Estate Terlizzese e Festa Maggiore. Al di là delle polemiche, alcune proposte
Intervento del presidente della Consulta delle Associazioni.
In tutte le città del circondario, durante l’estate, è un proliferare di concerti e di eventi. Non solo: luminarie artistiche, fuochi d’artificio, melodie bandistiche, bancarelle, luna park, profumo di carne alla brace. Anche a Terlizzi l’”eventismo” ha fatto la sua parte, anche se in modo molto più modesto e più limitato. Protagonista assoluto, resta da sempre il maestoso Carro trionfale, che fa bella mostra di sé nel programma di appuntamenti religiosi, di spettacoli musicali e di iniziative artistiche e culturali organizzate dal Comitato presieduto da Nino Greco con il patrocinio del Comune.
Nel bagliore accecante dell’estate si risvegliano usi e tradizioni legati al folklore e al più profondo spirito religioso contadino. A Terlizzi, città del sole, dei fiori, dei colori, dell’olio, dei sapori genuini, ogni anno il perpetuarsi di antichi riti e devozioni, si trasforma in momenti di comunione cittadina e condivisione di emozioni profonde. Col tempo questa tradizione si è trasformata in un business, in una corsa affannosa per l’ostentazione di ricchezze e magnificenze. Spettacoli, serate (Albano Carrisi, Uccio De Santis, Umberto Sardella), giostre e mercatini…
Intanto, però, il sorriso della Madonna di Rovereto si è trasformato in un’amara espressione di delusione. I suoi figli hanno dimenticato il significato profondo della festa, mutando amore e devozione in egoismo e superficialità. Le vittime maggiori di questo processo perverso sono soprattutto i giovani, schiacciati tra tradizione e innovazione. Ben vengano gli spettacoli, ma solo nel caso in cui non soppiantino del tutto lo spirito religioso. I giovani sono un bagaglio inesauribile di valori e propositi positivi, ma bisogna salvaguardare il loro spirito dall’avido mercato che si sostituisce a santi e madonne.
L’”Estate terlizzese e la “Festa Maggiore” di una città come Terlizzi si confronta necessariamente con le aspettative anche con gli abitanti delle città limitrofe, che si avvicinano con un animo votato ad esprimere enorme interesse per ciò che di religioso celebra la nostra festa patronale e uno spirito abbastanza folklorico.
Ma, e questo è il vero punto della questione, perché si realizzano questi eventi?
Diciamo subito che sono due le motivazioni per cui nascono e si moltiplicano gli spettacoli, canori, musicali, teatrali, ecc. Il primo: offrire una proposta culturale alla città, al territorio. Il secondo: diventare un’occasione per far giungere nella città e nel territorio, altre persone, per sviluppare, cioè, quello che si chiama, ormai, turismo culturale.
Quello che c’interessa, per il momento, non è tanto la spesa (è ovvio che in tempi di magra bisogna tenere d’occhio anche e soprattutto altre priorità), dato che la cultura è un elemento centrale per il progresso di una comunità, ma il cosiddetto “ritorno”. E, posti i motivi per cui i festival, i concerti e gli spettacoli vari si organizzano, il ritorno deve ugualmente riguardare i due livelli indicati.
Livello culturale: se ognuno degli eventi programmati è un’occasione culturale, tale occasione deve essere il più estesa possibile. Gli spettacoli, cioè, devono giungere al cuore della città, del territorio e non alla superficie. Se l’obiettivo è quello di diffondere cultura, il successo di una manifestazione si misura, e non può essere altrimenti, con la partecipazione dei cittadini agli spettacoli. L’Amministrazione comunale e gli organizzatori tale riscontro devono farlo con chiarezza. Naturalmente, la partecipazione deve essere saldamente collegata alla qualità, alla novità, alla originalità delle proposte.
Livello turistico: se la manifestazione è un’occasione turistica, tale occasione deve essere ugualmente il più estesa possibile. Ci deve essere un chiaro riscontro, deve emergere chiaramente che spettacoli, mostre, eventi, hanno fatto giungere nella città e nel territorio i turisti (culturali). Non bastano più le recensioni sui giornali o i passaggi in tv. Un concerto, un festival, uno spettacolo teatrale, una mostra, un evento di qualsiasi natura sono tali se o portano cultura ai cittadini (tanti) di un luogo o portano turisti (tanti) in un luogo. Molto opportuna, da questo punto di vista, la realizzazione del sito web all’indirizzo www.festamaggiore.it, orientato a far conoscere l’evento più rappresentativo della storia e della cultura e della religiosità del popolo terlizzese.
È su questo che gli amministratori comunali e gli organizzatori dei tanti spettacoli hanno sicuramente riflettuto quando hanno messo in cantiere gli eventi che hanno caratterizzato l’”Estate terlizzese” e la “Festa patronale”.
Un calendario, che si dichiara per quello che è: un’agenda d’intrattenimento più o meno “intelligente”. Un affastellamento di progetti poco omogenei senza un’architettura coerente di spazi e date: è come se una teoria di piccole rassegne facesse corona a un “cuore” che non c’è.
