19 luglio: Strage di via D’Amelio. Terlizzi non ricorda l’evento
L’Amministrazione comunale non ha minimamente ricordato in nessun modo una data che ci riporti alla memoria i momenti più cupi e tristi della storia.
Ieri, 19 luglio, a Palermo si è celebrato il 15° anniversario della strage di Via D’Amelio, in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e i cinque agenti di scorta, con una proiezione al cinema Arena del film “L’uomo di vetro”. Film tratto dalla vera storia di Leonardo Vitale, il primo pentito di mafia, che, arrestato nell’Agosto del ’72 con l’accusa di essere l’autore del sequestro Cassina e rilasciato dopo 43 giorni, cade in depressione fino ad essere ricoverato in una clinica psichiatrica. L’anno successivo, Vitale, decide di confessare i suoi crimini, dopo aver ritrovato la strada della fede in Dio, con la volontà di salvarsi l’anima.
Il film è drammatico e mette ben in risalto i temi brucianti della mafia, quali omertà, Stato assente e corrotto nella Sicilia degli anni 70 e poi la storia vera di un uomo che ha sfidato tutto questo, senza probabilmente avere avuto il coraggio e il carattere di un Peppino Impastato. Ma d’altronde si sa i veri uomini che non si sono mai fatti intimidire dalla mafia sono stati pochi e saranno sempre meno visto che a governare la Sicilia c’è una persona a cui la giustizia ha preferito dare l’accusa soft di “concorso esterno in associazione mafiosa” e che è anche noto per aver inveito contro il giudice Giovanni Falcone nel giorno della commemorazione della morte del coraggioso imprenditore siciliano Libero Grassi che si oppose al pizzo sapendo perfettamente quali sarebbero state le conseguenze.
Ebbene nel cinema Arena di Palermo il giorno della proiezione del film non poteva di certo mancare nell’improvvisarsi predicatore e saggio della storia mafiosa siciliana lui, l’Intoccabile governatore che sicuramente può testimoniare di persona avendo provato sulla propria pelle cosa vuol dire avere a che fare con la mafia e a quale regole bisogna attenersi per non diventare “un morto che cammina”.
Così mentre a Palermo e in tutta la Sicilia il 15° anniversario di uno dei pochi coraggiosi combattenti della mafia viene solennemente ricordato con la proiezione di un film forte e contornato da bellissime parole e ancora una volta da tanta bella retorica, dalle nostre parti invece questo giorno scorre sulla nostra pelle veloce come l’acqua e ben pochi si ricordano di questa data che ha segnato la storia d’Italia.
Ancora una volta non ci resta che bacchettare l’amministrazione quale rappresentate dei cittadini e che non ha minimamente ricordato in nessun modo una data che ci riporti alla memoria i momenti più cupi e tristi della storia mafiosa del nostro bel Paese, perché non dimentichiamo che anche per Terlizzi c’è una data da ricordare che forse molti hanno dimenticato: il 7 maggio di quel lontano 1992 quando fu piazzata una bomba proprio davanti al comune. Fa male ricordare i momenti bui ma non si può sempre far finta di nulla e non possiamo illuderci che sia stato soltanto un brutto momento della nostra storia e che mai più niente di male possa accadere per mano della mafia. Questo non lo possiamo accettare perché siamo cittadini coscienti e attenti, socialmente attivi e informati ed è ora di smuovere i letti sicuri su cui si sono appisolati da troppo tempo i nostri rappresentanti per non rischiare ancora una volta di doverci vergognare.
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