Tangenti per circa 120 mila euro condannano l’ing. Caldarola

Salvatore Vernice

Caldarola, nel 2000 era capo settore pianificazione territoriale e opere pubbliche del comune di Terlizzi. Prima di concedere il rilascio formale dell’autorizzazione chiese all’imprenditore coratino “

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E’ stato condannato a sei anni di reclusione, oltre ad altre pene accessorie, l’ing. Michele Caldarola di Terlizzi che alcuni anni fa fu arrestato dai Carabinieri di Terlizzi per aver chiesto soldi per il rilascio di alcune concessioni per costruire ad un imprenditore di Corato, Michele Rutigliano.

I fatti risalgono all’anno 2000 quando prima del rilascio della concessione, il Caldarola, all’epoca capo settore pianificazione territoriale e opere pubbliche del comune di Terlizzi, come riferito agli inquirenti dal Rutigliano, prima di concedere il rilascio formale dell’autorizzazione chiese all’imprenditore coratino “E per me cosa c’è?”, alludendo chiaramente alla necessità della corresponsione, da parte della società di Rutigliano,di utilità o beni, in cambio dei suoi buoni uffici, facendo intravedere la possibilità di accelerare i tempi per il rilascio della concessione edilizia.

In un primo momento, il Caldarola chiese al Rutigliano un appartamento ed un box, fissando lui stesso la quotazione portandola a circa la metà del prezzo di mercato.
Quando Rutigliano invitò il Caldarola a formalizzare il preliminare di vendita, l’ingegnere comunale cambiò idea pretendendo l’equivalente in denaro contante. Messo alle strette, Michele Rutigliano, fu costretto a cedere al ricatto dell’ing. Caldarola e in un periodo dal 20 settembre 2000 sino al 28 maggio 2002, versò al Caldarola denaro in contante per un valore di quasi 120 mila euro.

Una situazione che Rutigliano pensò si fosse conclusa, ma le reiterate richieste di Caldarola ed una minaccia che se non avesse provveduto al saldo “potevo dimenticarmi sia la dichiarazione di abitabilità che quella di agibilità”, portò l’imprenditore coratino a denunciare ai Carabinieri questo atto di concussione da parte dell’ingegnere comunale terlizzese.

Dopo la denuncia presentata dal Rutigliano, con l’ausilio del suo legale di fiducia l’avvocato Michele Quinto, dinanzi al procuratore Giuseppe Maralfa presso il Tribunale di Trani, i Carabinieri organizzarono un servizio mirato ad accertare la consegna di un’ulteriore “mazzetta” di 10 mila euro.

Rutigliano stabilì quindi un nuovo appuntamento con Caldarola e, dopo aver rievocato sommariamente le modalità di consegna standardizzate (banconote avvolte in un foglio di giornale) si recò al solito posto.

Anche questa volta Caldarola fece entrare nella sua auto Rutigliano che gli consegnò il denaro, uscendone subito dopo.

L’auto del Caldarola ripartì subito, ma percorse poche decine di metri, la Mercedes del Caldarola veniva bloccata dai Carabinieri i quali rinvenivano, nonostante i tentativi dell’ingegnere di occultare, prima, e disfarsi poi dell’ingombrante involucro in cui erano contenuti i 10 mila euro che Rutigliano aveva provveduto a fotocopiare e a siglare.

Un fatto che il G.I.P. aveva subito qualificato come “concussione”.

Dopo varie udienze, giovedì scorso, presso il Tribunale di Trani, 1° sezione penale, presieduta dalla dott.ssa Cesaria Carone, con giudici a latere Lorenzo Gadaleta e Francesco Messina, l’ing. Michele Caldarola, difeso dall’avvocato Domenico Conticchio, è stato condannato a 6 anni di reclusione, interdizione perpetua dai pubblici uffici, estinzione del rapporto di lavoro con la pubblica amministrazione , alla restituzione e al risarcimento del danno da liquidare in sede civile e alla condanna delle spese processuali.

Inoltre è stato ordinato, dal presidente Carone, la trasmissione all’ufficio del Pubblico Ministero, Maralfa, della deposizione fatta dalla moglie del Caldarola, l’avvocato Maria Musso, per verificare se ci sono anche in questo caso, gli estremi per un rinvio a giudizio.

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