Apnea, suoni e visioni
«Abbiamo immaginato di schiantarci in un campo di fiori e perderci in un vortice di sensazioni».
La lacerante incomunicabilità delle nostre giornate, il desiderio di creare proposte, un bivio di suggestioni, un vortice di interpretazioni, vetri rotti per terra, ai margini di un incontro – scontro con qualcosa di nuovo, lo scarno scheletro di una candida macchina dispersa in un campo di fiori tra profumi e aromi di ogni sorta. Due ragazzi – uno attore e l’altro musicista – hanno provato a rappresentare questo crogiuolo tracimante nel centro storico terlizzese, mostrandolo a tanti occhi curiosi.
Largo La Difesa pieno di ragazzi- in una sera di fine settembre – intenti ad ascoltare le note musicali di un incidente, la voce chiara e decisa di due ‘piccoli’ artisti che con “Apnea (di suoni e visioni) hanno provato ad affacciarsi al mondo dell’arte.
Michele Altamura, studente presso la Civica Accademia d’Arte Drammatica “Nico Pepe” di Udine, da anni impegnato in attività teatrali e Dario Tatoli, studente presso l’“Istituto Europeo di Design” di Roma, dove svolge attività di sound design. Li abbiamo ascoltati.
Parlateci di “Apnea di suoni e visioni”.
Si tratta di due viaggi all’interno dello stesso tema: la musica e la recitazione, che si incontrano e incrociano in un costante rapporto di coordinazione in cui la musica non è un supporto ma è allo stesso piano del testo, senza mai scavalcarsi tra loro.
Come è sorta questa collaborazione?
C’è tra noi innanzitutto un rapporto di amicizia.
Come è nato dunque questo spettacolo?
Camminando per Terlizzi ci siamo accorti che i ragazzi si incontrano la sera non per il piacere di stare insieme, ma semplicemente per trascorrere il tempo; non per parlare, ma per passare la serata – e anche noi purtroppo ci riconosciamo in ciò. Abbiamo avuto questa visione comune che abbiamo perciò voluto rappresentare in qualche modo con “Apnea”, scavando dentro di noi.
Come pensate sia andata?
Siamo molto contenti del riscontro che ha avuto la serata e siamo felicissimi di essere stati aiutati e supportati per ogni cosa di cui avevamo bisogno, durante tutta la durata di questa bella esperienza: Poco prima di iniziare lo spettacolo ci siamo emozionati molto nel vedere tanta gente, tanti ragazzi, tante persone che come noi credono nell’arte e nella possibilità di non uniformare la comunicazione.
Che pubblico vi aspettavate?
Immaginavamo un pubblico più freddo. Forse il merito è stato del posto: crediamo fortemente in Largo Galiani e nella magia di quel posto. E’ stato un pubblico molto educato; vedere tutte quelle persone ci ha stimolato molto.
Veniamo alla scenografia. Una macchina, dei fiori sparsi, vetri rotti per terra.
[Michele:] Di recente ho fatto un incidente con la macchina e ho avuto voglia di usare un’automobile nella scenografia.
L’incidente è una metafora?
Ho immaginato di schiantarmi in un campo di fiori: l’incidente è certamente la metafora dell’incontro con esperienze nuove e nella vita quotidiana di ognuno ci sono continui ‘incidenti’. I vetri per terra li abbiamo lasciati all’attenzione di un pubblico attivo che li potesse interpretare liberamente. Si è così creata un osmosi tra attore e pubblico in un incontro di suoni e visioni.
Quindi l’apnea. Fino all’”incidente”…
Certo.
Volete lanciare un messaggio attraverso i vostri diversi linguaggi artistici?
Non volevamo lanciare un messaggio preciso dall’alto, una morale dal pulpito o da un palco. Abbiamo voluto portare sulla scena non canzoni ma sensazioni, dar forma a una vortice in cui fosse tutto sospeso e non definito, mettendoci noi stessi allo stesso piano del pubblico, stimolando una riflessione e ricevendo un’attenzione, uno sguardo, uno stato emotivo. Siamo stati tutti attori. Ci interessava creare una vertigine, percorrere una visione.
Avete voluto offrire una strada interpretativa al pubblico?
Più che una strada – che vincola e costringe magari ad una singola interpretazione – abbiamo voluto creare magari più un bivio di strade, dove ognuno potesse fare la propria scelta.
Come reputate lo stato dell’Arte a Terlizzi.
A Terlizzi c’è un indubbio fermento culturale che vede ragazzi molto giovani, talentuosi e intraprendenti spingere per affermarsi. Crediamo che l’offerta culturale più varia sia, più sensibilizzi alla cultura della diversità. Ma non è vero che qui non ci sia niente.
Entrambi state studiando fuori e vi state preparando nei vostri campi con scuole diverse in città diverse; un comune denominatore sembra legarvi: il teatro.
Andare fuori a formarsi è utile. Bisogna far scoprire cose nuove, iniziare a proporre; la gente è curiosa. Crediamo molto nel teatro, nel suo potere di stimolare a porsi nuove domande, senza darsi certezze, che non crei diaframma tra pubblico e attori. L’importante è mettersi in gioco, mettersi in discussione. Per questo sentiamo la necessità di fare arte.
Arricchirete anche voi il dibattito culturale cittadino?
Qualsiasi cosa faremo la porteremo qui, ora siamo impediti da contingenze ma pensiamo che “Apnea” avrà un seguito.
E’ forse questo l’inizio di una futura collaborazione tra voi due?
Pensiamo di collaborare in futuro insieme ma l’importante è che ci sia tanta buona volontà e costanza in vista dell’obiettivo da raggiungere. Crediamo infatti che nell’arte serva tanto lavoro e tanta costanza. L’arte non è un hobby.
Quanto sta incidendo Terlizzi nella vostra formazione?
Terlizzi è la nostra casa: chi è che non ha bisogno di una casa. Questo però non è un problema. [Michele] Per me è una cifra stilistica che non disdegno affatto: il dialetto. Mi manca anche il cibo (e ride, ndr).
Telegramma su quest’esperienza.
Ci teniamo a ringraziare tutti coloro che ci hanno aiutato e in particola modo le nostre famiglie.
“Camminare, attraversare tutte le nuvole in moto perpetuo”.
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