Nell’Alta Fantasia attraverso la metafora e il sorriso

Lo spettacolo sulla Divina Commedia presentato da 50 bambini dele scuole elementari
Si è concluso ieri, all’interno dell’atrio della scuola Millico, "il laboratorio sui testi classici e sul loro linguaggio", così come definito dalla direttrice del corso, Marina Santeramo, partendo dal racconto e dalla spiegazione del percorso dantesco nella Divina Commedia, per poi mettere in scena i personaggi più caratteristici della commedia .
Il percorso che i cinquanta bambini delle quinte elementari delle maestre Antonella Binetti e Angela Colasanto, hanno scelto di affrontare, parte dall’esperienza vissuta durante il laboratorio scolastico, tenuto dalla stessa Marina Santeramo, dal titolo Nell’alta fantasia, parole utilizzate dallo stesso Dante Alighieri a fine fatica, “per denominare il regno in cui mancò sostanza, in cui la parola non aveva significato, non fantasia ma alta fantasia”.
L’opera scelta è stata la Divina Commedia dantesca, in un viaggio fatto tra le parole dei piccoli attori, la musica di Fabio Bagnato alla chitarra battente e Pasquale Lamparelli al tamburello e la scena, fatta anche questa dai bambini.
Infatti questa rappresentazione si è mostrata corale, non solo perchè ogni bambino era un attore, ma anche perchè la parola stessa, insieme al verso, diventavano elementi scenici, diventavano l’ambiente del viaggio di Dante dall’Inferno al Paradiso.
I bambini diventavano anche il gesto che la parola recitava e diventavano la scenografia, l’ambientazione fatta di rumori e colori.
Le scene, presentate e accompagnate dagli stacchi musicali, si accompagnavano all’emozione e alle risa un po’ imbarazzate dei piccoli attori, a dimostrare però la genuinità dello spettacolo spesso interrotto dagli applausi, ed infatti è lo stesso Dante che, terminato il viaggio, ricorda come “la parola non riesce a spiegare bene l’immagine, ma non importa, perché nell’Alta fantasia il pensiero prende forma e fa sorridere”.
Lo spettacolo, dall’alto livello sperimentale e sempre in divenire, si è venuto così a comporre, tra metafore, immagini e il sogno, degli incontri del poeta fiorentino con Virgilio, sua guida nell’Inferno, la porta maledetta, i pianti e i sospiri, Caronte, Paolo e Francesca, Ciacco, Pluto, gli Iracondi, le Erinni, il Minotauro, i Centauri, gli Ipocriti, e infine Ulisse.
Nel Purgatorio l’incontro con Catone, custode delle vite e i Superbi nel mondo in cui i peccati sono meno gravi e tutto scorre come una lunga e silenziosa attesa, dove il premio sarà il Paradiso.
Nel Paradiso invece Beatrice accoglie Dante per indicargli le giusta direzione in cui guardare e San Bernardo “lo prega perché l’ultima visione sia quella più intensa, tanto forte da sciogliersi, come fa la neve al sole”.
Non si è trattato di un semplice laboratorio teatrale ma di un vero lavoro di sensibilizzazione al testo classico, perché avvicinare i bambini al linguaggio antico, ai contenuti classici e alle metafore dei nostri antenati letterari, ci lega alle nostre radici in un mondo che ormai è avviato all’annullamento di ogni identità, in cui la lingua si deforma a immagine e somiglianza del linguaggio televisivo.
Le città invisibili continuano con successo a proporre un nuovo modo di intendere la cultura, partendo dall’infanzia e trovando terreno fertile tra i bambini sempre capaci a recepire in maniera entusiastica questo modo nuovo di rapportarsi al mondo, partendo dalla lettura, nella ricerca critica e consapevole della nostra identità.
In estate, per chi volesse, sarà possibile partecipare al laboratorio sull’Odissea.
Per informazioni, rivolgersi alle Città invisibili, in largo la Ginestra 14.Terlizzi.
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