I colori della mostra “Sul Corpo di Felice Giancaspro. Le foto dell’esposizione.
Con vanità e gioco il mondo femminile messo a nudo.
Inauguratasi lo scorso 4 ottobre nel Chiostro delle Clarisse, la rassegna personale del terlizzese Felice Giancaspro si è chiusa sabato 11 ottobre e si è fatta sicuramente notare per la trattazione di un tema non così scontato e banale: il corpo umano, colto nella sua cruda nudità.
In “Sul corpo – Tra mito e realtà” la lente dell’artista originario di Molfetta ma terlizzese d’adozione non è in odore di moralismo ma è anzi giocosa, trattando un tema così complesso con un’apprezzabile e ragionata leggerezza. I soggetti rappresentati profumano di malizia e vengono talvolta celebrati con un “pizzico” di ironia.
In quest’intervista l’originale punto di vista del pittore Giancaspro riguardo a una questa mostra che si propone di sviluppare una meditazione sul senso fisico ed emotivo che si nasconde dietro le forme del corpo umano.
“Sul corpo”. Quale corpo?
Unicamente il corpo femminile.
La domanda nasce spontanea: perché non anche quello maschile?
Perché amo la nudità femminile e le sue forme, in quanto credo che la donna sia simbolo di bellezza sublime; l’uomo invece è più simbolo di forza virile – in questo riconosco di essere molto “classico”, accettando i canoni di un mondo che celebrava il sublime femminile e la maschia virilità. Non per altro ho dipinto la donna nella mitologia greca e romana.
In quante sezioni si divide la rassegna?
Tre sezioni: mitologia e mondo classico, la donna in Africa e in Oriente e un’altra sezione che rappresenta il passaggio “dal sacro al profano”. Tra la prima e le ultime due sezioni ho voluto inserire alcune tele raffiguranti alcuni soggetti a cui sono molto legato e c’è anche un dipinto già esposto in occasione della mostra “Maria Icona della Bellezza” nello scorso giugno, in cui celebro la Madonna e la sua vergine bellezza.
E’ molto legato al mondo classico della mitologia?
Si, ho infatti ritratto Diana, la Dea dispensatrice di luce lunare, alcune Nereidi e non ultima Pandora, con il suo vaso dei vizi. Non poteva infine mancare “Amore e Psiche” che ho liberamente reinterpretato, basandomi molto sulla luce che avvolge i due corpi.
Come nasce questa rassegna?
Nasce dalla volontà di omaggiare la bellezza femminile.
Quante le opere esposte; in quanto tempo le ha realizzate.
Sono 49 tele, tutte rigorosamente olio su tela. Le ho dipinte nell’ultimo mese; alcune addirittura nella settimana precedente il giorno del vernissage della mostra. Solitamente impiego non più di un’ora su ogni tela; sono molto veloce, ma allo stesso tempo sono anche molto selettivo e critico verso l’opera finita. A casa ho decine e decine di tele che non mi son piaciute e che giacciono inesposte.
C’è un messaggio che vuole far giungere al visitatore?
Questa mostra vuole essere una mera constatazione della bellezza femminile e della sua forza.
Cioè?
La condizione della donna in paesi come l’Asia, l’Africa, il Medio Oriente: ho ritratto donne diverse nella loro ordinaria quotidianità, una quotidianità fatta di sforzi, lunghi viaggi, sacrifici non indifferenti. Ma si tratta sempre e comunque di una quotidianità dignitosa.
Tuttavia in altre tele prevalgono componenti come la vanità.
Certo: la vanità è donna, come la curiosità. Il gioco delle trasparenze, di ciò che non si vede ma che lascia immaginare; lo sguardo di una donna che pur svelata nelle sue grazie da uno ‘specchio infedele’, non se ne vergogna, ma anzi si guarda consapevole e compiaciuta.
E’ possibile scorgere in ciò una giocosità che pervade le sue tele?
Si; come nella tela “il pizzicotto”. Credo che l’arte debba essere divertente: quando mi siedo allo sgabbello e ho di fronte il cavalletto con la tela bianca, voglio divertirmi, stuzzicare l’immaginazione.
Nel ritrarre due donne che si baciano, o un primo piano di seno nudo c’è un intento di denuncia critica?
Assolutamente no. Voglio semplicemente illustrare e constatare il cambiamento di costumi rispetto ad alcuni decenni fa. Se 30 anni ritrarre metà seno nudo aveva già i presupposti di qualcosa di eclatante ed eccezionale, oggi la nudità della donna è entrata nella normalità. Un certo moralismo è venuto meno e il mio intento è proprio illustrare questo cambiamento.
Tre aggettivi per “Sul corpo, tra mito e realtà”.
Divertente, illustrativa, esaltante.
Potrebbero essere riferiti anche alla sua concezione di arte più in generale?
Si. Per me inoltre l’arte non è creatività – creatore è qualcun altro – ma comunicazione: l’arte è un complesso di linguaggi funzionale alla comunicazione di un messaggio all’altro. In questo essa si svela un mezzo molto forte e diretto.
Per maggiori info: www.felicegiancaspro.it
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