Aldo Moro tra cronaca e storia
Intervista al prof. Vito De Leo, presidente dell’omonimo Centro Studi
Intervista al dott. Vito de Leo in occasione della presentazione del libro "La Memoria è il canto" e del nuovo libro di Paolo Vallarelli "Il mare, una storia, un destino" (entrambi ed.SECOP) nel trentennale della morte dello statista DC Aldo Moro, ucciso il 9 maggio 1978 dalle Brigate rosse dopo 55 giorni di prigionia:
Dove sono? E chi sono i maestri di oggi? Esempi di vita, di professione, di etica? Modelli da seguire e da imitare per costruire percorsi ineccepibili che ci orientino, aprendo ai giovani nuovi orizzonti?
Cercando la risposta con il lumicino, abbiamo rivolto al presidente del Centro Studi Politici “Aldo Moro, prof. Vito De Leo, autore di numerosi articoli sul pensiero e la figura di Aldo Moro, il quesito su dove sono i maestri.
“E’ quel che mi chiedo. Chi mi piacerebbe intervistare se fossi un giornalista più giovane? Purtroppo il livello politico e culturale e anche umano dei protagonisti del nostro tempo mi sembra oggi assai più basso e limitato rispetto al passato anche prossimo. E chi sarebbero oggi gli uomini e le donne delle istituzioni e del mondo culturale in grado di eguagliare nel livello intellettuale e politico quelli che li hanno preceduti in un passato neppure troppo remoto? Non trovo risposta. Per trovarne qualcuno che meriti l’appellativo di “Maestro” – continua – bisogna tornare indietro di oltre trent’anni. Per quanto concerne la mia esperienza diretta non posso che riferirmi ad Aldo Moro, lo statista pugliese rapito il 16 marzo 1978 e ucciso il 9 maggio dello stesso anno dalle Brigate rosse”.
Quali caratteristiche aveva questo grande uomo politico, di cui quest’anno ricorre il trentennale dell’uccisione non del tutto chiarita e, per tanti versi, ancora avvolta nel mistero?
“La serietà, la capacità di rimettere sul telaio la tela se ci si rende conto che il lavoro non è stato accurato. Il coraggio di dire no. La libertà senza aggettivi. La fede nella cultura e nella religione come presupposto del progresso civile e sociale. Il dialogo e il confronto con tutti. La tolleranza paziente. L’attenzione al prossimo. Il senso del rispetto dell’altro, la logica dell’inclusione, del “noi” e non solo dell’”io”, una concezione “mite” della politica. Ogni faziosità fu estranea al suo temperamento, e, più ancora, alla sua idea dell’Italia. Il destino del Paese considerato come sommo bene. Sono questi alcuni dei tanti valori che Moro ci ha trasmessi e che occorre salvaguardare e valorizzare”.
A trent’anni dalla sua tragica scomparsa, il bisogno di continuare ad approfondire il senso della sua testimonianza, il suo pensiero e il suo ruolo decisivo nella storia della nostra esperienza civile e politica è certo più vivo che mai. E’ vero?
“Io c’ero nel 1978 ed ho un’esperienza originale di quei terribili mesi, immediatamente successivi all’ultimo comizio tenuto a Terlizzi l’8 novembre 1977. Avevo 34 anni e facevo parte dell’Amministrazione guidata dal compianto Salvatore De Chirico in qualità di assessore alle finanze. Eravamo quasi alla fine del mandato e ci preparavamo a dare conto alla città dei tanti problemi risolti ed in via di soluzione. Avuta notizia della presenza a Bari del presidente della DC on. Aldo Moro l’allora segretario del Partito, prof. Giuseppe Calò, si premurò d’invitarlo al comizio che si sarebbe tenuto la sera dell’8 novembre 1977 in piazza Cavour. L’onorevole, sempre vicino alla nostra Terlizzi, accettò di buon grado l’invito e, accompagnato da tutto lo stato maggiore della DC provinciale e regionale, tenne nella nostra affollatissima piazza quello che poi si rivelerà il suo ultimo comizio in Puglia. Nessuno avrebbe immaginato che di lì a quattro mesi, il 16 marzo 1978, sarebbe stato rapito e i cinque uomini della sua scorta trucidati senza pietà. Ho il terribile ricordo del rapimento, delle lettere, dei comunicati, di quei terribili 55 giorni che non potrò mai dimenticare mentre a Terlizzi si svolgeva la campagna elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale”.
Ci risulta che il Parlamento, con la legge n. 56 del 4/5/2007, ha individuato nel 9 maggio “Il Giorno della memoria” dedicato alle vittime del terrorismo.
“E’ vero, è una legge che è stata votata anche dal nostro concittadino on. Gero Grassi, di cui abbiamo apprezzato il romanzo “Il ministro e la brigatista”, presentato a Terlizzi il 20 aprile scorso alla presenza del ministro Giuseppe Fioroni. Con questa decisione le Istituzioni colmano un vuoto incomprensibile nei confronti di colui che per il proprio impegno a servizio di una democrazia più vasta e per cancellare le ostilità, figlie del secolo delle ideologie, ha perso la vita. La scelta stessa di Moro come vittima sacrificale del terrorismo fu riconoscimento della sua grandezza, del suo prestigio, della sua politica di ravvicinamento fra i partiti, di riunificazione della Nazione, che consentì l’allargamento delle basi della democrazia, aprendo all’Italia un futuro più sereno e più sicuro”.
Il Centro Studi Politici di cui lei è presidente come intende ricordarne la figura umana e politica?
