I tagli al sistema scolastico presentati e discussi in Biblioteca Comunale

Nico Andriani

Intanto il 29 ottobre alle ore 9.30 in Piazza Cavour, il corteo di protesta contro i decreti Gelmini

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Continuano le proteste per la riforma Gelmini, decreto legge inserito all’interno della finanziaria Tremonti, che sta approdando alla grande mobilitazione di Roma giovedì 30 ottobre, giorno dello sciopero generale nazionale, per una grande manifestazione che avrà anche Bari come centro di protesta mentre anche Terlizzi, mercoledì 29 ottobre, alle ore 9.30 in P.zza Cavour, vedrà svolgersi il corteo contro i decreti Gelmini, organizzato dal Liceo Classico "C.Sylos" di Terlizzi in collaborazione con la Rete cittadina per la difesa della scuola pubblica, mentre a seguire, per il resto della giornata, numerose iniziative proposte dagli studenti terlizzesi.
Un tema che mai come quest’anno ha visto unirsi in un unico fronte studenti e docenti, fino all’appoggio dei genitori stessi e dell’amministrazione comunale guidata dal Sindaco verso le forme di protesta concertate grazie anche a questa necessaria e interessante opera di informazione per una riforma che, condita da varie forme di pura demagogia politica per non guardare in faccia alla realtà di tagli indiscriminati, stravolgerà per intero il sistema scolastico. Se ne è discusso in Biblioteca Comunale, in un salone de Paù gremito, dove si sono susseguiti interventi di sindacalisti, docenti, genitori e studenti.
La preoccupazione è tanta, specialmente di fornte alla mancanza di dialogo totale che a livello nazionale è stata una delle caratteristiche di questo governo, trincerato dietro le solite accuse alla “sinistra” di strumentalizzare una protesta per così continuare nella propria azione di governo fatta di continui decreti legge, operazione criticata finanche dal presidente della Repubblica stesso (a suo tempo tacciato anche lui di essere un pericoloso esponente della “sinistra” nel momento della sua elezione).
Tante le categorie che saranno colpite da questa riforma: smettono di lavorare i docenti precari, coloro i quali hanno speso tempo e profumati soldi per specializzarsi alla S.S.I.S.S. (finalmente chiusa, ma solo perchè con tale decreto non avrà davvero più senso), così come rischiano di “appendere il registro al chiodo” tutti i docenti senza grande anzianità, grazie a questa legge delega a firma 6 agosto 2008 allegata alla finaziaria Tremonti.
Anche il maestro unico non si prefigura come il tanto decantato “ritorno al passato”, perchè innanzitutto la riforma che istituì il modulo 23 anni fa, era la risposta adeguata ai cambiamenti della società che erano in atto, società che è continuata a cambiare fino ad oggi ma non per creare una situazione nella quale un docente, che nel frattempo si è specializzato in un’area specifica e ha comunque un alto grado di anzianità, debba insegnare una lingua straniera ad una classe di 29 alunni.
Fa discutere anche il ritorno al voto in condotta che riporta la situazione al Regio Decreto del 1923 e non guarda di fronte al problema che la condotta non è certificabile da alcun dato oggettivo ed è a totale discrezione del docente.
Presentata come un modo di reagire al “bullismo”, in realtà una delle prime operazioni da effettuare sarebbe stata quella di cercare di ridurre gli alunni per classe per contrastare questo fenomeno, mentre ora ci si troverà, ad esempio negli istituti professionali, a fare lezione in classi da 34 alunni.
A fronte dell’aumento dell’orario di lavoro per un docente, a parità di salario (non certo uno stipendio da nababbo) e che lo porta a dover rinunciare alle 2 ore di programmazione che sono una peculiarità della propria attività didattica, tali ora saranno pagate dal fondo di istituto, sottraendo così denaro importante per tutte le attività dell’istituto stesso.
