inoltre della consulenza del Prof. Arch. Ignazio Carabellese, docente di Restauro Architettonico presso la facoltà di architettura del Politecnico di Bari, con la Direzione dei Lavori affidata all’arch. Marzulli:

“I lavori di restauro interessano l’intero ingombro della torre e consistono nel restauro filologico-conservativo dei prospetti, nel collegamento verticale di tutti i piani della torre, nel consolidamento strutturale delle possenti murature e volte, nel rifacimento delle pavimentazioni e delle coperture lignee, in un nuovo impianto illuminotecnico dell’edificio,ecc.
L’obiettivo progettuale è la valorizzazione dell’edificio, immaginato come un contenitore culturale che diventi fulcro di tutto il complesso delle Clarisse: il visitatore, accedendo dal piano terra, potrà raggiungere il chiostro oppure salire ai piani superiori, fin sopra al loggiato, per mezzo di una scala in ferro e legno localizzata nei vani attigui ora utilizzati per disimpegno (fig. 1). Il piano terra della torre non sarà più occupato dall’Ufficio Tributi, saranno fruibili anche il locali al primo piano, attualmente accessibili solo dalla casa canonica della chiesa di S. Gioacchino, soprattutto si potrà salire e sostare nel suggestivo loggiato da cui si domina la piazza sottostante.
Nello specifico, l’intervento proposto tende a conservare inalterati tutti i vani della torre e a riportare sui prospetti esterni la corretta partitura dell’intonaco, un rivestimento usato fin dall’antichità anche se molti pensano sia un materiale recente: la pietra è stata mantenuta faccia a vista nel basamento, nelle fasce marcapiano e nelle cornici delle finestre mentre l’intonaco (a base di calce) ha rivestito le restanti parti che, proprio perché destinate ad essere intonacate, sono costituite da pietrame sbozzato di forma irregolare. La colorazione finale chiara (bianco-beige, utilizzato anche per la Pinacoteca de Napoli) è purtroppo in contrasto con il colore della adiacente chiesa ma è stata una decisa scelta progettuale quella di operare indipendentemente dagli errori progettuali e dalle “mode” che hanno rovinato spesso inconsapevolmente molti edifici storici terlizzesi.
Le parti in pietra saranno pulite con una idropulitrice tarata a media pressione per eliminare lo sporco senza rimuovere la “patina” depositata dal tempo che serve a proteggere la pietra: sarà evitato l’ effetto di “sbiancamento”, scorretto per edifici che hanno una storia secolare e non devono apparire “nuovi di zecca”.
Le foto storiche allegate (fig.2) mostrano l’aspetto della Torre dell’Orologio e della Torre delle Clarisse che, almeno fino agli anni ’50, conservavano la corretta alternanza di parti intonacate e parti in pietra a vista: l’edificio alla destra della Torre dell’Orologio mantiene tuttora l’aspetto originario, a parte il colore della tinteggiatura, essendo a mio giudizio un buon esempio di intervento sui prospetti di un palazzo storico in pietra
”.

Durante i rilievi è inoltre emersa la concreta ipotesi che i luoghi in cui è stato costruito tra il 1709 ed il 1713 il Monastero delle Clarisse, sulle preesistenze di alcuni edifici tra cui il S. Monte di Pietà, siano gli stessi luoghi o proximi agli ampliamenti del sistema difensivo a ridosso delle mura più antiche avvenuto nel 1237-38 per ordine dell’imperatore Federico II e di Andrea da Bari Signore di Terlizzi: “questa ipotesi è da dimostrare ed oggetto di un mio personale impegno di ricerca.
In ogni caso mi auguro che questo sia solo il preludio di una generale azione di valorizzazione di tutto il complesso delle Clarisse, come la rifunzionalizzazione del chiostro con la previsione di una copertura mobile e di un ascensore che nella torre era impensabile inserire senza rovinarla e del centro storico in generale: è un appello affinché si possa continuare ad investire bene risorse finanziarie ed umane nella riqualificazione del nostro patrimonio culturale storico, artistico ed architettonico
”.

Terlizzi si presenta infatti caratterizzata da edifici pensati per essere sviluppati su due piani distinti: la parte basamentale con bugnato rustico e quella superiore caratterizzata da pietrato irregolare fatto apposta per essere intonacato e far aderire meglio l’intonaco (intonaco utilizzato fin nei templi greci mentre si pensa sia una cosa moderna), tranne che per i marcapiani, le cornici delle finestre,gli architravi e le lesene; così come si presentano gli angoli più antichi della città, dal centro ai corsi fino a Viale Roma, passando anche per la Santa Maria, come la nostra fotogallery mostra.

In realtà così errori madornali sono stati fatti per l’appunto riportando alla luce una pietra non predisposta per tale situazione (con giunture in cemento) così come interventi che hanno nascosto preziosi lasciti architettonici: la Torre dell’orologio ne è una precisa testimonianza, sulla cui superficie è stata passata la sabbiatrice che ha deturpato i marcapiani (anche sulla struttura esterna del Chiostro delle Clarisse) che restano però presenti come una linea che attraversa perpendicolarmente la struttura, così come all’interno della Chiesa di S. Gioacchino interventi di “ristrutturazione” hanno finito per tamponare e coprire con effetti di finestre e finto cielo addirittura il matroneo destinato alle monache di clausura, anticamente utilizzato per assistere alla messa.
La Torre aveva inoltre sui 2 lati una fila di spigoli di pietre simili a pietre d’angolo che correvano fino all’estremità (ripreso anche da molti palazzi d’epoca), linea che è stata cancellata dagli interventi di “piallatura” delle pietre, continuando a deturpare la struttura sua come quella di altri edifici della piazza, Torre delle Clarisse in testa.

Le critiche arrivate fino ad oggi si presentano perciò come una serie di equivoci di fronte a “mode” che negli ultimi 30anni del ‘900 hanno portato a stonacare gran parte degli edifici che erano stati pensati per alternare pietra a vista a pietra intonacata.

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