“Per onorare la memoria di questo statista saggio e lungimirante, di quest’uomo veramente buono, di questo vero politico cristiano, l’associazione si propone di essere un punto di osservazione e di studio di nuove prospettive e nuovi progetti per l’immediato futuro culturale, sociale e politico. Il nostro è un volere guardare avanti, oggi come allora, con forza e con coraggio, oggi come allora in un difficile momento per l’Italia tutta e oggi anche per la nostra città.
Abbiamo partecipato, pochi mesi fa, con l’on. Gero Grassi e tanti giovani amici pugliesi e terlizzesi alla costituzione di un nuovo contenitore culturale intitolato Centro Studi Aldo Moro “Quarta fase”, presieduto dal dr.Pasquale De Palma, che si farà carico di promuovere iniziative, eventi, manifestazioni in ambito storico, sociale e politico, attingendo dal grande serbatoio della storia possibili risposte e probabili spunti di riflessione sugli anni settanta e sullo statista pugliese.
“Il 15 marzo scorso, presso la Biblioteca comunale di Corato abbiamo organizzato un incontro sul tema “Corato ricorda Aldo Moro”. Vi hanno partecipato, con delle relazioni molto apprezzate dal numeroso pubblico, l’on. Gero Grassi, il prof. Gaetano Piepoli dell’Università di Bari ed il sottoscritto”.
Ci è giunta notizia che il brillante e giovane scrittore terlizzese, Paolo Vallarelli, ha scritto un romanzo intitolato “Il mare, una storia, un destino”, che ha come protagonista Aldo Moro. Ce ne vuol parlare?
“Con piacere. Questo volume, pubblicato dalla Casa Editrice Secop Edizioni di Bitonto, diretta dal dr.Peppino Piacente, che contiene, tra l’altro, gli interventi del giornalista del TG2 Daniele Rotondo, dell’on Gero Grassi e del sottoscritto, ci aiuta a conoscere meglio Moro, soprattutto dal punto di vista umano e familiare. L’autore ipotizza ciò che sarebbe successo se Moro il 9 maggio 1978 fosse stato rilasciato dalle Brigate rosse dopo 55 giorni di prigionia, “fantasticando” su come avrebbe continuato la sua opera politica e sociale e quindi su come – di conseguenza – sarebbe cambiata l’Italia.
Questo gioco tra realtà e fantasia, tra storia e immaginazione, attraverso un metaforico intreccio di luci ed ombre, è stato tradotto e riproposto in un evento di grande spessore culturale e mediatico intitolato “La memoria e/è il canto” dalla rete televisiva Tele Norba il giorno 5 maggio all’interno della Basilica Santi Medici di Bitonto.
A cosa si deve tanto interesse da parte di una casa editrice e di un emittente televisiva così importanti?
La Secop edizioni ha inteso realizzare un appuntamento speciale, incentrando il focus sull’uomo Moro, sui suoi valori, le sue passioni, le sue abitudini, così come viene rappresentato nel romanzo di Paolo Vallarelli.. L’incontro con l’autore è stato di quelli casuali. Il giovane scrittore era alla ricerca di un editore vero già da tempo e il direttore editoriale della Secop e nonché fondatore della stessa casa editrice, il dottor Giuseppe Piacente, si è subito innamorato di quelle pagine e di quella forma nuova e originale di parlare e scrivere di Aldo Moro. A raccontare su un palcoscenico fatto di luci ed ombre gli aspetti meno evidenti, meno pubblici di Aldo Moro, espressi con modalità di svolgimento innovative, in grado di catturare l’attenzione del numeroso pubblico, creando un’atmosfera speciale, tale da meritare una vetrina televisiva e di avere un’eco anche sugli altri media, sono stati alcuni ospiti d’eccezione, (tra cui anche il sottoscritto) i cui racconti, ricchi di aneddoti, curiosità e piccoli gesti, accompagnati da immagini, filmati, contributi sonori sono stati sollecitati dal conduttore Daniele Rotondo, il quale ha interloquito anche con un attore, che ha interpretato la parte di Moro, così come viene descritto nel romanzo
Le risposte hanno aiutato non solo a conoscere meglio Moro, ma a capire anche l’attualità del suo pensiero, consentendo di trovare nelle sue parole concetti, principi, valori ma anche azioni e programmi adatti ed idonei all’attuale contesto storico e sociale.
Al termine della conversazione con l’ipotetico Aldo Moro, il conduttore, tornato nella zona illuminata, ha lasciato il pubblico in sospeso con un quesito riguardante la veridicità delle risposte dell’attore: era solo fantasia o vi è un fondamento di verità nelle sue parole?
Ritengo che questa modalità di realizzazione dell’evento sia stata veramente unica e distintiva, in quanto ha permesso di sviluppare più piani di lettura, proponendo un appuntamento di forte appeal per pubblico e media”.
Con quale messaggio vuole concludere questa intervista?
Con le parole dell’editore Peppino Piacente: “Vogliamo provare a chiederci se la storia, che pur non va dimenticata, possa essere cambiata in una nuova dimensione, che se ne infischia delle leggi della fisica, sovverte il disordine delle cose e si riscrive nuova secondo le leggi dell’amore e della pietà. Che la memoria ci restituisca la dolcezza di un ricordo di cui vorremmo riappropriarci, perché è proprio QUELL’UOMO, con la sua presenza fisica, la sua onestà intellettuale e morale, la sua tenerezza umana, che ancor oggi, dopo trent’anni dalla sua morte ci manca.
Nessun commento ancora. Scrivi il primo!








Usura ed estorsioni, tre persone in carcere e una ai domiciliari. Sequestrati beni per oltre 700mila euro