Il Liceo Classico “Sylos” primeggia al “Premio Lugara”

Marina Gabrielli

Per il secondo anno consecutivo il liceo terlizzese si aggiudica il certamen provinciale

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Cicerone, nella sua opera retorica De optimo genere oratorum, ricorda a colui che legge i segreti della buona traduzione, che risiedono non nel tradurre letteralmente, ma nel tradurre “come un oratore” (mestiere fin troppo noto all’Arpinate), attualizzando e adattando al meglio ciò che il greco comunica, “rispettando ogni carattere e ogni efficacia espressiva delle parole”. In questo spirito si è svolta la sesta edizione dell’AGON O ATTIKOS, la gara di traduzione dal greco all’italiano intitolata alla memoria del prof. Domenico Lugarà, promossa e finanziata dal liceo classico “Socrate” di Bari, dallo stesso comune di Bari nell’ambito dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione,nonché dalla Provincia medesima. A raccogliere l’invito sono stati studenti del quarto e del quinto anno di tutti i licei classici della provincia barese, compreso il liceo “Carmine Sylos” di Terlizzi. La prova si è svolta il 16 aprile nella sede del liceo “Socrate”, presieduta da una commissione composta, tra gli altri, dal prof. Aldo Corcella, ordinario di Filologia Classica e Preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università della Basilicata. A sostenere la prova sono stati tre alunni del liceo terlizzese, tra i quali ha prevalso Domenico Mininni, che, con il suo elaborato, correlato di traduzione e breve commento attinente al brano assegnato, uno stralcio da Sull’uccisione di Erode di Antifonte, si è aggiudicato, durante la cerimonia di premiazione svoltasi il 2 maggio, il premio più alto in palio, ossia il secondo posto, non essendo stato assegnato il primo per espressa volontà della commissione. E così il liceo terlizzese, per il secondo anno consecutivo, viene proclamato vincitore di questo concorso, grazie alla sapiente guida del docente di greco e latino Damiano de Virgilio, che ogni anno, con rinnovato successo, consegna a tale iniziativa studenti preparati e consapevoli.
Dunque, in una società in cui si crede che il greco, insieme al latino, sia, con una definizione quant’altre mai brutale, una "lingua morta", si tenta di riproporre l’idioma classico,che sembrerebbe riservato -ahinoi- esclusivamente agli “addetti ai lavori”, non come fruibile in sé, ma tramite le forme mentali e l’esercizio della logica che esso propone. Il greco, la sua traduzione, appaiono strumenti di esercizio mentale, al pari di derivate e logaritmi, e tramite loro possiamo giungere a visioni del mondo e risoluzioni di problemi nuovi, inconsueti, e per questo vincenti.

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