Centrale a biomasse, l’opposizione: «Il Comune porta avanti il progetto con Sorgenia a fari spenti»

La Redazione
Impianto a biomasse.

Città Civile, Grassi (Pd) e Legambiente puntano i riflettori sul progetto, su cui si era dibattuto a lungo nei mesi prima della pandemia: «L’amministrazione comunale tace, ma l’iter sta andando avanti»

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Si ripropone, dopo un anno, la questione della centrale a biomasse che l’amministrazione comunale intende realizzare in collaborazione con Sorgenia nell’agro terlizzese. 

“Dopo un anno dal rigetto da parte del Comune della Pas [la Procedura Abilitativa Semplificata, n.d.r.] presentata da Sorgenia, per motivi prevalentemente di carattere procedurale e urbanistico”, si legge in una nota di Legambiente, l’impresa “prova nuovamente a realizzare l’impianto di digestione anaerobica di sansa e altri scarti di origine vegetale e animale, attraverso l’autorizzazione unica regionale”.

“La procedura utilizzata questa volta è quella corretta”, osserva il circolo “Amici di Vito e Clara”, che pure si pronuncia – attraverso le parole del presidente Michelangelo Guastamacchia – “favorevole al biogas per il contributo che la produzione di biogas può dare all’uscita dal fossile e perché rappresenta una grande opportunità per l’agricoltura e l’ambiente, ma tali impianti non devono in alcun modo alterare e compromettere i caratteri paesaggistici, ambientali e culturali del territorio, cosa che invece comporterebbe l’impianto proposto da Sorgenia Bio Power”. 

“Abbiamo appreso incidentalmente e solamente tre giorni fa della richiesta di autorizzazione regionale, presentata da Sorgenia Bio Power a giugno dell’anno scorso, e della indizione della Conferenza di Servizi finalizzata al rilascio dell’autorizzazione per martedì 2 marzo prossimo”, specifica l’associazione ambientalista, che si chiede: “Che fine ha fatto la più volte sbandierata condivisione del progetto con la città? Abbiamo, quindi, scritto tempestivamente alla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la provincia di Bari, e per conoscenza al Comune di Terlizzi e al Servizio regionale competente al rilascio dell’autorizzazione, rappresentando i motivi che hanno portato al rigetto della Pas ed esponendo alcuni aspetti di carattere urbanistico e archeologico che rendono inadeguato il sito scelto”, continua Legambiente, che ha sottolineato nella missiva come il sito ricada in area annessa al bene archeologico Tratturello Via Traiana, per la quale “le Norme Tecniche del Prg vietano categoricamente nuovi insediamenti residenziali e produttivi o che compromettono la morfologia e i caratteri del suolo; abbiamo evidenziato come gli impianti a biomasse vadano prioritariamente realizzati in siti industriali esistenti e che l’ubicazione in zona agricola non è automatica, ma devono essere valutati e bilanciati opportunamente gli interessi pubblici, e che è imprescindibile tenere conto della tutela della biodiversità, del patrimonio culturale e del paesaggio rurale”.

“Dal punto di vista prettamente archeologico abbiamo poi evidenziato come nella relazione archeologica di progetto siano stati ignorati studi e ricognizioni più recenti che hanno interessato il territorio terlizzese, rinvenibili da pubblicazioni scientifiche. Insomma, la relazione archeologica non tiene conto di una visione globale, complessiva e più ampia del territorio considerato e che rendono l’area di estremo interesse paesaggistico-culturale – prosegue la nota -. Ci chiediamo: se l’impianto è davvero utile per la città, perché nasconderlo all’opinione pubblica?”

“La Soprintendenza è sempre molto attenta e professionale, confidiamo che in sede di Conferenza di Servizi possa evidenziare al proponente ed al Comune di Terlizzi l’inidoneità del sito individuato”, conclude Guastamacchia. “Ma una procedura non può di certo mutare l’interesse paesaggistico, archeologico e ambientale del sito scelto per la costruzione dell’impianto, né può cancellare il vincolo archeologico dell’area apposto dal PRG e dal Piano Comunale dei Tratturi”.

Anche l’opposizione politica torna a puntare i riflettori sull’effettiva utilità, per la comunità, di questo impianto: “Il pericolo non è scampato”, scrive Città Civile in una nota, chiedendo immediatamente un consiglio comunale ad hoc. Il rigetto del permesso da parte del dirigente tecnico del Comune di Terlizzi, risalente a un anno fa, continua il movimento, “fu senza ombra di dubbio dovuto al coraggio di Città Civile di denunciare, attraverso una conferenza stampa, ciò che stava accadendo e all’impegno delle associazioni ambientaliste del territorio. A distanza di mesi, martedì, in Regione, ci sarà la Conferenza di Servizio, a cui dovrà partecipare anche il Comune di Terlizzi, così come prevede la procedura unica attivata dalla società. Con immenso rammarico prendiamo atto che ancora una volta l’amministrazione tace. Non informa la città. È lecito, allora, il dubbio che ci siano interessi alla realizzazione questo impianto. La Sorgenia ha presentato alcuni  progetti in provincia di Bari in territori diversi e sta trovando forti ostacoli, per esempio da Bitetto, Sannicandro. Terlizzi cosa intende fare? Se il Comune non si presenta o non dà parere adeguatamente motivato… il progetto risulta autorizzato. Il tempo è brevissimo”. 

Per il consigliere comunale del Partito Democratico Michele Grassi l’amministrazione sta portando avanti il progetto a fari spenti: “alla chetichella, senza dir nulla sui social, senza farne apposita comunicazione in Consiglio Comunale di Terlizzi il progetto di Sorgenia srl (società con capitale sociale di soli 20.000 euro) torna alla ribalta. Un anno fa ci fu un grande dibattito, alla fine prevalse il buon senso che convinse il Dirigente dell’Utc-Suap a bocciare la “procedura semplificata”. Martedì, su richiesta di Sorgenia, la Regione Puglia dovrà tenere la Conferenza di Servizio, a cui dovrà partecipare anche il Comune di Terlizzi per verificare la ‘procedura unica’. A Terlizzi ci sono gli ‘affaristi’, che si venderebbero le madri e poi ci sono i nostalgici delle chiacchiere. Un giorno questa cittadina, anche in periodo di Covid 19, potrà trovarsi l’impianto che trasforma la sansa di un territorio ampio (Conca Barese, Nord Varese, Capitanata) in biometano e successivamente anche i rifiuti urbani. Ma il Comune di Terlizzi ha una visione di quello che potrà accadere?”, è l’interrogativo sibillino di Grassi. 

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