Sante Cantatore, 4 mesi in Angola al servizio dei più piccoli

Grazia Ippedico

L’esperienza in Africa di un medico terlizzese specializzando in pediatria.

1 commenta

È tornato a Terlizzi per le vacanze ma è specializzando in pediatria al policlinico di Modena. Sante Cantatore ci racconta della sua esperienza in Angola, dove per quattro mesi questo inverno ha lavorato nell’ospedale “Divina Provvidenza” di Luanda.

L’ospedale, gestito per lo più da suore, conta sessanta posti di pediatria e una cinquantina di posti per adulti. Gli ambulatori sono solo quattro: ginecologia, ecografia, chirurgia e odontoiatria. Poi c’è un banco d’urgenza che sostituisce approssimativamente il nostro pronto soccorso.

Com’è stato l’impatto con questa nuova realtà, tanto differente dalla nostra?
La prima settimana, all’insegna del caos tra le difficoltà con il portoghese e il reparto, è indescrivibile. La sensazione è la stessa delle montagne russe: in un attimo si passa dalla gioia infinita alla tristezza più profonda… credo che l’Africa, le vie di mezzo non sa proprio cosa siano… Il caldo, in alcuni giorni, era quasi insopportabile, ma il pensiero del freddo inverno che avrei passato a Modena mi ha fatto apprezzare quel clima improbabile! Sai, già dal primo giorno ci siamo catapultati nel lavoro, e tutto, la lingua, il posto nuovo, i disagi, è passato in secondo piano. L’Africa è meravigliosa e guardare un elefante al crepuscolo può essere un’esperienza quasi mistica.

Il tuo lavoro: quanti anni avevano i tuoi pazienti?
La maggior parte di loro avevano meno di un anno di vita. Alcuni di prima infanzia. Pochissimi i bambini dai sei anni in su. Un giorno una mia collega angolana mi ha detto: "Caro Sante, lì da voi in Italia si vive, qui si sopravvive…", la sopravvivenza ovviamente non si riferisce agli europei che non si fanno mancare assolutamente nulla.  Nelle foto, ti assicuro, si può vedere solo una minima parte della realtà. Le foto dei bimbi ovviamente non potevano mancare anche perchè ognuno nasconde una piccola-grande storia.

Quali malattie colpiscono questi bambini?
Bisogna premettere che i malati passino prima da delle case di salute, che sono sempre a cura di “congregazioni religiose”. In ospedale arrivano solo i malati gravi. Il 10% della popolazione è colpita dall’aids, molti bambini soffrono di malnutrizione, di tubercolosi, di polmonite, di malaria. Ma penso che la malattia peggiore sia proprio la malnutrizione, che fomenta infezioni batteriche, infezioni cutanee, intossicazioni varie.. I bambini sono sani fino a quando vengono nutriti dalle madri. Dopo vengono sfamati con la Feunje che è una specie di polenta di miglio. Ovviamente vengono a mancare proteine, vitamine, grassi saturi necessari alla crescita.

Cosa riuscivate a fare, voi lì?
Dopo averli curati e sostentati la cosa più difficile era prescrivere “una cura”: non potevamo dire vai a comprare il latte, perché sapevamo che non avrebbero potuto permetterselo. Quindi facevamo difficili calcoli per capire quante proteine potevano ricevere dagli arachidi, dalla frutta che si trovava in giro. Insomma cercavamo di andare incontro al loro stile di vita. La maggior parte delle mamme (c’erano solo quelle, padri pochi e niente) sono venditrici ambulanti e seguono solo i figli più piccoli. I bambini appena indipendenti vengono lasciati a se stessi. Ce ne sono a centinaia per le strade. In media una donna di venticinque anni ha già tre, quattro figli, e non tutti avuti dallo stesso uomo. C’è una strana poligamia, dove gli uomini cambiano moglie spesso e volentieri, abbandonando la precedente, con tanto di prole.

Quindi, morale a terra per quattro mesi?
No assolutamente. Impari a riconsiderare il tutto, e a guardare con altri occhi. Se vai con lo spirito di salvare il mondo cadi in una profonda depressione data dall’impotenza. Sei lì e dalle 7 di mattina alle 5 del pomeriggio dai tutto te stesso per concepire tutto quello che ti sta intorno come normale. Devi essere aperto mentalmente e recepire tutto quello che ti circonda come una nuova esperienza da vivere a pieno. Dimentichi ciò che è l’Italia e per quattro mesi vivi da angolano al cento per cento. La foto con Nelson è stata scattata il giorno in cui abbiamo scoperto che era HIV-positivo; è assurdo e mi vergogno un po’ nel dire che quel giorno è stato lui a risollevarmi il morale.. Maria Adao è invece una bimba malnutrita che ne ha passate di tutti i colori: non cresceva mai. Tubercolosi, due polmoniti batteriche, una miosite purulenta (molto frequente qui), una febbre e una tosse che non che non passavano mai, ma dopo 2 mesi di "battaglie" ne è venuta fuori alla grande e ha raggiunto il suo peso-bersaglio; ieri è tornata al controllo e continua a "ingrassare" gioiosamente. È per questo che vivevo, a Luanda… per vedere casi come questo!
Certo ci sono stati anche dei morti, e ovviamente li ricordo con tristezza! Ma ti abitui a gioire per le piccole cose, e a considerare la morte come qualcosa che può accadere in maniera più frequente e meno scandalistica che qui in Italia.

Parliamo un po’ della parte ricca della città? Chi sono i ricchi in Angola?
Non sono gli Angolani. Sono i Francesi, i Brasiliani, i Portoghesi, i Cinesi, che hanno le mani sulle piantagioni di caffé, cotone, canna da zucchero, miele tabacco e ovviamente petrolio, diamanti, oro, e altri minerali preziosi. Le multinazionali la fanno da padrone. C’è la Nestlè ovunque. Tutto quello che si trova nei supermercati è della Nestlè. E ovviamente i supermercati sono accessibili soltanto ai ricchi. In un attimo si passa dai quartieri fatti di catapecchie al lusso più sfrenato. Non si può indicare e fotografare la parte della città dove abita il presidente della "repubblica" che è presidente da oltre vent’anni. Il vescovo abita in una specie di castello dal sapore vagamente da terzo reich… A compensare ciò ci sono i tanti preti e suore che sanno bene cosa vuol dire carità e non si perdono in prediche inutili…

Concludo con una frase di Sante che mi ha notevolmente turbata, invitandovi a guardare la foto gallery, che sicuramente è più esaustiva e d’impatto di quanto non si possa essere con le parole.

«E poi ci sono gli occhi dei bimbi in cui ti sembra di vedere la gioia e la sofferenza di tutta l’Africa…».

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!