Una giornata difficile da dimenticare
Per la domenica delle Palme la Puglia e Terlizzi in Piazza S. Pietro.
Una giornata indescrivibile. Una giornata carica di emozioni che forse le parole non potranno mai trasmettere. Una giornata diversa, che ha lasciato il segno. Un ricordo che vivrà per sempre. Un lungo corteo di cardinali, vescovi, religiosi e giovani guidato da Papa Benedetto XVI è sfilato lungo all’emiciclo della suggestiva piazza romana ha dato inizio alla Santa Messa. Una piazza S. Pietro gremita di gente quella di domenica 16 marzo per la solenne celebrazione della Domenica delle Palme. A dominare un silenzio surreale spezzato solo da poche folate di vento. Il volo di qualche colomba ha disegnato un cielo plumbeo ma luminoso. Stretti nell’abbraccio del colonnato del Bernini, centinaia di fedeli provenienti da tutto il mondo. La cornice spettacolare: un giardino di ulivi secolari. Ulivi dalla Puglia, regione avamposto dell’occidente nel mediterraneo orientale. Ulivi che si ergono a simbolo della pace e della fratellanza e che hanno accompagnato il Papa lungo il suo percorso verso l’altare. Al centro, sotto l’obelisco, una ricostruzione dell’orto degli ulivi, e rami fioriti, sul sagrato un prato che, visto dall’alto, riproduceva il mondo. Il momento più toccante, soprattutto per noi terlizzese, l’Offertorio. Hanno infatti avuto l’onore di parteciparvi il Presidente del Comitato Feste Patronali di Terlizzi, Giuseppe Cannarozzo, ed una componete dello stesso Comitato, Anna Di Canio. Inchinati davanti al Santo Papa, prostrati di fronte alla Sua grandezza, hanno fatto tremare i nostri cuori. In rappresentanza dell’intera comunità terlizzese, sotto lo sguardo di 181 Paesi del mondo collegati via satellite, hanno avuto l’opportunità di vivere quest’esperienza religiosa irripetibile ed unica. “Senza parole” si son detti. Ma quegli occhi lucidi, carichi di emozione e commozione, persi nell’immensità della fede e forse ancora increduli, sono bastati a trasmettere la percezione del momento che hanno vissuto. Uno sguardo, un solo sguardo ci ha dato la possibilità di condividere con loro quell’attimo indimenticabile. Alla fine della celebrazione un lungo e caloroso applauso ha accolto le parole di Benedetto XVI, parole rivolte soprattutto ai giovani, parole di pace e di amore, parole che inducono ad una riflessione profonda. Ha infatti messo in guardia da una fede idealizzata e da idoli che "entrano in vari modi" anche "nel mondo della nostra fede". "E’ la nostra fede abbastanza pura ed aperta – ha chiesto Benedetto XVI – così che a partire da essa anche i ‘pagani’, le persone che oggi sono in ricerca e hanno le loro domande, possano intuire la luce dell’unico Dio, associarsi negli atri della fede alla nostra preghiera e con il loro domandare diventare forse adoratori pure loro? La consapevolezza che l’avidità è idolatria – ha aggiunto Papa Ratzinger – raggiunge anche il nostro cuore e la nostra prassi di vita? Non lasciamo forse in vari modi entrare gli idoli anche nel mondo della nostra fede?". Ed è con questi interrogativi che il Papa ha lasciato la folla allontanandosi sulla sua storica jeep bianca tra i fedeli assorti nel suo sguardo dolce ed espressivo.
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