Quei macigni sulla consulta delle associazioni
Lettera alla redazione dopo le dimissioni del prof. Vito de Leo
Le dimissioni del prof. Vito De Leo da Presidente della Consulta delle Associazioni,a mio parere,rappresentano una buona notizia. Finalmente un macigno, il più grande dei tre che prenderò in esame, è stato rimosso da quel percorso di effettiva costituzione della Consulta delle Associazioni, nella nostra città.
Forse,ipocritamente,a parere di una persona di una certa età, questa notizia non meriterebbe alcun commento, visto che nell’apertura dell’ennesimo sermone del Presidente si legge la parola fine.
Gli anni non mi mancano, ma difetto di ipocrisia e avendo trattato per anni,a motivo del mio ruolo associativo, la questione della Consulta, permettermi di parlarvi dei tre macigni, perché il capro espiatorio “Vito De Leo” è una comoda bugia, uno spesso nebbione che impedisce di trovare la strada per l’attuazione dell’ art. 45 dello Statuto Comunale.
Il primo macigno, il più grande: il Presidente.
La Presidenza di tale organismo presuppone una elezione. E’ un dato di fatto che in questi ultimi 5 anni non vi è stata nessuna elezione. Un bel esempio di democrazia partecipata: il Presidente non viene eletto.
Non solo: in tutti questi anni ha profuso a piene mani buoni consigli sulla partecipazione ed altro ancora,utilizzando ogni mezzo di comunicazione, ma ha sempre dimenticato un esempio concreto semplice, semplice di partecipazione: Convocare la Consulta.Ha spesso scritto, prendendo posizioni anche su scelte Amministrative, liberissimo di farlo,tuttavia sempre usando il noi e lasciando intendere un noi in realtà inesistente.
Fiumi di parole, nei quali sono annegati irrimediabilmente i significati e la buona pratica della Partecipazione.
Spero che tutto questo sia stato, per il Presidente, un eccesso d’amore per la propria città, altrimenti non capirei più quel noi sempre e comunque sbandierato.
Il secondo macigno, non in ordine d’importanza: le politiche di partecipazione.
Abbiamo avuto per cinque anni un assessorato ad ok: benissimo. Abbiamo avuto per cinque anni assessori sordi alle lamentele sulla situazione della Consulta e tanto miopi da non riuscire a leggere l’art.45 ( comma 4) dello Statuto Comunale che così recita: “ l’espressione della effettiva partecipazione delle libere associazioni è la Consulta che viene disciplinata da apposito regolamento.” Ma,per chi si sfrega le mani, dai banchi dell’opposizione, dico che questa storia non è mai stata a cuore ad alcuno,maggioranza o opposizione,in quanto a fronte di questa assenza della vecchia Amministrazione sarebbe stato salutare, per la città,promuovere una dura e ferma opposizione. In fondo in fondo aver avuto una Consulta così, un Presidente così,ha rappresentato una seccatura in meno.
Avete purtroppo ragione, voi uomini e poche donne della politica, a pensare che Consulta, partecipazione,siano parole da usare per il contorno, perché per il primo piatto,quello dei voti, servono davvero a nulla.
Ora avremo,spero, per altri cinque anni, un assessorato ad ok. Ancora: benissimo.
Riprenderà il gioco delle tre scimmie o finalmente sarà messa mano a quanto necessario per dare diritto di cittadinanza attiva alla Consulta delle Associazioni?
Il terzo macigno,ancora non in ordine d’importanza: le Associazioni, noi tutti.
Quanto riferisco di seguito è frutto di esperienze fatte con associazioni a vocazione sociale e quindi non con tutto l’universo associativo della città.
I sermoni sui giornali del Presidente li abbiamo prima vissuti con sufficienza poi, vista l’insistenza, con sdegno. Dei motivi ne ho scritto in precedenza. Ma a fronte della richiesta di alcuni, pochi a dire il vero, di uscire allo scoperto, con una presa di posizione ufficiale sulla situazione della Consulta, di spugne ne sono state gettate molte e più di quante mi aspettassi. Per diverso tempo sono circolate lettere mai tornate indietro, firmate.
Perché? In fondo in fondo, neanche le Associazioni credono in questa storia della Consulta, non esiste nulla di concreto e poi,sempre in fondo, in fondo, gli amici consiglieri per assicurarsi i fondi che servono ci sono: ognuno per sè. Questo è un segno di grave stato di anemia della Comunità.
Tre grossi macigni,dunque, il più grande sembra si sia dissolto, ora tocca a noi Associazioni rialzare la testa,riprendere coraggio. Perché nel riprenderci il diritto istituzionale alla parola, possiamo dare voce alla narrazione di quanti faticano a partire dai più piccoli, e non solo.
Rimettiamoci in piedi: autoconvochiamoci!
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