L’intervento del consigliere Grassi durante il secondo consiglio comunale

La Redazione

La spiegazione del suo atteggiamento durante il primo consiglio

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Riceviamo e pubblichiamo l’intervento del consigliere comunale Michele Grassi del PD che nella scorsa assemblea ha spiegato la sua posizione in queste prime due sessioni convulse all’interno del Partito Democratico, rilanciando il bisogno di un momento di dialogo sereno con le opposizioni e all’interno della stessa maggioranza, rivolgendosi in primis al Presidente del Consiglio Comunale, Sigrisi:

Onorevole Presidente,
Signor Sindaco
Signori Componenti la Giunta
Colleghi Consiglieri
Gentili Uditori,

Avrei voluto iniziare questo mio primo intervento in Consiglio Comunale parlando di problemi concreti del nostro paese, avrei voluto parlare di contenuti e suggerire soluzioni, ma certi comportamenti e certi avvenimenti m’impongono di parlare d’altro, almeno per ora.
Innanzitutto, è mio dovere precisare – affinché sia chiaro a tutti – che la mia assenza -per un certo periodo- dallo scorso Consiglio Comunale, è stata determinata da un profondo senso di responsabilità, non solo politica ma anche umana. E proprio perché mi sono assunto la “responsabilità”, che mi sono allontanato temporaneamente dal Consiglio, per cercare di comprendere le ragioni che hanno portato l’amico collega Consigliere Ceci ad un gesto “forte ed emblematico”, fatto esclusivamente con l’intento di far riflettere tutti sull’opportunità di trovare confronto e dialogo, non solo all’interno del Partito Democratico, ma anche nell’ambito del Centro-Sinistra e forse anche nell’ambito delle opposizioni. Proprio di questo – del dialogo – si ha bisogno nella nostra città, oggi più che mai: di dialogo sereno, di confronto, di convergenze, di condivisioni, tal volta politiche e tal volta istituzionali. Il Consigliere Ceci, a cui mi lega anche un’esperienza politica che viene da lontano, con sofferenze e gioie, sconfitte e grandi vittorie, non ultima quella di pochi mesi fa, del voto amministrativo, a mio avviso, ha soltanto chiesto che il Consiglio Comunale sospendesse i lavori, esclusivamente per riflettere, per capire. C’è il tempo per decidere, ma ci deve anche essere il tempo per comprendere le ragioni della politica. Credo di poter dire, dopo una campagna elettorale dai toni accesi e aspri, che ci sarebbe stato bisogno di una stagione nuova per la nostra coalizione, più aperta, più istituzionale, più politica, che sarebbe potuta nascere soltanto con il dialogo, con il dialogo tra i rappresentanti della democrazia terlizzese, il dialogo tra i partiti di questa città, il dialogo tra le forze dei diversi schieramenti, da realizzarsi nelle sedi informali e sicuramente anche nelle sedi istituzionali, quale è appunto il Consiglio Comunale. Forse, sarebbe stato più opportuno concedersi una “pausa di riflessione” istituzionale.
Un confronto che ci avrebbe portato ad avere – forse- un Presidente ed un Vice Presidente condivisi da tutti i rappresentanti istituzionali eletti dal popolo terlizzese, se pur nel rispetto delle diversità di opinione e nel rispetto delle diversità di elezione.
Probabilmente, se un po’ tutti avessimo avuto più coraggio nel metterci in atteggiamento di ascolto e dialogo di tutte le posizioni, probabilmente oggi staremmo parlando di altro, saremmo più sereni, più tranquilli. Invece, si è voluto un “clima teso”.
Non siamo stati in grado di sfruttare il lungo tempo intercorso tra le elezioni amministrative del mese di Aprile e il primo Consiglio Comunale, avvenuto soltanto nel mese di Giugno; ci saremmo potuti organizzare meglio per evitare questo “strappo” politico ed istituzionale non solo con il Consigliere Ceci, ma anche e soprattutto tra le forse della maggioranza e quelle di opposizione .
Un momento topico in negativo di tale situazione è stata l’elezione del Presidente di questo Consiglio Comunale.
Presidente, io non intendo “sminuirla”, non intendo farne una “questione personale” (me ne guarderei bene!) come lei, invece, ha fatto con me e non solo con me. Io non ho nessuna intenzione di “sostituirmi al partito”, come recentemente ha detto in una intervista alla stampa. Io non sono “formalmente” all’interno del PD, io lo sono nei fatti, col cuore, con il largo consenso, con l’assenso e il dissenso che mi vede eletto nel P.D., sia quale Dirigente che quale Consigliere Comunale. Io l’avrei voluta votare e sarei orgogliosissimo e dispostissimo a votarla anche oggi, se lei me lo consentisse. Se tale elezione fosse frutto di un confronto e di un dialogo, anche e soprattutto, con le forze di opposizione, con le quali io stesso avrei dialogato per caldeggiare fortemente la sua elezione.
