Il balcone di Romeo & Giulietta in Piazza La Ginestra
Domenica 20 Luglio alle 20 presso la libreria Le Città Invisibili presentazione dei laboratori estivi
Domenica 20 Luglio alle 20 presso la libreria Le Città Invisibili la presentazione dei laboratori estivi sull’Odissea e quelli di tamburello e di chitarra tenuti rispettivamente da Pasquale Lamparelli e Tommaso Cioce.
Protagonisti dei laboratori sempre i bambini fino ai 10 anni, una formula che ha ottenuto ottimi riscontri, ultimo il laboratorio con conseguente fortunata rappresentazione dello spettacolo sulla Divina Commedia a termine del laboratorio tematico dedicato, con una serata di festa scandita dall’esibizione dei Ta’zin, la famosa scena di Romeo e Giulietta al balcone recitata da 3 bambine, un monologo di Stefania Franklin e una performance artistica libera da parte degli artisti Vito Pollio e Valentina de Marco.
Presente anche Antonella Lattanzi, la giovane scrittrice che è intervenuta recentemente sempre presso la libreria per presentare l’ultimo libro “Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità della Puglia”, che nell’occasione leggerà alcuni racconti tratti dagli altri suoi lavori "Col culo scomodo", "Suicidi falliti per motivi ridicoli", e alcune leggende popolari.
Per il gruppo dei Ta’zin un ritorno sulla scena, nel mese di Luglio che li vedrà protagonisti anche della rassegna musicale organizzata dal gruppo 236 di Amnesty International – Molfetta “Suoni Contro”.
Il 23 luglio infatti, lì dove una settimana fa si è esibito il gruppo de “La fame di Camilla” di cui abbiamo parlato, i Ta’zin suoneranno anche a Molfetta, contro la pena di morte.
Sul loro myspace (http://www.myspace.com/tazinetnomusica) si legge “Il gruppo nasce con l’intento di proporre musiche del Sud Italia, attraverso la fusione di strumenti tradizionali meridionali e strumenti del mondo arabo, dell’America Latina e dell’Africa.
Nel progetto “Suoni e PercusSuoni” voci, flauto, basso, chitarre, chitarra battente, bendir, congas, darbouka, cajon, tammorre e tamburelli s’intrecciano in un ensemble in cui rivivono tradizioni sonore di Paesi geograficamente lontani ma musicalmente vicini.
Il nome Ta’zin nasce, quasi per gioco, prendendo spunto dal termine dialettale “Tattazin” col quale vengono indicate, attraverso un’ incisiva onomatopea, le percussioni in genere.
Il gruppo vanta diverse esibizioni nel territorio pugliese e la fusione tra strumenti della tradizione meridionale italiana e strumenti di altri popoli ha consentito in ogni concerto di lasciare un segno incancellabile nel pubblico. Nelle diverse esibizioni, i ta”zin, hanno mostrato i frutti della loro ricerca musicale, esprimendosi al meglio e trasmettendo al folto pubblico la passione che ogni componente nutre nei confronti della musica tradizionale del meridione d’Italia, riproposta sempre con grande energia.”
Protagonista quindi la magia della terra del sud e di una delle scene più romantiche della letteratura, in quel percorso formativo che vede i bambini che hanno la fortuna di lavorare con Marina Santeramo accrescere fin da piccoli il proprio bagaglio culturale; protagonisti le melodie della musica popolare e l’amore mai risolto di Romeo e Giulietta, protagonista “questa terra amara ma che accoglie da sempre le contraddizioni di ogni tempo, dall’amore, anche se corrisposto, mai risolto, ai talenti nascosti e pronti a partire dopo continue incomprensioni”.
Per informazioni: libreria le città Invisibili (Largo la Ginestra 14).
L’invito, come sempre, è ad esserci.
“Oh, il Sud…
è stanco di solitudine, stanco di catene,
è stanco nella sua bocca
delle bestemmie di tutte le razze
che hanno urlato morte con l’eco dei suoi pozzi,
che hanno bevuto il sangue del suo cuore.
Per questo i suoi fanciulli tornano sui monti,
costringono i cavalli sotto coltri di stelle,
mangiano fiori d’acacia lungo le piste
nuovamente rosse, ancora rosse, ancora rosse.
Più nessuno mi porterà nel Sud.
E questa sera…
è ancora nostra, e qui ripeto a te
il mio assurdo contrappunto
di dolcezze e di furori,
un lamento d’amore senza amore.” Quasimodo
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