«Sto cercando di capire chi e perché ha ammazzato mio marito»
Intervista all’On. Laganà, vedova di Franco Fortugno, ucciso dalla ‘ndrangheta nel 2005.
Venerdì scorso, presso il Chiostro delle Clarisse si è tenuto il pubblico convegno “Impegno per il Mezzogiorno” – organizzato da PD e Italia dei Valori -, nel corso del quale è intervenuta anche l’On. Maria Grazia Laganà, vedova di Franco Fortugno, assassinato il 16 ottobre 2005 mentre stava votando a Locri per le Elezioni Primarie del centrosinistra.
Un assassinio per il quale si mobilitò l’ormai storico movimento di giovani “ammazzateci tutti”, che ha deciso la scesa in campo della stessa vedova Fortugno.
Maria Grazia Laganà – calabrese di nascita, nell’accento e nei gesti; laurea in Medicina e Chirurgia, già Dirigente Asl, Parlamentare uscente del Partito Democratico, componente della COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA SUL FENOMENO DELLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA MAFIOSA O SIMILARE – ci ha concesso quest’intervista per raccontarci l’emozionante storia di chi è ancora in cerca di scottanti risposte.
La Deputata si siede, si avvolge nel suo foulard, accende una “Marlboro” e dopo il primo tiro sembra quasi rilassarsi; ma i suoi occhi sono vispi, attenti e desiderosi di narrare vissuti e vicende.
Maria Grazia Laganà: chi è costei?
Sono Medico e vedova di Franco Fortugno.
Qual è l’obiettivo della sua azione politica?
Il senso dello Stato che sento profondamente e il cercare una risposta all’omicidio di mio marito, che ha sempre combattuto la malavita e la malasanità.
Cosa la spinge ogni giorno a coltivare con forza il suo impegno?
La molla è stata sicuramente quell’assassinio. Sono consapevole dei rischi che corro quotidianamente, ma voglio dar voce a chi non ha voce.
Com’è fare politica e attivismo antimafia in una Regione con oltre il 60% di consiglieri regionali inquisiti?
Diversi di questi attualmente sono stati assolti. Occorre cambiare la mentalità clientelare, lasciar spazio alla meritocrazia, far capire ai giovani che possono farcela anche da soli.
Lei ha dichiarato:”in Calabria ora stiamo vivendo gli anni ’80 della Sicilia, che oggi sta finalmente vedendo una nuova primavera di pulizia”. Qual è lo stato dell’antimafia in Calabria?
Siamo ancora agli inizi; siamo all’alba. C’è ancora tanto da fare e da bonificare. La vostra Puglia a confronto sembra la Svizzera: siete più fortunati di noi.
Ha anche affermato che.”oggi i mafiosi non hanno più la coppola ma sono i colletti bianchi – liberi professionisti e impiegati nelle istituzioni”. Come si possono combattere questi ceppi malati di apparati privati e statali?
Innanzitutto controllando gli appalti, che sono fonte della malavita, poi con la confisca dei beni mafiosi, in grado di mettere in ginocchio l’organizzazione mafiosa. Infine è giusto che quando un Comune sia commissariato, venga smantellato l’intero apparato burocratico comunale.
E’ possibile riscontrare un putrido legame tra sanità e malavita organizzata?
Si, purtroppo.
Lei ha ricevuto delle minacce di morte ed è anche scampata ad un attentato.
E’ vero; ma niente mi ferma e vado avanti comunque.
Non c’è niente di cui si pente?
No: rifarei esattamente ciò che ho già fatto.
Che rapporto c’è tra Legalità e sviluppo del Mezzogiorno?
Si tratta di un connubio inscindibile; vanno di pari passo: non può esserci sviluppo senza rispetto della legalità.
3 aggettivi per il Mezzogiorno, come vorrebbe che fosse:
Più trasparente, più meritocratico, con una classe politica più professionale: tutto nel segno della legalità. Ognuno deve fare la propria parte e il proprio dovere.
“Senza essere eroi”?
Guai a quella terra che ha bisogno di eroi – Bertold Brecht.
Per tutta la durata della piacevole conversazione i ragazzi della sua scorta guardano l’On. Laganà a vista e lei ricambia gli sguardi: si respira un clima raccolto e affettuoso, quasi familiare. Mentre finiamo l’intervista la ferrea Deputata sistema la sua borsa e i ragazzi della scorta parlottano e preparano l’uscita di scena. Nei loro occhi si legge elettrica tensione e severa attenzione.
Maria Grazia Laganà ci sussurra:”per me non è ancora finita”; spegne la sua sigaretta – tenuta con piglio deciso tra le dita e ci saluta per fuggire via dalla piccola Terlizzi verso chissà quale meta, chissà quali obiettivi e risposte.
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