Un mare d’amore

Nico Andriani

Continua il successo per la nuova commedia di Lina de Palo, “Le nozze di mia figlia”

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Quello della terza commedia di Lina de Palo, “le nozze di mia figlia”, recitato da attori normodotati e dai disabili dell’AIAS, è parso per molti come un “successo annunciato”; in realtà la spontaneità e l’impegno di tanti ragazzi che, davanti agli occhi degli spettatori, perdono la loro condizione di disabilità per lasciare spazio solo alle emozioni che suscita la loro recitazione, raccogliendo gli applausi per la loro bravura, così come quella dell’intero staff di attori guidati dalla regista, hanno un sapore che va oltre il caso che sembra abbia voluto portare fin ora quest’esperienza genuina sotto i riflettori.
Dopo il tutto esaurito del 3 e 4 maggio presso il salone “G. Albanese” della Parrocchia di Santa Maria della Stella e un’ulteriore inaspettata e riuscitissima replica il 28 maggio, l’8 giugno lo spettacolo ha fatto tappa a Ruvo, presso l’auditorium della Santa Famiglia.
Adesso è in cantiere già un’altra commedia, mentre “Le nozze di mia figlia” si prepara a partecipare alle selezioni per il primo festival nazionale del teatro del disagio, “il giullare – il disagio che mette a disagio”, che si terrà a Trani dal 23 al 31 agosto.
Il laboratorio teatrale ha assunto una valenza fondamentale per l’associazione, presieduta dal professor Mininni, che vede i ragazzi disabili quasi tornare a nuova vita, grazie anche ad uno spettacolo che li vede esprimersi anche per le loro naturali passioni (come non citare ad esempio la bravura della ballerina Francesca Castro).
Un mix tra italiano e vernacolo, misto alla musica e alla danza, in una forma di incontro unico tra spettatori e attori, con la parola al centro della scena, usata con parsimonia, evitando facili volgarità e sottintesi, creando situazioni sobrie ma che affrontano le vicissitudini quotidiane di una famiglia come tante, alle prese con un figlio “bamboccione” e spendaccione, un anziano in casa con i suoi bisogni e problemi, la vita di coppia e gli incontri tra generazioni diverse sotto uno stesso tetto, la solidarietà tra donne e il dramma di una morte difficile da affrontare in famiglia; il tutto trattato con ironia.
La storia è quella di due genitori e del mondo alle prese con i preparativi del matrimonio della loro figlia, che per l’intero spettacolo si pensa sia quello di Loredana (lontana da casa per motivi di studio). Tra una scena e l’altra il pubblico avverte una strana tensione tra la madre e la sorella minore di Loredana, Marta.
Solo alla fine dello spettacolo, dopo l’ennesimo litigio tra madre e figlia, la commedia svela il suo dramma, con la scoperta che Loredana in realtà è morta in un incidente e la madre per reagire al dolore si è chiusa in un mondo parallelo.
Sarà la stessa Loredana ad apparire in sogno alla madre che, con parole dolcissime, la riporta alla realtà.
Infatti il giorno dopo il suo risveglio, quel corredo che con tanto amore aveva preparato per la figlia Loredana lo dona a Marta che con stupore abbraccia sua madre e comprende che finalmente si è liberata da quella lucida follia.
Per l’occasione abbiamo parlato con la regista dello spettacolo, Lina de Palo, conosciuta e apprezzata a Terlizzi per un’opera che spazia dalla poesia all’arte, grazie ai suoi “quadri fioriti” che l’hanno portata sotto i riflettori nazionali e sono una materia d’insegnamento presso l’Università della Terza Età locale, passando per questo impegno teatrale del quale ci ha spiegato i retroscena e cosa si nasconde dietro tale successo; lei ci ha anticipato i prossimi passi della commedia e di un impegno fatto di continue conferme, lei ci ha parlato di questo rapporto speciale con i disabili dell’AIAS.
Come hanno recepito l’impegno e i temi affrontati?
I ragazzi hanno recepito bene le tematiche affrontato e anzi le parti stesse dei singoli attori sono state loro “cucite addosso”, immedesimandosi nella parte e, cosa ancora più bella, impegnandosi costantemente nelle prove, venendo in orario e tristi all’idea, finito lo spettacolo, proprio di non poter più ritrovarsi alle prove; ciò che è successo sul palco non è la stessa emozione vissuta durante le prove, dove si riscontrava una grande solidarietà tra i ragazzi.
Loro adesso vogliono subito mettersi all’opera con un’altra commedia ed anche i medici che li hanno in cura hanno riscontrato un miglioramento, segno che il teatro li stimola.
Anche il pubblico sembra aver colto queste genuinità e ha reagito in maniera entusiasta allo spettacolo.
Posso dire che lo spettatore ha potuto passare 2 ore di puro divertimento e di grande emozione.
La mia è quasi una favola, la favola di una casalinga che ha incontrato dei ragazzi disabili e che per uno strano scherzo del destino è diventata autrice e regista di una commedia, che ogni volta che si alza il sipario si trasforma in un mare d’amore.

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