Un progetto per il Consiglio Comunale dei ragazzi

Vito De Leo

Progetto di educazione alla legalità e alla democrazia: il Consiglio Comunale dei ragazzi – Partecipare per crescere insieme – Sinergie possibili fra scuole “in rete” integrate con altre agenzie forma

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Il discorso sulla prevenzione del disagio, sembra ormai precisarsi in alcune direzioni fondamentali: da un lato, esso indica come oggetto d’interesse privilegiato la fascia della prima adolescenza; dall’altro, è maturata la convinzione che il nodo fondamentale dell’intervento preventivo è costituito dalle dinamiche relazionali/comunicative, cioè da una corretta impostazione o re-impostazione dei rapporti interpersonali e di crescita della propria identità in mezzo ad altri. Infine, questi due aspetti vengono spesso inseriti nel contesto di un discorso di territorio, che permetta di superare l’isolamento in cui le famiglie vivono i loro problemi, e favorisce la maturazione di un senso di responsabilità collettivo, sia da parte della comunità locale, sia da parte degli enti che ne gestiscono la vita amministrativa, politica, culturale.

L’origine dell’intervento
Il nostro progetto di educazione alla legalità e alla democrazia – Il Consiglio Comunale dei Ragazzi – s’inserisce nella complessità degli interventi e degli approcci proposti e promossi dalla scuola, dall’extrascuola, dall’Ente locale e dalle strutture sociali presenti nel territorio comunale e dispiega i suoi effetti sul versante della prevenzione secondaria ed è diretto a preadolescenti e adolescenti.
E’ noto che la società o la comunità entro la quale l’adolescente vive ed opera aggrava lo stato di disagio complessivo con l’affermazione di sistemi di valori o di codici che sono completamente opposti a quelli desiderati. In questa difficile convivenza, l’adolescente si trova impossibilitato ad affermare la propria identità e non riesce a conseguire gli obiettivi che si era prefissato, predisponendosi così, molto spesso, a comportamenti di marginalità e di devianza.
Poiché è certo che alla base del fenomeno della devianza esiste uno stato di disagio – inteso come mancato adattamento alle regole istituzionali precostituite – a tutta la Comunità spetta di elaborare un progetto educativo che tenga insieme tutte le agenzie che forniscono educazione, senza alcun reciproco tentativo di delega delle funzioni sia di formazione che di orientamento e custodia.
L’obiettivo dichiarato è quello di avviare processi di collaborazione che, partendo da presupposti comuni, tendano a realizzare obiettivi altrettanto comuni, ossia offrire ai ragazzi un’occasione che, contemporaneamente, realizzi varie esigenze: dalla crescita della personalità ad un nuovo modo di essere socialmente inserito nel territorio; dall’apprendimento di una competenza al raggiungimento di un’identità; dallo stimolo ad un lavoro di utilità sociale e coinvolgente il territorio allo sviluppo di una capacità critica/autocritica e di progettazione; dall’acquisire un ruolo specifico, responsabile e personale alla capacità di realizzare un prodotto socialmente utile.
Che il nostro sia un paese a rischio, è ormai tristemente noto, visto che da molto tempo se ne stanno occupando le forze dell’ordine, il Tribunale dei Minori, Servizi sociali, istituzioni scolastiche e religiose, varie associazioni di volontariato e i mass – media nazionali e regionali e locali.
La percentuale maggiore di abbandoni scolastici si registra in prima e seconda media, con un maggior numero di maschi rispetto alle femmine e, tutti, indistintamente, con un’estrazione familiare deprivata in ogni direzione. La scuola, da questo punto di vista, risulta la maggiore indiziata, nonostante la ricerca ed i tentativi – ancora minoritari – di percorsi alternativi che sostituiscano l’egemonia dei programmi nozionistici e verbalistici.
La scuola non può essere semplicemente un luogo di trasmissione, ma deve diventare luogo di produzione del sapere. Ciò che i ragazzi chiedono è una scuola più operativa, meno pressante e più interessante, meno cattedratica, in cui s’insegni e si apprenda a coniugare istruzione ed educazione, fare e saper fare, apprendere ed intraprendere.
Occorre, pertanto, stabilire tra le agenzie educative, la scuola, l’extrascuola e l’ente locale circuiti di comunicazione e, perciò, di conoscenza reciproca per individuare funzioni, ruoli, ambiti d’intervento, e, quindi, confrontare linguaggi, metodologie ed obiettivi.
I ragazzi hanno il diritto di riflettere e di partecipare alla messa a punto dei programmi educativi ed a ricevere gli strumenti necessari che permettano loro di scoprire una volontà educativa nella struttura e nella gestione della propria città, nei valori da essa sostenuti, nella qualità della vita offerta, nell’interesse dimostrato nei loro confronti e nel suo modo di ascoltarli.

