9° edizione del cineforum della Sinistra Giovanile: parola d’ordine maiDifferent

Nico Andriani

Mio fratello è figlio unico primo film in proiezione.

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Comincia giovedì presso la sede cittadina dei Democratici di Sinistra in Corso Vittorio Emanuele 13 la IX edizione del cineforum dal titolo maiDifferent a cura della Sinistra Giovanile locale.

Gli appuntamenti si terranno ogni giovedì sera alle 21.30 e raccolgono come sempre l’invito e si fanno promotori di quel grande confronto cominciato proprio come cornice alla costituzione del Partito Democratico, funzionando da lente d’ingrandimento dei processi di integrazione dal punto di visto politico, sociale e culturale in micro o macro-ambienti come possono essere quelli di una nazione, di una città o di una singola famiglia.

Ed infatti all’interno di una famiglia della Latina anni’60 si muovono i protagonisti Elio Germano, Riccardo Scamarcio, Angela Finocchiaro, Massimo Popolizio e Luca Zingaretti nella pellicola di Daniele Luchetti, Mio fratello è figlio unico, proposizione sul grande schermo del libro “il Fasciocomunista” di Antonio Pennacchi.
Così come il cantore di quella nuova generazione in rivolta che fu Rino Gaetano e che presta alla pellicola il titolo (da segnalare comunque la bellissima colonna sonora di Nada), Accio (un superlativo Germano) e Manrico (Scamarcio) crescono secondo due strade completamente diverse.
Accio è il più giovane di tre fratelli, e la sua vita si svolge fra ideali prima vivi (prima la vocazione poi il fascismo sulle orme del suo mentore Zingaretti e poi “paradossalmente” il comunismo) e poi dimenticati, lottando con il fratello da sempre militante di sinistra, con il quale però condivide gioia e miseria sullo sfondo di un paese che cambia e che si avvia verso la stagione più buia della sua storia.
Luchetti propone un commovente profilo della crescita del protagonista che diventa uomo e affronta continuamente i suoi fantasmi prima che degli altri attori sullo schermo, giocando sugli sguardi, i primi piani, portando il proprio tocco personale al suo cinema, affrontando la politica ma per farla arrivare alle persone stesse, perché sono loro che fanno il mondo e la Storia (le manzoniane “cucine della storia”). E così sui volti della intensa Finocchiaro madre e Germano figlio, sempre quasi all’esterno di ogni realtà in cui si approccia, si legge l’anima di un film profondo e toccante. Mentre racconta la storia dell’Italia del ’68 (che a Latina e tra la gente povera arriva se non come un’eco lontana) fra nero e rosso, due uomini legati dallo stesso sangue si confrontano, e Accio, sempre alla ricerca di una fede, da quella cristiana a quella fascista, per poi quasi perdersi nella sinistra, è la rappresentazione unica di un’incertezza manifesta di un paese allo sbando nei suoi stessi macro-organismi (bellissima riflessione quella delle immagini di Luchetti dove si vede che in fin dei conti sia nelle sezioni fasciste che in quelle comuniste si gioca a biliardino).

Secondo appuntamento con la pellicola premio oscar Crash, diretta da Paul Haggis, già sceneggiatore di Million Dollar Baby e che presenta raccogliendo il testimone di Robert Altman e dei suoi ritratti a più tinte dell’America narcisa così come anche fatto da pellicole quali Magnolia un abile mosaico sull’america post-11settembre e sul suo rapporto con l’immigrazione e tra le varie immigrazioni che concorrono allo sfaccettato meltin’pot che caratterizza la terra della libertà; verso un contatto fisico che come il sottotitolo aiuta a riflettere spesso manca di fronte alle proprie barriere ideologiche mentre invece il destino fa viaggiare tutti i co-protagonisti sulla stessa linea e sugli stessi incroci, e “quando si viaggia alla velocità della vita è inevitabile scontrarsi”, dirigendo un cast stellare su tra cui Matt Dillon Don Cheadle e Sandra Bullock.

Le vite dei numerosi personaggi alle prese con i problemi di tutti i giorni, dovuti all’ignoranza, al razzismo o alla ostentata misantropia che uno dei protagonisti ritiene causa principale del dissesto di una Los Angeles cupa e oscura, spettro di un paese, l’America, il cui sogno pare essere svanito nel nulla.
Crash mostra in maniera evidente il grande paradosso del mondo contemporaneo: abbiamo tantissimi strumenti per comunicare, ma non ne utilizziamo nessuno e, soli, sprofondiamo nell’abisso. Un film a volte brutale, ma allo stesso tempo pudico ed etico, da vedere, pensare e ripensare.

Altri appuntamenti il 22 novembre con La Sconosciuta di Giuseppe Tornatore (vincitore del David di Donatello e concorrente per l’Italia agli Oscar di quest’anno), il 29 novembre con Dogville di Lars Von Trier e la conclusione il 6 dicembre con La terra di Sergio Rubini.
Appuntamenti come confronto e crescita, ispirazione delle future linee guida per ricominciare a costruire anche la vita democratica del paese.

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