Si è chiusa “Imago Mariae” con successo di critica e visitatori
La mostra “Imago Mariae”, realizzata da Adsum Artecontemporanea in collaborazione con il Comitato Festa Madonna del Rosario per raccontare la Vergine Maria e inaugurata in via marconi 9 in Terlizzi il 28 settembre scorso, si è chiusa il 10 Ottobre.
La mostra partiva dalle prime rappresentazioni storiche della Madonna: le icone nella cultura religiosa bizantina. In questa cultura l’’imago Mariae’ – secondo le parole del Direttore Artistico dell’evento Luigi Dello Russo – era una “forma di Teofania, di manifestazione cioè del divino che si fece umano per mezzo di donna: per questo è contemporaneamente Mater Dei e protettrice degli uomini, che si rivolgono alla Divinità per suo tramite. […] E’ per questo che nelle icone la Vergine possiede allo stesso tempo gli attributi della regalità di un’imperatrice della corte bizantina e la dolcezza di un’umile pia donna.”
Successivamente le icone bizantine seguirono una linea evolutiva secondo la quale “[esse] furono caratterizzate da quadretti di scene biografiche che bordavano lateralmente l’immagine centrale: in questi fotogrammi il monaco – pittore rappresentava i momenti salienti della ‘Vita Mariae’.” Dunque, prosegue Dello Russo, “l’imago Mariae è elaborazione teologica della chiesa […] la sua funzione protettrice varia nei tempi e nei luoghi: una proiezione dei bisogni interiori dei più umili e dei più bisognosi”
La rappresentazione della Vergine acquisiva nelle varie opere un carattere di indubbia originalità espressiva, cromatica e visiva. La raffigurazione della Vergine concretizza così la sensibilità degli artisti in modalità piuttosto interessanti e differenti tra loro: nella galleria è infatti possibile scorgere tele bizantine che raffigurano il volto angelico ed immacolato della donna, tele che sembrano fotografare l’imago Mariae con un obiettivo più moderno e stilisticamente oltre che artisticamente più evoluto e maturo. Tra una tela e l’altra, che esaltano ora la dolcezza delle fattezze della donna, ora alcuni momenti salienti della sua vita terrena , come “l’Annunciazione”, la “Crocifissione” o la “Resurrezione”, sono inoltre esposte opere di tutt’altro genere: ci sono infatti collages irriverenti che in un crogiuolo di colori, lettere e scritte, creano giochi di parole evocanti la figura della Madonna, in pieno stile Pop Art, la corrente artistica di cui Andy Warhol è uno dei maggiori esponenti. La Madonna quindi fotografata nell’evoluzione storica delle sue rappresentazioni passa anche sotto il severo e critico filtro dell’arte moderna che “pur fondamentalmente laica, non esclude tematiche religiose e figure sacre. [Ecco allora che] in un mondo desacralizzato dall’economicismo e dall’edonismo la figura di Maria riconquista un ruolo primario e fondamentale: quello di madre di Cristo e ausiliatrice degli uomini, a favore dei quali intercede per una inversione di tendenza etica al fine che si realizzi qui, in terra, la vera autentica Umanità”.
Proprio di fronte a questi bizzarri collages di immagini sono state esposte due sculture di vario formato esaltanti la maternità della Vergine, scolpita con foggia armonica nella materia informe; una figura materna che abbraccia il proprio piccolo in una posa che trasmette calore e affetto che si fondono nell’inconfondibile ed indiscusso istinto protettivo materno.
La Vergine viene così descritta sotto punti di vista innovativi ed originali; il culto della Madonna acquista perciò un sapore nuovo e particolare.
Un’anziana donna con un cero vicino al viso, immersa nella tenebra che avvolge la processione in onore alla Vergine; il viso bidimensionale della Madonna che emerge dallo sfondo dorato in pieno stile bizantino; la Mamma che avvolge il proprio figlio tra le braccia.
Tutto questo è stata la mostra Imago Mariae.
Discreto successo di visitatori della mostra e molta soddisfazione è stata espressa da Maria Bonaduce per la realizzazione dell’evento.
Adsum artecontemporanea intanto ha già organizzato il prossimo evento artistico culturale. Una mostra personale a cura di Leo Morelli “il tempio degli dei”.
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