Aggressione a Fitto: rinviata la sentenza

Nico Andriani

Per i fatti risalente al piano di riordino ospedaliero del 2002

0 commenta

Per lo sciopero dei penalisti del foro di Trani, è stata rinviata l’udienza in cui i giudici avrebbero dovuto emettere la sentenza nel processo sui fatti accaduti il 19 agosto del 2002 a Terlizzi, quando, all’ex governatore pugliese Raffaele Fitto, oggi Ministro per i rapporti con le Regioni, fu impedito di entrare nel centro di “Casa Betania” per illustrare le ragioni del ridimensionamento dell’ospedale “Michele Sarcone”, che attende ancora oggi di tornare alla completa funzionalità, nonostante i numerosi interventi di ristrutturazione e la recente inaugurazione del reparto di Medicina Fetale.

Sette imputati, tra cui l’allora ex-leader del movimento no global Francesco Caruso (che per l’occasione era perciò presente al Congresso cittadino di Rifondazione Comunista): Francesco Saverio Caruso, per l’appunto, ritenuto esponente di rilievo della frangia «Disobbedienti» dei «NoGlobal» su cui tracce c’era già la Digos a causa della manifestazione svolta poche ore prima ad Adelfia per il centro sociale autogestito «Coppolarossa» , i terlizzesi Gaetano Malerba e Michele De Palma, attuali consiglieri comunali di Terlizzi di Rifondazione Comunista, Francesco Pollio, Filippo Tangaro, Domenico Zero, insieme  a Giuseppe Valerio, di Bitonto.
Secondo l’accusa avrebbero bloccato l’auto del presidente della giunta regionale impedendo l’accesso nella struttura ecclesiastica con minacce e atti violenti.
Le sette persone avrebbero anche lanciato degli oggetti contro l’auto e qualcuno si sarebbe posto davanti l’Alfa del governatore, impedendogli di fatto di scendere dall’auto.

Resta solo un dubbio, forte quanto una certezza; tante furono le contestazioni e tutte violente (Mesagne su tutte), per un piano di riordino che scontentò sia l’allora opposizione che la stessa maggioranza, un piano di riordino non concertato e imposto dall’alto; tante le contestazioni, tanti gli sputi, tanti i calci, tanti i fischi per il giovane politico rampante che aveva battuto tutti i record di eleggibilità in tutti gli scranni e che procedeva nella sua infallibilità.
Un solo colpevole, un solo capro espiatorio, Terlizzi, e precisamente sette persone "sorteggiate" neanche a caso, con tutta la cittadina tacciata con sprezzo di essere un manipolo di criminali e una massa di ignoranti, mentre si continuava nei mesi successivi a provvedere a togliere le incubatrici con la forza, sempre con la stessa folla a protestare, sempre violentemente, sempre disperatamente, fino alla grande manifestazione del gennaio 2003; forse un’unica colpa, politica, per un contenzioso personale scaricato sulla folla e sulla gente e che continua ancora oggi, quando la politica diventa solo un fatto di bandiere e di voti e non di vita per la gente.
Allora, forse non si giustifica, ma si spiega, la violenza della protesta, soprattutto quando la metà degli imputati ha oltre 60anni, quasi tutti vissuti con la certezza di avere nel proprio paese un ospedale all’avanguardia che verrà completamente chiuso, ridotto ad un poliambulatorio, si chiede perchè e attorno trova un grande colpevole silenzio fino ai giochi fatti.
A dimostrarlo le tante persone delle più disparate fazioni scese tutte insieme in piazza, senza bandiere (e forse non c’era bisogno neanche di quelle presenti) proprio perchè il ricordo dei 30.000 in gennaio in piazza resta vivo, proprio perchè un certo tipo di politica se portato avanti con giudizi pre-concetti non ha bisogno di stare tra la gente ed è meglio torni a chiudersi nelle sue segreterie a specchiarsi e riflettersi nelle proprie bandiere, proprio perchè la lotta delle donne del comitato pro-ospedale non si è esaurita allora e non ha bandiere politiche e si rivolge all’attuale classe cittadina e regionale nata proprio da quegli episodi, a volte anche violentemente, perchè la ferita brucia ancora anche se ci vuole tempo affinchè tutto torni com’era, magari meglio, perchè ci sono ancora i reparti da riaprire, i posti letto da aumentare, il ripristino delle cucine; c’è solo un interesse: l’ospedale, i terlizzesi, Terlizzi.
Di certo con una marcia in più, un dialogo che allora non ci fu, il dialogo che porta risposte, che ci rende cittadini, non ignoranti, soprattutto non sudditi.

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!