Non dimentichiamo

Nico Andriani

Il ricordo dei martiri terlizzesi Pappagallo e Gesmundo nel 64° anniversario dell’eccidio delle fosse ardeatine

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In occasione del 64° anniversario dell’eccidio delle fosse ardeatine, il Comune di Terlizzi nella giornata del 24 marzo ricorderà il sacrificio dei suoi due figli illustri don Pietro Pappagallo e il prof. Gioacchino Gesmundo.
Previsto per le 9 del mattino il giro della banda per le vie cittadine, alle 10 presso il Palazzo di Città, la formazione del corteo con l’intervento di Autorità Civili e Militari, Associazioni Combattentistiche e d’Arma e una rappresentanza delle scolaresche della Scuola Media “G.Gesmundo” e della Scuola Elementare “Don P.Pappagallo”.
Alle 10, 15 infine saranno deposte le serti di alloro alle lapidi dei Martiri terlizzesi e al Monumento dei caduti, cui seguirà il discorso del Sindaco.
Si leggono nel libro di Antonio Lisi, “Don Pietro Pappagallo <<un eroe, un santo>>”, dal quale è stata liberamente tratta la fiction tv “don Pietro Pappagallo – La buona battaglia” con Flavio Insinna nei panni del martire terlizzese, i tragici momenti dell’esecuzione dei 335 italiani in conseguenza all’attentato di Via Rasella tra cui i due terlizzesi Pappagallo e Gesmundo:
“Il quinto condannato, un Ignoto, gridò: <<Viva l’Italia>>. Quel grido uscì da quegli antri e fu raccolto da tutti gli italiani. Grazie, ignoto combattente della libertà. Se nessuno riconobbe, se nessuno richiese le tue spoglie, se tu non avevi famiglia non importa: appartieni a tutti noi, sei rimasto nel cuore di milioni di uomini, continui la tua vita nel ricordo degli Italiani, nella gratitudine della Patria.[…] Schultz fece a Kappler una sommaria relazione sulle esecuzioni già avvenute; gli riferì anche che il Professore Gioacchino Gesmundo aveva gridato <<Viva l’Italia! Viva la libertà>>. […] Don Pietro si avvicinava sempre più al posto del supplizio, un passo alla volta, un passo alla volta. Pregava per i caduti, per i carnefici, per i morituri. Arrivò il suo turno: scansò una pozzanghera di sangue rappreso, si fermò un attimo, sollevò gli occhi verso l’alto e raccomandò a Dio l’anima sua con l’ultima preghiera di Cristo morente sulla croce: <<Signore, nelle Tue mani affido lo spirito mio>>. Salì sui cadaveri e si inginocchiò, come gli era ordinato. Il colpo alla nuca lo abbattè. Cadde sul fianco sinistro, come fu trovato. Così chiuse la sua vita terrena Don Pietro Pappagallo, vittima della sua bontà, della sua carità di uomo e di sacerdote, della sua innata generosità.[…] Sul tuo sepolcro non c’è il silenzio: la tua voce sommessa, il tuo sorriso semplice continuano anche di là ad insegnarci che la bontà, anche se procura la morte, dà un senso alla vita.”
La loro città, 64 anni dopo, continua a manifestare la propria gratitudine ai suoi due martiri, per ricordare un sacrificio in nome dei principi di Pace, Libertà e Democrazia, che quest’anno può far riflettere ancora di più cadendo nelle celebrazioni della Passione di Cristo.
“Contro ogni forma di fascismo, di sopraffazione e di umiliazione dell’essere umano”, afferma il Sindaco Di Tria, “Terlizzi deve tener vivo il ricordo di queste illuminate personalità, che continuano con l’esempio del loro martirio ad essere un faro per il difficile e travagliato cammino democratico della nostra Nazione. La città dei due martiri deve ancora ergere alto il vessillo del sacrificio di Pappagallo e Gesmundo, perché continuino ad essere di monito e di esempio ad un’Italia spesso distratta e smemorata, fermi baluardi di una storia patria che non può essere distorta e manipolata. Rafforziamo la memoria di una lotta per l’unità e l’indipendenza dell’Italia, fatta di Antifascismo e della Resistenza umana, politica e culturale di coloro che si immolarono, soffrirono il carcere e il confino.”

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