La scuola media passerà a 29 ore di lezione settimanali invece che 22, mentre nella scuola superiore il riordino sarà fatto di tagli all’orario oltre che agli organici: scompariranno tutti gli indirizzi agrari (pensiamo al De Gemmis che in campagna elettorale è stato un tiro alla fune), mentre tutti gli istituti tecnici saranno divisi in 2 settori: quello economico e quello tecnologico; saranno ridotti i laboratori (conseguente impatto negativo sul mercato del lavoro, già ad oggi una chimera per tanti studenti) e le ore di lezione nei docenti, che saranno massimo di 30 ore settimanali.
Grossa nota dolens, cercando di sorvolare sulle classi differenziate che sono un vero e proprio “ritorno all’apartheid”, ciò che fa discutere e sta lanciando nel panico interi circoli didattici è il ridimensionamento delle scuole, la razionalizzazione contenuta nel decreto Gelmini e per la quale molte regioni insieme alla Puglia ricorreranno alla Corte Costituzionale: le scuole al disotto dei 500alunni vengono accorpate, mentre vengono soppresse le scuole al di sotto dei 50 alunni.
In più viene ridotto anche l’obbligo scolastico per una materia che la Costituzione nel titolo 5* individua come materia di legislazione concorrente mentre in tutto questo periodo la Gelmini si è dimenticata di aprire un confronto con le varie istituzioni scolastiche e con i sindacati, facendo calare la propria mannaia, disponendo inoltre che se entro il 30 novembre non si provvede a tale razionalizzazione sarà mandato un commissario per provvedere a tali azioni; commissario da pagare a spese della scuola stessa e non del Governo.
Anche la scuola dell’infanzia viene colpita in maniera terribile: a partire dal sostegno (già colpito da Fioroni) per il quale non esisterà più il rapporto 1 ad 1 ma 1 a 3, 1 a 4, che, oltre a garantire la guida costante del maestro in qualche modo era anche la garanzia per un futuro “ruolo” per qualsiasi docente,
Scompaiono le sezioni primavera e tornano gli anticipi, con classi che adesso saranno composte da alunni dai 2 ai 6 anni, con conseguenti effetti sulla programmazione stessa, mentre l’intera scuola dell’infanzia si svolgerà in orari antimeridiani (scompariranno pertanto le mense, a meno che non vogliano far pranzare i vostri figli alle 11.30).
Erano tre i punti fermi dell’isegnamento primario, 2° a livello europeo come dimostrato dalle rilevazioni OCSE tempo pieno, modulo e pedagogia dell’insegnamento personale avanzata da don Milani, peculiarità completamente cancellate e vittime di una “egemonizzazione culturale”.
Importante in tutto questo intanto l’azione dei genitori che per la prima volta dopo anni si dimostrano pronti ad appoggiare la reazione studentesca, con un’osmosi generazionale che mancava nel ’68 (visto che la stampa vi ha accostato varie volte le proteste di queste settimane, trascurando questo dato oggettivo) supportata da quella dei docenti, cosa che ispira la Rete cittadina per la difesa della Scuola Pubblica a creare una piattaforma su Terlizzi, fatta di sensibilizzazione e di coordinamento per le varie forme di “lotta” al nuovo sistema predisposto (e non c’è purtroppo spazio a sufficienza per presentare lo scempio che si fa dell’Università, un dato su tutti: 1,5 miliardi di tagli in 5 anni e la strada delle Fondazioni di diritto privato per le Università Statali per sopravvivere e condannando però gli studenti e il diritto allo studio).
C’è poco tempo intanto, di fronte alle grandi manifestazioni del 30, il 29 questa legge sicuramente passerà in Parlamento, con la maggioranza convinta della bontà dei vari decreti presentati.
Giovedì incroceranno le braccia gli aderenti alla Flc Cgil, Cisl e Uil Scuola, Snals Confsal e Gilda degli insegnanti. E il mondo universitario e della ricerca, in aggiunta, ha già attivato le procedure per una giornata di sciopero il 14 novembre. Un raro sciopero di quasi tutte le organizzazioni sindacali, ancora più irritate dalla decisione di provare a dare il via libera alla legge proprio il giorno prima, senza risposte alle ripetute richieste di confronto.
Ricapitolando, in Italia tagliate 1.300 scuole, 87.000 docenti e 45.000 ATA, in Puglia 1.800 docenti e 1.000 ATA, con 77 scuole a rischio chiusura.
Giudicate voi, da cittadini, non da tifosi.

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