Nel mirino della Flai Cgil la Cat (Cooperativa agricola terlizzese)

Rosanna Buzzerio

I rappresentati sindacali ritornano sui motivi cardine della sentenza: inapplicazione contrattuale e dignità delle persone.

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Continua senza sosta la battaglia portata avanti dalla Flai Cgil nei confronti della holding Ciccolella. La loro lotta, hanno detto i rappresentati sindacali della Cgil non è solo nei confronti di questa azienda, ma è un primo passo perché si «rompano le catene dello sfruttamento del lavoro agricolo in Puglia. È una battaglia di civiltà, per porre fine ai sopprusi».

I rappresentati sindacali ritornano sui motivi cardine della sentenza: inapplicazione contrattuale e dignità delle persone.

Per quanto riguarda la non applicazione del contratto collettivo dei lavoratori fanno rilevare che dalle buste paga dei lavoratori risultano meno ore rispetto a quelle realmente lavorate. Ore che diventano giornate e dopo le 180, scatta l’assunzione a tempo indeterminato, «ma dichiarando di meno e i lavoratori vengono assunti sempre con contratto a tempo determinato».

Inoltre, i rappresentanti della Cgil hanno fatto rilevare nel corso dell’incontro che l’Azienda ha affidato ad una cooperativa, la Cat (Cooperativa agricola terlizzese), l’appalto per il lavoro nei propri impianti effettuato da lavoratori a tempo determinato. Questi rappresentano la stragrande maggioranza del personale impiegato per Ciccolella. Alle dipendenze dirette dell’azienda sono rimasti soltanto i lavoratori iscritti alla Cgil.

È proprio questo l’aspetto più oscuro delle relazioni industriali tenute dall’impresa. La Cooperativa è stata costituita il 24 aprile scorso e dal 1° luglio ha ricevuto l’appalto da Ciccolella. Un appalto che la legge definisce con il termine "non genuino", in quanto la cooperativa non avrebbe i giusti requisiti per beneficiarne.

Secondo la legge, l’appaltante deve essere un’impresa preesistente (e la Cat esisteva solo da poco più di due mesi), deve avere più committenti (ma Ciccolella è stata e rimane l’unica azienda con cui sta lavorando la Cat) ed un’attività consolidata (anche questo un requisito insussistente). Su questo versante il sindacato ha sollevato l’ipotesi che ci sia una somministrazione illecita di manodopera. Un’ipotesi che ha portato i responsabili regionali della Flai Cgil a denucniare il fatto all’Assessore regionale al Lavoro, all’Ispettorato e anche al Governo attraverso il sottosegretario al Lavoro.

L’altro tema su cui hanno puntato il dito i rappresentanti sindacali è la dignità delle persone. Infatti, sembra che i lavoratori iscritti alla Cgil ricevano forti pressioni individuali. A questo proposito il responsabile Flai Cgil, Giuseppe De Leonardis, ci ha detto: «I lavoratori stanno avendo minacce, alcuni non sono stati ancora pagati, quindi ci sono delle ritorsioni anche da questo punto di vista. Inoltre, stanno applicando sanzioni disciplinari, lettere, ammonizioni, siamo in clima di repressione».

Sembra che ci siano state delle querele da parte dell’azienda?
Noi come sindacato non abbiamo fatto querele. Come Cgil, abbiamo fatto una verifica presso i nostri consulenti legali se ci fossero gli estremi per una querela, il titolare dell’azienda si è guardato bene dal dire direttamente che siamo stati noi i mandanti delle minacce ricevute dai familiari. Noi abbiamo fatto solo azioni legali sul versante dei diritti.

Sino a questo momento come sta procedendo la vertenza?
Per l’art. 28, che riguarda i comportamenti antisindacali, chiederemo al giudice la reintegra dei lavoratori licenziati perché appartenenti alla Cgil e i danni all’azienda.

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