Immersi nel coloratissimo e ritmato mondo di Jump

Chiara Magrone

Spazio alle nuove tendenze culturali e musicali.

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Due giorni di Jump. È importante, fondamentale dar spazio alle nuove tendenze culturali e musicali, soprattutto se la spinta propulsiva viene dai giovani. Soprattutto se questi sono i giovani di una città che li riserva ancora troppi pochi spazi. Ma grazie all’inventiva di Pasquale Visaggi (titolare del Carnaby Street) e Gaetano Vallarelli, organizzatori dell’evento, gli spazi sono stati creati attraverso le enormi pareti del sottopassaggio e un piccolo palco. E questo basta a richiamare writers, skater e rapper di tutta Italia e a trasformare la lunga strada asfaltata in uno spettacolo sorprendente.

Ci si sente un po’ fuori luogo immersi in tutto questo coloratissimo e ritmato mondo che appare così lontano. Lontano come il Bronx, il quartiere di New York in cui è nata la cultura hip hop.

Lontano come le origini di questo genere musicale che ruba i settecenteschi “work-song” dei neri d’America costretti a lavorare nei campi di cotone ed il meglio della black music del ‘900: gospel, spirituals, blues, jazz, soul, rhythm and blues.

Lontano dagli scontri civili degli afroamericani. Lontano (questo, forse, non troppo) come le lotte a colpi di scratching e pistola tra Tupac Shakur e Notorius B.I.G., i gangsta rapper di West e East Coast.

Comunque lontano. Forse troppo fuori dal contesto in cui è nato per ispirare qualcosa di concreto qui in Italia. Però è un’arte, quella dei writers, è uno stile, quello del freestyle e della breakdance, è sport acrobatico, quello degli skater. Ed è una cultura così complessa e completa e ricca che non può che unire, mescolare e colorare.

Passeggiando e ammirando questi graffiti, lungo le pareti del sottopassaggio, ci si incuriosisce di tutto ciò. E magari si legge, si ascolta, si cerca di capire. Si balla!
Fieri che Terlizzi si lasci contaminare.

*(Le foto sono di Nicolò Marino Ceci)

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