Ri-scrivere “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie” attraverso la fantasia dei ragazzi
Sabato 11 ottobre alle ore 19 nuovo laboratorio per ragazzi presso la Libreria Le città invisibili
Sabato 11 Ottobre alle ore 19, presso la Libreria Le città Invisibili, ha inizio il laboratorio di ri-scrittura -con adattamento musicale- per ragazzi dai 7 ai 15 anni, della storia “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie” (spesso contratto in Alice nel paese delle meraviglie, titolo originale Alice’s Adventures in Wonderland), un’opera letteraria pubblicata per la prima volta il 4 luglio 1865, scritta dal matematico e scrittore inglese reverendo Charles Lutwidge Dodgson, sotto il ben più noto pseudonimo di Lewis Carroll.
Alice, una bimba di sette anni, annoiata e frastornata dal caldo primaverile, vedendo un Coniglio Bianco, col panciotto e un orologio, che borbotta fra sé "è tardi, è tardi!", lo insegue nella sua tana. Così cade letteralmente in un onirico mondo sotterraneo fatto di paradossi, di assurdità e di nonsensi.
Nella sua caccia al coniglio, le accadono le più improbabili disavventure: cresce fino a raggiungere dimensioni assurde; incontra frotte di animali quasi affogati nelle sue stesse lacrime, rimane intrappolata nella casa di un coniglio; incontra bimbi che diventano maiali, gatti che ghignano e svaniscono, partecipa a tè senza fine, gioca a croquet con un mazzo di carte per poi trovarsi a testimoniare nel processo al Fante di Carte che aveva rubato delle torte che in effetti erano lì…
In seguito Alice viene processata e condannata dopo aver testimoniato e, prima di essere decapitata, si sveglia.
Curioso è notare come un matematico, solitamente ancorato alla realtà, abituato a calcolare, progettare, programmare ogni singolo evento, possa sconvolgere così questo mondo reale, rendendolo assurdo e fantastico; curiosa è anche la scelta del linguaggio, ricco di filastrocche senza senso, indovinelli che non seguono un ragionamento logico, perché , come dice Humpty Dumpy , un grosso uovo antropomorfizzato, “la parola significa quello che io voglio farla significare, né più né meno[…],quando faccio fare a una parola un simile lavoro […] la pago sempre di più".
Il tentativo di rilettura di quest’opera, nel nostro contesto, significa permettere ai bambini (e non solo) di riprendersi il loro spazio, tornare a giocare davvero, a vedere le cose con i loro occhi, semplificare i “problemi”, risolvendoli con l’ingenuità, fermare un attimo il tempo e farlo ruotare “a suon” di marmellata, burro e tè.
La forza di Alice, in questo racconto, è quella di riuscire a cavarsela nonostante la stranezza del mondo che le si presenta, non si arrende, acquisisce subito familiarità con il suo corpo che si trasforma repentinamente, dialoga a tu per tu con gli adulti, non cercando una logica ma reagendo agli stimoli in maniera spontanea; tutto le si presenta come una prova da superare, continuamente, con strumenti che conquista nella storia stessa, e che non sono tanto diversi da quelli dei suoi sogni, perché si tratta di fantasia.
Ma protagonista reale della storia non è tanto Alice, quanto il “meraviglioso”, con i suoi tranelli, i suoi sorrisi ammaliatori, gli inganni cui bisogna abituarsi perché ci si possa divertire, l’allontanamento, la distrazione pura, che deve proteggere quel mondo incantato e necessario.
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