“La Convivialità delle differenze”: una questione di ordine pubblico?

La Redazione

Intanto in mattinata mercatino organizzato nel Centro S.luisa e su Corso Vittorio Emanuele

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Mentre si rinnova stamattina l’appuntamento con il mercatino Caritas, organizzato nel centro S.Lucia e con uno stand anche su Corso Vittorio Emanuele, riportiamo una lettera a firma della stessa Caritas Cittadina, gentilmente pervenuta e che pone nuovamente la questione immigrati a Terlizzi, un invito teso a tutta la cittadinanza, istituzioni comprese, per rispondere civilmente ad un’emergenza che ancora di più oggi si scontra con gli sviluppi legislativi delle nuove misure sulla sicurezza e su quelle anti-clandestinità a firma Lega:

Non può la nostra Comunità Civile, Laica, Religiosa, tacere su quanto sta accadendo in Italia e nei nostri territori, circa gli infuocati dibattiti sulle condizioni di ingresso e di vita dei nostri fratelli immigrati: comunitari ed extra-comunitari.
Il raggiungimento di un’autentica giustizia sociale, necessita di un monitoraggio ampio e puntuale circa le criticità emergenti in tutto il territorio nazionale.
Le nostre comunità cittadine, in particolare, caratterizzate da un’intensa presenza di fratelli immigrati, quali lavoratori stagionali, continuano a soffrire l’incapacità dell’accoglienza, che finisce per contribuire ad alimentare già il forte degrado, spesso connaturale a tragedie umane di tale portata.
Su tutto il territorio Nazionale, il mondo Cattolico, e nello specifico Caritas Italiana, attraverso la capillarità che da sempre caratterizza il momento del servizio, non hanno mai perso tempo a parlare di accoglienza buonista, cercando invece, anche a livello locale, la collaborazione con gli Enti pubblici, del privato sociale, e le forze dell’ordine, con l’obiettivo generale di sviluppare forme di collaborazione e concertazione permanente, e far operare tutte le componenti interessate alla soluzione del problema in modo sinergico.
Si pensi all’accoglienza “improvvisata” ma riuscita in favore dei ragazzi del Sudan espressa nell’inverno 2005 grazie alla sinergia con le parrocchie della Città di Terlizzi, o al protocollo di intesa stilato con il C.l.a.d. Per l’accoglienza di immigrati senza fissa dimora, o ancora alla quotidiana assistenza alimentare garantita dalla locale Comunità Francescana di Betania.
Vogliamo qui ed ora, affermare con voce autorevole ma intrisa di autentica umiltà, il primato dell’Uomo e della solidarietà tra le genti, a discapito di ogni forma di pregiudizio.

È appena il caso di evidenziare alcuni criteri indicati da Caritas Italiana, per politiche razionali, sane e giuste, di accoglienza e coesione sociale, che possono insieme contrastare degrado e insicurezza.

1)Leggere i fenomeni. Se non si lavora a partire dai fenomeni effettivi, non si trovano soluzioni adeguate e durature, ma si enfatizza il senso di insicurezza e degrado.
2)Sviluppare forme di concertazione tra istituzioni, servizi, soggetti sociali e reti territoriali. Non si può affidare al solo intervento repressivo la lotta ai fenomeni di degrado. Infatti, identificate le questioni da contrastare, solo un rapporto virtuoso con le realtà territoriali, in termini di confronto, verifica e sollecitazione, potenziamento di quanto già è presente, rende duraturo ed efficace l’intervento.
3)Educare e promuovere Responsabilità diffusa.
Le politiche che hanno la pretesa di incidere sulla qualità della vita, anche a livello locale, o passano anche come contenuti dentro la quotidianità delle agenzie educative del territorio, o rimangono inefficaci.
4)Rafforzare la credibilità e l’efficacia delle Istituzioni.
Chi in questi giorni ha sostenuto la necessità di tenere presenti altre priorità, non ha torto.
Se lo Stato, in un quartiere periferico di una grande città, è una scuola diroccata, servizi introvabili, inesistenti o inaccessibili, o una rara e fugace pattuglia di polizia, quale credibilità hanno eventuali pacchetti sicurezza?
5)Intervenire convintamente in molteplici progettualità di integrazione. Riflettere e confrontarsi sui viaggi della speranza, sulla globalizzazione e sulle strategie di integrazione, è uno straordinario test per capire di quale idea di società, di politica, di città, di comunità sociale e religiosa siamo portatori.

Tutti sappiamo che i processi sociali, religiosi e culturali, sono lenti, hanno bisogno di cura, di accompagnamento costante e di aggiustamenti lungo il percorso.
Chiunque ha il compito di occuparsene, deve imparare i tratti di quella pazienza solidale, giusta e, se necessaria, severa, che accompagna con cura lo sviluppo e la promozione e la crescita di una cultura dell’accoglienza, dell’integrazione e dell’intercultura.
Non serve a nessun l’occasionalità dell’uno o dell’altro tipo.

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