Sospesi per due mesi i lavori del gruppo Flò
Da verificare e sistemare alcuni aspetti logistici della vendita all’asta dei fiori
Ciò che poco più di due settimane fa era stato presentato alla città come un grande momento di rilancio dell’economia terlizzese nel suo settore più delicato e importante, quello floricolo, apre una parentesi: sospesi per due mesi infatti i lavori del gruppo d’asta fiori Flò.
Due mesi per ripristinare e approfondire gli aspetti logistici legati ad un nuovo modo di concepire la commercializzazione del fiore, quello delle aste, con gli stessi produttori attori principali del processo di vendita che storicamente si è sempre presentato come un “anello debole”, date alcune prime defezioni dagli iniziali protagonisti del gruppo, 23 soci fondatori e 40 produttori, alcuni problemi legati alla vendita dei prodotti e riscontrate anche le sovrapposizioni con i produttori e i commercianti che hanno deciso di restare nel vecchio mercato.
Non è possibile trascendere da un dato di fatto, come dimostrano anche i primi dati sull’andamento delle aste verificabili sul sito ufficiale del gruppo, www.floterlizzi.it, in queste prime due settimane molti compratori si sono aggiudicati alcune aste a prezzi molto più bassi rispetto alle quotazioni consuete del vecchio sistema di vendita.
La scelta di non sovrapporre gli orari di vendita dei fiori si è dimostrata anche una scelta rispettosa delle parti e un rispetto per tutta la categoria, nonché un invito ad accogliere questa nuova sfida cercando di coinvolgere i produttori tutti verso la nuova struttura. Per questo si attendono sviluppi.
Ciò su cui bisogna però continuare a puntare è una cultura della sinergia di certo nuova per questo settore come per i nostri territori, la scelta di potere ma anche in un certo senso “dovere” condividere un progetto mettendo da parte l’esclusivo vantaggio economico del singolo, anche se giusto, per evitare il rischio di essere schiacciati dalle aziende leader del mercato di riferimento magari a scapito della qualità del prodotto, ma soprattutto si corre il rischio di perdere grossi vantaggi per un intero settore produttivo, con le prospettive offerte da quelli che rischiano di essere gli ultimi P.S.R. di cui si potrà usufruire e con quelle offerte da una realtà come il marchio del fiore di Terlizzi, la stessa iniziativa che ha portato al marchio IGP per la ciliegia e l’uva e che punta sulla qualità come penetrazione e garanzia nei mercati.
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