Intervista ad Antonio Libraro: «Il volley è la mia vita, Terlizzi è la mia casa»

Cristina D'Elia e Francesco Pittò

Tra le sue mani passeranno i palloni di una nuova splendida stagione rossoblu.

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Il team guidato da mister Lorenzoni ha il suo palleggiatore. Dopo la conferma in cabina di regia, abbiamo intervistato il 26enne napoletano Antonio Libraro che avrà il compito di gestire gli attaccanti. Tra le sue mani passeranno i palloni di una nuova splendida stagione rossoblu.

A quanti anni hai iniziato a giocare a pallavolo?
Ho iniziato a 8 anni quindi sono 18 anni che gioco a pallavolo.

Raccontaci la tua carriera pallavolistica.
Abbiamo iniziato con il mini volley poi le finali nazionali under14 le ricordo perché io schiacciavo e mio fratello Enrico palleggiava (ndr. Enrico Libraro schiacciatore della Materdomini Castellana in A2). Quello è stato un campionato indimenticabile perché abbiamo fatto le finali nazionali. Poi under16 e under18. Ho fatto il mio primo campionato in A2 come secondo a 16 anni e ho iniziato a guadagnare i primi soldini, da lì ho fatto quattro anni come secondo, poi ho fatto il primo in A2 a Napoli all’età di 19 anni e poi dopo siamo un po’ scesi di categoria perché in A2 era difficile giocare con gli stranieri e ho cominciato con la B1. Ho fatto due anni ad Avellino intervallati da un anno come secondo a Isernia però ho giocato 20 partite quindi ho giocato le mie carte anche lì in A2 e poi questi famosissimi due anni. Uno spettacolare a Terlizzi e l’altro, quest’anno, da incoronare con la grande vittoria e il grande traguardo della serie A. Con il calcio l’ho ottenuto e adesso manca solo quello con la pallavolo e stiamo lavorando per questo.

Come sei sul campo?
Sono uno che, anche se gioca sulla spiaggia con due ragazzini, non molla mai perché mi hanno insegnato così e non voglio mai perdere. Ci metto l’anima anche se ho qualche acciacco fisico nessuno mi deve togliere dal campo anche se sto perdendo 24 a 1. Per me ogni palla è importante come la prima o l’ultima. Do l’anima perché mi piace, è una passione che coltivo da bambino e mi hanno sempre insegnato così, papà per primo.

Nella vita come sei?
Nella vita sono molto solare. E’ difficile che non vada d’accordo con qualcuno, mi piace essere sempre allegro, scherzoso e soprattutto mettermi a disposizione di tutti, diciamo che di me ci si può fidare. Sono napoletano, sempre col sorriso sulle labbra. Perché napoletani e terlizzesi siamo molto simili, gente di cuore, disponibile e buona e io sono uno così.

Il tuo film preferito?
Il mio film preferito è “Il negoziatore”, attore Denzel Washington.

La tua canzone preferita?
Senza ogni dubbio “We are the champions” dei Queen. Intorno a questa canzone ho anche un sogno, quello di ascoltarla tutti quanti insieme a fine stagione.

Allora ci diamo appuntamento per questa fine stagione, secondo i calcoli, al 5 maggio. Il presidente qualche anno fa perse lo scudetto il 5 maggio da interista, chissà se il 5 maggio di quest’anno gli porterà bene.
Speriamo, anche perché si può perdere una volta il 5 maggio, due sarebbero troppe. Speriamo di raggiungere qualcosa di importante il 5 maggio.

Un tuo difetto?
A volte la testardaggine. Quando sono convinto di una cosa divento testardo però, fortunatamente, con gli anni ho imparato anche a limare questo difetto: mi accorgo, dopo un po’ di tempo, di aver sbagliato e torno indietro.

Hai un rito scaramantico?
Io a mio modo sono molto credente quindi mi affido sempre al Signore che sta lassù ogni sera prima di dormire e ogni volta che scendo in campo ringrazio Lui che non mi faccia far male perché la pallavolo è uno sport in cui devi stare bene fisicamente per dare tutto. Diciamo che il mio rito è proprio quello, di affidarmi al Signore prima di ogni partita. Di questo sono fiero e i risultati li ho sempre riscontrati su me stesso. Nella partita contro il Molfetta feci tre segni di croce. Venivo da una settimana molto travagliata, ho fatto nove punture al ginocchio pur di essere in campo per quel derby, mi sono allenato pochissimo perché non riuscivo a saltare neanche 5 centimetri e quelle tre croci mi sono servite per dare una marcia in più e per dire “da questo campo non esco finché la gamba non si spezza”. All’inizio è stato un po’ traumatico perché la gamba mi faceva male ma poi i tifosi, i compagni, tutti i dirigenti mi hanno dato quella marcia in più e ci sono riuscito fino alla fine con ottimi risultati, direi.

