Terlizzi non dimentica gli orrori della Shoah
Domenica, in occasione del Giorno della Memoria, la piazza principale di Terlizzi sarà completamente al buio: sulla torre scorreranno le immagini della follia criminale nazista.
Sono trascorsi 63 anni da quando le truppe dell’Armata Rossa, giunte nella città polacca di Oświęcim, più nota con il nome tedesco di Auschwitz, liberarono i prigionieri superstiti e destinati a sicura morte da una idea folle e malvagia di superiorità. Quel 27 gennaio 1945, giorno in cui si aprirono alla libertà i cancelli del campo di concentramento polacco, è stato assunto come data per il Giorno della Memoria istituito per non dimenticare il genocidio nazista di ebrei, zingari, perseguitati politici, omosessuali.
Terlizzi, che ha sperimentato direttamente la ferocia nazista da vedere immolati alle Fosse Ardeatine due suoi cittadini, non dimentica la pagina tristissima della storia dell’umanità e ne mantiene vivo il ricordo soprattutto alle nuove generazioni, perché attraverso esso si possa sconfiggere definitivamente il seme della discriminazione e della violenza ma anche quello del silenzio su qualsiasi forma di oppressione.
Domenica 27 gennaio 2008, la piazza principale di Terlizzi perderà momentaneamente la sua consueta veste e il carattere gaio e civettuolo e tornerà ad essere completamente al buio, come lo scorso anno. Sulla facciata della torre normanna saranno in continuità proiettate le testimonianze visive dell’immane tragedia: scorreranno le immagini che abbiamo visto tante volte ma che continuano a suscitare orrore; scorreranno anche le immagini di quanti si sono opposti alle leggi razziali, alla violenza, al sistematico sterminio di indifesi ed innocenti perchè il 27 gennaio, anche questo non va dimenticato, è anche il giorno dei tanti che si sono opposti al genocidio a costo della propria vita.
La giornata del 27 sarà preceduta (sabato 26 con inizio alle ore 9,00) dalla proiezione per gli studenti terlizzesi, nel salone della Biblioteca Comunale, del documentario “La strada di Levi” di Davide Ferrario. Il regista Davide Ferrario e lo scrittore Marco Belpoliti ripercorrono i luoghi di Primo Levi, autore di “Se questo è un uomo”, dopo la liberazione dal campo di concentramento. Un itinerario e un’odissea lunghi seimila chilometri attraverso paesi dell’Europa centrale e orientale: ne risulta un racconto toccante in cui storia e memoria si intrecciano con il presente.
«Abbiamo il dovere della memoria – sottolinea il sindaco Vincenzo di Tria – per dire “mai più shoha” e cercare, tutti insieme, di scongiurare per sempre, attraverso la ricostruzione di quei tragici anni e della follia criminale individuale e collettiva, il ripetersi di tali sciagure. Il 27 gennaio non è data per un esercizio rituale, ma un chiaro ed esplicito invito a capire consapevolmente i nostri tempi che continuano ad offrire violenze, sopraffazioni, genocidi; è anche l’occasione per ribadire che il progresso umano si basa sui concetti di civiltà, dialogo, rispetto».
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