Il contesto
Nella nostra città il problema della devianza, della microcriminalità, della tossicodipendenza, dell’emarginazione, dell’abbandono scolastico hanno raggiunto livelli molto pericolosi. Negli ultimi 7 – 8 anni i fenomeni criminosi si sono susseguiti con cadenze sempre più ravvicinate. Ne citiamo soltanto alcuni: furti giornalieri di auto con relativa richiesta di riscatto, aggressioni a cittadini inermi e furti nei poderi dei raccolti, furti negli appartamenti e ai danni di vecchi e pensionati, incendi di auto e negozi, rapine alle banche e agli uffici postali, taglieggiamenti ai danni di commercianti, soggetti anche a fenomeni di usura. I casi di minori denunciati all’autorità giudiziaria diventano sempre più numerosi e frequenti; abbandoni ed evasioni dall’obbligo scolastico aumentano di anno in anno.
Sono questi i motivi che inducono a ritenere che non sia ulteriormente rinviabile il solidale impegno di produrre uno sforzo congiunto in direzione della famiglia, della scuola, della società.
Di qui, la necessità improrogabile di ritrovarsi insieme, scuola, famiglia, extrascuola ed ente locale per:
1. tentare un recupero della capacità di essere coerenti con le vocazioni ed i compiti istituzionali di ognuno;
2. trarne indicazioni utili in relazione al proprio lavoro e ad alcune direttive comuni;
3. realizzare una prevenzione intesa come capacità di adoperarsi con tempestività, mobilitando tutte le risorse personali, professionali e sociali al fine di predisporre quanto è utile a favorire esperienze rispondenti alle più profonde esigenze della persona.
Considerata, pertanto, la necessità per il Comune di realizzare un’efficace politica di prevenzione contro la dispersione scolastica, l’illegalità, la devianza e il disagio sociale, spetta a tutta la comunità realizzare un progetto di prevenzione che tenga insieme tutte le agenzie educative: scuola, famiglia, volontariato sociale, Ente locale.
La scuola, in particolare, va rilanciata come centro di promozione culturale e sociale nel territorio, determinante per assicurare la convivenza civile e il tessuto democratico. Favorire sul piano culturale la consapevolezza dei diritti della persona ed assicurarne sul piano pedagogico la piena promozione a partire dall’ambiente costituiscono per la scuola compiti non marginali né facoltativi. La finalizzazione alla persona degli insegnamenti scolastici ci consente di superare il carattere aggiuntivo e periferico di tante “educazioni”(alla salute, alla pace, alla legalità, alla interculturalità), riconducendole pienamente entro il curricolo; poiché il lavoro minorile è l’altra faccia dell’abbandono scolastico, l’obiettivo è che nessun ragazzo si perda, ma che si investa sulle potenzialità di ciascuno, che cresca la stima nei confronti della scuola e se ne percepisca il valore sociale e civile.
In questa prospettiva, si colloca il progetto intitolato “PARTECIPARE PER CRESCERE INSIEME” – Il CONSIGLIO COMUNALE DEI RAGAZZI, redatto dal sottoscritto, nella mia qualità di psicopedagogista, nell’ambito della programmazione culturale del Centro Studi Politici “A. Moro”.
Si tratta, in sostanza, di un progetto di educazione alla partecipazione e alla democrazia, quasi un percorso di educazione civica “pratica” che, partendo dalle attese giovanili, nonché dall’analisi delle risorse offerte dall’ambiente scuola, chiami i ragazzi ad un’esperienza iniziale di democrazia, che porti alla elezione nella scuola (o in una rete di scuole) di un Consiglio comunale dei ragazzi di un sindaco – ragazzo, affiancato da assessori – ragazzi, che si occupino dei vari settori della vita scolastica e del territorio, entrando anche in diretto collegamento con gli organi collegiali della scuola e con gli organi di governo del territorio (Sindaco, Giunta e Consiglio comunale, Uffici e Servizi vari).

Tipologia del progetto
E’ un intervento da realizzare utilizzando le strutture scolastiche, nei giorni e nelle ore non dedicate alle attività istituzionali, previo accordo con i competenti organi scolastici ed in base agli indirizzi del Ministero della Pubblica Istruzione. L’intervento privilegia la crescita dell’autonomia e di autoorganizzazione dei minori, evitando, peraltro, che la partecipazione sia imposta o che l’attività svolta sia valutata ai fini del rendimento scolastico. Il progetto mira, essenzialmente, a sviluppare attitudini emergenti della personalità del minore e a suscitare nel minore interessi permanenti.
Atteso che l’attenzione della nostra associazione verso le problematiche scolastiche, culturali, pedagogiche, sociali e politiche non è solo di oggi, come testimoniano i vari progetti proposti agli Enti locali, al Distretto scolastico e alle istituzioni scolastiche per combattere la dispersione, favorire l’orientamento scolastico e professionale, prevenire le tossicodipendenze (legge n. 162 del 1990) e il coinvolgimento in attività criminose (legge n. 216 del 1991, favorire la promozione dei diritti e delle opportunità per l’infanzia e l’adolescenza (legge n. 285 del 1977);
• considerata la necessità, per il Comune di Terlizzi, di realizzare un’efficace politica di prevenzione contro la dispersione scolastica, l’illegalità, la devianza e il disagio sociale;
• accertato che alla base del fenomeno deviante esiste uno stato di disagio (inteso come mancato adattamento alle regole istituzionali e democratiche), spetta a tutta la comunità elaborare un progetto educativo che tenga insieme tutte le agenzie educative, anche alla luce delle indicazioni della legge 285/1977 e dei Piani di Zona Sociali recentemente approvati;
• ribadito che occorre stabilire circuiti di comunicazione interistituzionale tra Volontariato, Scuola, Famiglia e Comune per favorire la promozione dei diritti, la qualità della vita, lo sviluppo, la realizzazione individuale e la socializzazione dei ragazzi di Corato, privilegiando l’ambiente più confacente, ovvero la famiglia, la scuola, il quartiere e la città;
• preso atto dell’art. 9 dello Statuto comunale “Il Comune, allo scopo di favorire la partecipazione dei ragazzi alla vita collettiva, può promuovere l’elezione del Consiglio Comunale dei ragazzi”;
il Centro Studi Politici “A. Moro”, per il tramite del sottoscritto, assicura la massima disponibilità per ulteriori chiarimenti ed ogni tipo di collaborazione, riservandosi di illustrare il progetto nelle sedi competenti.

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