Il tuo idolo sportivo?
Diego Armando Maradona.

Stato civile…
Single per scelta… delle altre.

Definisciti con un aggettivo…
Solare.

Sei al tuo secondo anno a Terlizzi, cosa ti piace della nostra città?
Mi piace tutto perché io abito a Ponticelli, un paese abbastanza piccolo come Terlizzi, e la stessa disponibilità e il cuore della gente la noto a Terlizzi, quindi mi piace tutto. Mi sento a casa, come se stessi con la mia famiglia e con i miei amici e ne ho tanti anche a Terlizzi, l’under14 che ho allenato e a cui mando un bacione, i genitori, persone disponibilissime. E’ una scelta che ho fatto proprio a partire da questo, è come se stessi a casa. Mi hanno mandato un miliardo di messaggi di auguri e io ho ringraziato tutti, sto già sentendo un calore enorme e ho una voglia incredibile di iniziare. Io sono una persona sincera e dico sempre ciò che penso, nel bene e nel male, quindi se dico queste cose le penso davvero.

La partita più brutta della scorsa stagione?
Terlizzi – Gioia 0 a 3.

Quella più bella?
Sono due: Terlizzi – Molfetta 3 a 1 e Terlizzi – Catania 3 a 2.

A cosa pensi quando stai perdendo?
Che non è finita e che, comunque vada, l’ultima palla non l’hanno ancora messa a terra quindi possiamo sempre vincere. Un episodio che mi ha insegnato tanto è stata la partita contro il Gioia quando giocavo in A2, noi vincevamo 2 a 0 fuori casa giocando da dio, eravamo al 23-17 per noi. Io ho perso quel set 27-25 e la partita 3 a 2 e stavo morendo. Sono rimasto “morto” per un mese però quella partita mi ha insegnato che non è mai persa.

L’esperienza più bella e quella più brutta della tua carriera?
L’esperienza più brutta è stata quando mi sono rotto un dito a muro e sono stato un mese e mezzo con il gesso mentre i miei compagni facevano le finali regionali under18 e io non potevo dargli una mano. Ho avuto una sensazione di impotenza incredibile, volevo tagliarmi il gesso dopo 10 giorni, farmi una fasciatura e andare in campo però i medici mi dissero che sarebbe stata una pazzia… quindi è stata un’esperienza traumatica.
L’esperienza più bella è stata quella di quest’anno perché ho vissuto un anno ricco di emozioni e di calore ricevuto da parte della tifoseria quindi spero che sia solo un antipasto di quello che dovrò vivere quest’anno.

Il tuo compagno di squadra ideale?
Emanuele Di Iorio. Perché è uno molto peggio di me, è uno che ti tira e ti da una carica incredibile in campo e in effetti quando noi ci scontravamo con quegli abbracci, con quelle spallate era un segno fortissimo di carica alla squadra che ci trasmettevamo prima io e lui e poi a tutta la squadra. Da questo punto di vista lo rimpiango perché anche lui mi ha lasciato tanto.

Cos’è la pallavolo per te?
La pallavolo per me è la vita, attualmente. E’ una passione sfrenata e oggigiorno è la mia vita.

Cosa ti farebbe perdere la pazienza?
Il non rispetto. Quando vedo gente che non rispetta, abusa o non è educata, perché io sono profondamente educato. Io parto da questi principi e quando mi accorgo che dall’altra parte non c’è rispetto per il prossimo, per le persone più grandi, per i bambini divento molto reattivo se devo essere onesto.

Un voto, da 1 a 10, all’ambiente del volley terlizzese…
Un miliardo.

Una promessa che ti senti di fare alla GT, a tutto il pubblico terlizzese e, perché no, anche alla dirigenza e ai tuoi compagni di squadra…
Una promessa che mi sento di fare è che non ci sarà nessuno in questo gruppo che si tirerà indietro. Noi suderemo dieci magliette a testa e cercheremo di fare grandi cose perché persone che non si tirano indietro, che creano gruppo e che sono soprattutto uomini dovranno per forza ambire a grandi cose. Noi ci metteremo tutto e a fine anno potremo aver raggiunto o non raggiunto l’obiettivo ma non ci rimarrà più niente. Daremo tutto.

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