Stasera Pierluigi Balducci in concerto a Terlizzi
Una vita a ritmo di jazz
Mentre è in attesa di pubblicare il nuovo disco, la cui pubblicazione avverrà nel corso del 2008, per la Dodicilune di G. Rampino, Pierluigi Balducci e il suo ensemble si esibiranno stasera alle 19,30 al drum&bar di via Asti, 2/A (ang. Ricasoli), che fin dalla sua recente inaugurazione si sta caratterizzando come un locale che ha posto l’accento sulla “buona musica” condividendo tra i suoi tavoli generi “lontani” dall’ascolto comune, primo fra tutti il jazz, il "dna" di Balducci. Mentre la formazione che inciderà il nuovo disco di Pierluigi Balducci sarà il cossidetto Piccolo Ensemble, trio con L. Biondini e A. Tosques, cui si unirà un quartetto d’archi d’eccellenza, comprendente Leo Gadaleta (già violinista dell’Ensemble allargato), Luisiana Lorusso, Enrico Melozzi e Nico Ciricugno, in serata si esibiranno Leo Gadaleta al violino, Antonio Tosques alla chitarra, Pierluigi Balducci al basso e Giuseppe Berlen alla batteria.
Nato a Bari nel 1971, Pierluigi Balducci muove i primi passi come chitarrista classico, dedicandosi poi al basso elettrico, il suo principale strumento, e più di recente al contrabbasso.
Le sue collaborazioni vedono la presenza, tra gli altri, di R. Ottaviano, E. Reijseger, R. Bonisolo, M. Giammarco, F. Bosso, E. Fioravanti, D. Scannapieco, E. Palermo, M. Signorile, M. Manzi, L. Biondini, L. Berg, Antonio Tosques, così come sua è la colonna sonora di ‘A ma soeur’, film di Catherine Breillat in concorso al festival di Berlino nel 2001.Spaziando dal jazz alla world music, si è esibito in numerosi festival e rassegne, tra cui tra cui Orsara Jazz, Percfest Memorial Naco (Laigueglia), Jazz in Puglia (Lecce), Zelig Jazz Project (Foggia), Siena Jazz, Alpheus Jazz Festival (Roma), Folks Festa (Bolzano), Jazz & Altro (Provincia di Bari), Quartieri (Roma), Ville e Castella (Pesaro) etc.
Le riviste “JazzIt” e "Jazzmagazine" gli hanno dedicato ampie interviste riconoscendolo come uno dei volti nuovi del panorama jazzistico italiano. Hanno inoltre scritto di lui: Cadence (USA), Jazzmagazine (Fra), Musica Jazz (Ita), Il Manifesto (Ita) e gran parte della stampa specializzata.
Come compositore e band-leader, Pierluigi Balducci ha iniziato col privilegiare la naturale tendenza alla contaminazione tra il jazz di estrazione afro-americana con gli stili e le culture musicali più vari, all’insegna di una musicalità senza facili etichette e rigide distinzioni di genere, per approdare a quel personalissimo stile compositivo e di arrangiamento che la critica già gli riconosce ed espresso attraverso le varie alternative dell’ensemble (quintetto con la presenza ulteriore di Reijseger), dove dai mantici della fisarmonica e dal violino soffia una brezza vitale ed energica, fatta di melodie intuite, afferrate al volo e poi suonate d’istinto, con calore, lo small ensemble e lo string ensemble (Ernst Reijseger al violoncello, Leo Gadaleta al violino, Antonio Tosques alla chitarra e Pierluigi Balducci al basso), dove un vorticare di passi di danza muove dal violoncello di Reijseger per accarezzare poi le tante corde di questo gruppo: ne nasce musica d’avventura, sensuale e suadente.
Il quarto cd di Pierluigi Balducci, Leggero, era un cd dal vivo ad opera dello small ensemble con i consueti compagni di viaggio Luciano Biondini alla fisarmonica e Antonio Tosques alla chitarra.