Ma Signor Presidente, come lei ben sa, la vittoria della coalizione di centro-sinistra è stata
bellissima ed entusiasmante, ma nella stesso tempo anche soffertissima e di strettissima misura e
forse in queste condizioni non fa certo bene a nessuno arroccarsi sulle proprie posizioni, rifiutando il confronto con l’altra parte o con le altre parti. E questo vale sia per noi rappresentanti del popolo abilitati a governare questa città, che per quelli destinati al controllo.
Presidente, io non mi sento da solo il PD, anzi…. Ma inevitabilmente non posso condividere le ragioni di autosufficienza, di boria, di inadeguatezza, di autoreferenzialità.
Il popolo terlizzese ha voluto promuovere un nuovo partito, ha voluto distinguere le pluralità forti e radicate del Partito Democratico, ha voluto offrire anche una serie di “lipidi e legumi” necessari per un’ottima minestra. Presidente, lei si fa forte in un partito nuovo, ancora debole, ancora troppo virtuale (come scrive Michele Salvati nell’ultimo numero dell’Espresso), ancora troppo caserma, lei Presidente deve ancora cercare di comprendere meglio le ragioni della politica con la “P” maiuscola. Questo tipo di atteggiamento non fa certo bene alla città. Forse la crisi della partitocrazia a Terlizzi, così come non solo a Terlizzi, avrebbe dovuto offrire più partecipazione a quanti ritengono di poter offrire il loro contributo intellettuale e politico. Terlizzi è di tutti ed ogni proposta, da qualunque parte arrivi, ha il diritto di essere valutata ed analizzata, nella consapevolezza che la città ha inteso far continuare un processo avviato in precedenza, se pur chiedendo un’inversione di rotta, una forte discontinuità col passato, in ragione del fatto che non ci sono le medesime condizioni del passato.
Presidente, confido che il dialogo interrotto possa essere riannodato non solo all’interno della maggioranza, ma anche con l’opposizione, al fine d’instaurare rapporti sereni, chiari e istituzionali per la crescita della nostra cittadina.
Mi auguro che il dialogo possa esserci e, sia pure con toni accesi e forti, si realizzi un clima di reciproco rispetto delle posizioni.
E per concludere…
Mi auguro che si possa realizzare istituzionalmente “un patto” per la città; occorre che si VOLTI PAGINA, per avere un “PAESE NORMALE”, fatta di uomini che si rispettano, che costruiscono la democrazia vera, per far sì che si possa andare aventi alla risoluzione delle tante emergenze (vero consigliere De Palma) e che non torni indietro agli anni bui.
Vi invito – cari colleghi tutti – a pensare all’opportunità di fare sintesi, ad avere un atteggiamento di apertura nei confronti delle proposte e delle ragioni di tutti, ad ascoltarle e valutarle criticamente.
A mio avviso la coalizione di Centro-Sinistra per poter rettamente governare questo paese, in gravi difficoltà (me lo lasci dire Sig. Sindaco, sto parlando di una cittadina operosa, tenace, imprenditrice, ma narcotizzata dal “ci pensi mi”, addormentata dalle tante promesse e dalla poca concretezza delle proposte di vero sviluppo economico), deve in primis riflettere su se stessa, fare squadra, fare sistema, cercare un’identità nella diversità e nella pluralità, anche attraverso il dialogo con gli ulteriori partner istituzionali.
Non si può pensare di andare avanti, così come si dice in politichese, a “colpi di maggioranza”, perseguire la “vocazione maggioritaria” non significa certamente essere autosufficienti; la coalizione di centrosinistra, a cui appartengo con la dignità umana e politica che mi contraddistingue, deve capire che essere maggioranza non significa certamente imporre modelli unici di vita, di strategie, di urbanizzazione, di sviluppo economico, di società, di…………..potrei continuare all’infinito. Se così fosse non ci troveremmo in un paese libero già da moltissimi anni, staremmo nella vecchia Unione Sovietica o nel Paraguay. Essere maggioranza significa avere la forza e la consapevolezza di aprire un dialogo nella città e nelle istituzioni, al fine di cercare di risolvere tutti i problemi che ci attanagliano.
In democrazia è possibile confrontarsi anche aspramente su alcune tematiche e trovare significativi punti d’ incontro su altre. Tutti noi dovremmo saperlo!