Peccato che si tratti solo di buone intenzioni, di idee efficaci sul piano della comunicazione e della promozione, ma poco di più. Perché non c’è ombra di una progettualità che tenga insieme i vari pezzi del mosaico. Anzi, a dirla tutta, sembra proprio che gli amministratori abbiano fatto la spesa, limitandosi ad “acquistare “ o sostenere quei singoli eventi di richiamo (come i concerti delle star di turno) o quelle singole rassegne giudicate più o meno interessanti.
Il punto è che – tanto più in tempi di vacche magre e di tagli alla cultura come questi – non è facendo una buona spesa al mercato dei promoter, delle agenzie e delle associazioni che si può costruire un “Estate” capace di fare la differenza e lasciare un segno. Il problema vero non è nella quantità di risorse da investire, o nel governo di queste risorse che sembra seguire trasversalmente le stesse logiche chiunque amministri. Il problema è nell’idea della cultura, dello spettacolo, e ancor più, dell’intrattenimento estivo che hanno gli amministratori comunali e il Comitato Feste Patronali.
La più grossa pecca di ogni attività in campo culturale (e sociale) è proprio questa: non c’è ordine, una strategia, un “piano regolatore della cultura”, cioè un filo conduttore che colleghi i vari eventi da proporre nel cartellone culturale, che, ovviamente, non può essere stagionalizzato, ma deve riguardare tutto l’anno.
Si dovrebbe, a mio avviso, far scendere in piazza i cittadini anche senza il cantante di turno e cercare di attrarre gli interessi del pubblico locale ed esterno anche su manifestazioni di alto profilo. Molte associazioni locali, del volontariato e del tempo libero bene hanno fatto a proporre spettacoli teatrali, musicali e artistici con il chiaro intento di recuperare il folklore locale, le tradizioni, l’entità culturale locale, scoprendone le radici, con l’obiettivo di tramandarle ai posteri ed, in questo senso, sono una fonte inesauribile di ricchezza per la nostra comunità.
Tutto, però, è affidato al volontarismo dei singoli organismi e al patrocinio comunale. È mancato però un dibattito, una discussione, un confronto a monte sul valore del Teatro, della Musica, della Danza, dell’Arte come espressioni di cultura e non semplici momenti di spettacolo o di divertimento. Unica eccezione, va dato atto, l’aver previsto la presentazione di due bravi autori locali, Paolo Vallarelli, autore de “Il quarto timoniere” e di Giuseppe Grassi, autore di “Fest in piazza”, che hanno saputo esprimere in modo mirabile la fede e la devozione del popolo terlizzese legato alla propria terra e alle proprie tradizioni. Da sempre queste espressioni dell’intelligenza umana hanno creato, formato, rivendicato, la cultura dei popoli, e il loro valore estetico ed etico. Solo più tardi hanno assunto un utilizzo di puro divertimento, speculare al guadagno economico, strumento per i governanti per allietare le proprie genti e creare consensi.
Chi gestisce la cosa pubblica nelle scelte di politica culturale non dovrebbe mai ignorare tale differenza. Non si può continuare all’insegna del “teniamo tutti contenti e divertiamoci”, perché questo poi porta a negare l’identità e la crescita culturale e sociale di un popolo.
Ben vengano, quindi, i consigli e i suggerimenti tecnici di un “direttore artistico”, degli organismi associativi e parrocchiali coordinati in rete dalla Consulta delle Associazioni e dalla Commissione consiliare preposta, che si assumano, ciascuno per quanto di competenza, così come si fa per altri importanti provvedimenti amministrativi per favorire la realizzazione di una programmazione annuale organica e coerente, che nasca veramente dal basso e sia fedele interprete delle istanze che provengono dai cittadini e dal mondo associativo.
Quali sono gli obiettivi da perseguire? I seguenti. 1) Salvare e sostenere i progetti validi e consolidati, ma incanalarli verso una maggiore coesione; 2) Proporre un progetto alto ed ambizioso radicato nella cultura locale e meridionale, ma che superi il localismo e contenga l’apertura verso il mondo attuale; 3) Sensibilizzare l’imprenditoria locale con frequenti scambi di idee e incontri di lavoro; 4) Costituire un Forum permanente di discussione aperto alle realtà giovanili e studentesche sulle tematiche culturali e turistiche; 5) Valutare l’opportunità e la possibilità di istituire una Fondazione per sopperire alle annose carenze finanziarie.
Si tratta, in definitiva, di ampliare l’analisi, approfondire la verifica, cogliere più attentamente le tensioni e le tendenze dinamiche che emergono dalla popolazione, per porre in essere tutti gli strumenti possibili per realizzare un nuovo modo di fare politica e per recuperare fino in fondo la disponibilità alla partecipazione delle nuove generazioni.
Godiamoci allora l’estate e rientriamo al lavoro con un nuovo spirito di collaborazione; forse allora la “Cultura”, quella can la “C” maiuscola, universale, senza colori e senza padroni, può aprire un percorso verso l’unità di tutti gli operatori istituzionali, sociali, culturali ed economici.
*Presidente della Consulta delle Associazioni.
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