Il cd, sempre per l’etichetta Dodicilune era l’ultimo tassello di un percorso partito da Niebla vedeva da subito la differenza della formazione, passata dal quintetto (con la partecipazione di Ernst Reijseger) ad un trio leggero che presentava l’ultimo progetto di Pierluigi Balducci come un progetto per l’appunto “leggero” di impatto emozionale e legato alle performance live.
Nell’album tornano brani già presenti nei precedenti Il peso delle nuvole e in Niebla ad accentuare come la sua opera di ricerca non lasciava che i brani restino nella forma ‘cristallizzata’ che ogni disco conferisce loro così come due brani non scritti dal compositore, La belle dame sans regrets di Sting e Madame Walker di Antonio Tosques (negli anni ’10 del secolo scorso Madame Walker brevettò un sistema per render lisci i capelli crespi degli afroamericani. E’ un po’ come la frontline dell’Ensemble, violino, fisarmonica e violoncello sono la versione ‘liscia’ di sax e tromba).
Gli ultimi passi partivano invece da Rouge! (Splasc(h) Records), nato come seguito de Il peso delle Nuvole e improntato verso la ricerca della melodia, con una frontline composta alternativamente dal duo violino – fisarmonica (quella della maggior parte dei concerti) o dal duo violino – violoncello
Rouge era un’opera sensuale, seducente, che rendeva bene la carica di passionalità, calore umano, istinto e naturalezza, ‘impellenza’, che le melodie e le performance dell’Ensemble in questo disco portavano con sé (riprese magistralmente dalla copertina realizzata da Alessandra Scandella) attraverso scorribande sudamericane, come i tanghi argentini di Piazzolla, il Brasile di Villa Lobos, il Venezuela di Lauro, mescolando sonorità che presentano un’atmosfera classica da inizi ‘900 nei locali parigini, creato attraverso una formazione senza fiati né pianoforte ma costituita, essenzialmente, di strumenti dai suoni prolungati e dalle reminiscenze romantiche per otto brani all’insegna di movimenti ed emozioni su un tappeto di danze su un caleidoscopico ritmo che fonde culture diverse in un insieme di armonia e folclore come quello delle tradizioni popolari in Tarantamonka che chiude il lavoro ed esprime il legame del bassista con la Puglia, la sua terra natale.
Bushladen invece rappresenta un’invettiva rabbiosa contro due quasidivinità apparentemente contrapposte ma indispensabili e funzionali l’una all’altra, se non proprio estremi di un’unica equazione ed infatti sia nel tema che nei soli avviene una sorta di caleidoscopica metamorfosi tra swing, bop e ritmi mediorientali e levantini; brani che giocano sulla sovrapposizione di più piani timbrici, in cui archi e chitarra giocano un ruolo basilare nel ricamo degli arpeggi che sostengono gli spazi solistici e gli incontri e le improvvisazioni tra le musiche popolari del mondo.
Le intuizioni del bassista, dalla vena romantica passando da quella scherzosa come il brano di apertura, brano scanzonato, ironico, quasi kitsch, come del resto rivela il titolo: Blue Boogaloo à la Russe (scimmiottando nel titolo un grande capolavoro di Dave Brubeck, Blue Rondò à la Turke, sintesi estrema e ardita fusione di ritmi lontanissimi e apparentemente inconciliabili) con accenti provenienti dal tango e dallo swing di Swimple e alle atmosfere decadenti della milonga, attraverso i movimenti dei musicisti che vanno oltre le singole esecuzioni ma interpretano la musica, convogliando emozioni e sentimenti in un ensemble composto da Ernst Reijseger, col suo violoncello-tutto, il batterista Vincenzo Lanzo, chiaramente influenzato dalla tradizione bandistica meridionale, Leo Gadaleta, talentuoso violinista, improvvisatore come pochi violinisti in Italia, a cavallo tra tradizione eurocolta e jazz, il chitarrista Antonio Tosques, Giuseppe Berlen, batterista molto diverso nell’estetica e nel suono da Vincenzo Lanzo, e Luciano Biondini alla fisarmonica con un suono naturale e profondo nella sua semplicità, un “‘ensemble’ che respira la musica assieme”.
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