La ricerca del dialogo deve essere “il nostro metodo di lavoro”; bisogna avviare una nuova stagione di “confronto senza le vecchie pregiudiziali”, nella consapevolezza che l’elettorato ha votato noi consiglieri di Centro-Sinistra per essere maggioranza e altri consiglieri di Centro- Destra per essere minoranza . Questo ha voluto la città e così dobbiamo “eticamente” comportarci. Non siamo al mercato, vorrei dire a quello dei fiori , ma forse sbaglio: lì non riusciremmo ad entrare senza i valori del sacrificio e del sudore e senza essere dei politici con la P maiuscola.
Voglio dire a tutti quanti, maggioranza ed opposizione, che è giunto il momento di dire basta ai monologhi.
Occorre ritrovare l’armonia del coro di voci.
Di tempo ne è passato, è giunta l’ora di rimboccarci le maniche, di lavorare tutt’insieme sinergicamente per un obiettivo comune: LA CITTÀ DI TERLIZZI.
Basta con le dichiarazioni d’intenti e i buoni propositi; è giunto il momento di lasciare il segno, di essere concreti, è giunta l’ora di mettersi tutti a lavoro per fare di Terlizzi un “paese normale”. Ora basta a fare proclami, non è più il tempo di “fare bella figura”, ammiccando e strizzando l’occhio oggi a tizio e domani a caio; è giunto il tempo di fare, di costruire le cose, anche grazie ai finanziamenti che ci stanno piovendo da una situazione favorevole che –forse- non ci capiterà mai più nella storia della nostra città.
E tutto questo è possibile farlo soltanto, e dico soltanto, attraverso il dialogo tra le forze del Consiglio Comunale , facendo sì che cresca una nuova migliore più aperta partitocrazia, disposta a non essere più silente alla leaderschip di turno ma ad avvicinarsi alle realtà cittadine che si trovano in condizioni di disagio.
So benissimo che siamo in quella che i sociologi chiamano “società della comunicazione” del “villaggio globale”, forse vi sembrerò un nostalgico dei bei tempi andati, ma io subisco ancora il fascino della politica fatta per strada, nelle piazze, fra la gente. Dico basta con la democrazia esclusivamente mediatica a carattere populistico (vedi terlizzilive.it), siamo ancora in una piccola città di meno di 30.000 abitanti, che volendo ci potremmo incontrare facilmente.
La nuova sfida politica deve essere quella di riavvicinarsi alla gente, parlare alla gente, offrire proposte per il miglioramento di una società caratterizzata da rapide trasformazioni, che siano concrete e fattibili e non demagogiche, come spesso abbiamo visto nel lontano periodo, ma anche in quello vicino. Per questo, vi lancio una sfida: incontriamo la gente di Terlizzi: parliamo con il mondo della cultura, parliamo con gli imprenditori di questa città, con i floricoltori, con gli abitanti delle zone 167, con quelli del centro storico, con quelli della zona industriale. Prima parliamo, confrontandoci tutti insieme e poi ci affaticheremo a individuare soluzioni condivise di gestione delle problematiche, anche con sedute monotematiche di Consiglio Comunale.
Occorre raccogliere le voci e il contributo di tutti, di tutta la cosiddetta società civile.
Occorre ricreare un filo diretto con la città, un rapporto vero con i terlizzesi, mettendosi in ascolto, lavorando collegialmente, rispettando, e direi di più, valorizzando il dissenso.
Democrazia significa coinvolgimento, potere e interesse di tutti. Abbandoniamo tutti quegli atteggiamenti di chiusura, non possiamo isolarci dai nostri cittadini, non possiamo sprecare la fiducia e il sostegno che ci hanno concesso.
Come dice il Presidente della Regione Puglia, il nostro concittadino Nichi Vendola, “usciamo dagli accampamenti e torniamo in mare aperto”.
Signori, spero di aver messo in evidenza chiaramente il mio pensiero, spero che abbiate colto il mio punto di vista, spero sia passato il messaggio che le mie esternazioni o i miei silenzi non sono dettati dalla volontà di FAR CASINO (così come dice il buon D’Alema), o di ottenere “poltrone” o di dare avvertimenti a chicchessia, ma da un sentimento di profonda lealtà nei confronti del Partito Democratico di cui faccio parte, della coalizione per cui mi sono battuto alacremente non solo in campagna elettorale del primo turno ma anche e in ugual misura nel ballottaggio e lealtà nei confronti dei cittadini che rappresento.
Questo sentimento di lealtà vede –ovviamente- ancora privilegiare il Sindaco eletto qualche mese fa e spero la lealtà dimostrata mi venga riconosciuta e mi venga ricambiata.
Ringrazio quanti di voi mi hanno ascoltato con attenzione e disponibilità e quanti vorranno cogliere le ragioni di questo mio intervento politico.
Grazie a tutti!

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