“Geisha e samurai” tra dualismo, mistico equilibrio e rinascita interiore

Nicolò Marino Ceci

La scrittrice Antonella Poliseno ha presentato presso la libreria “Le città invisibili” il suo primo libro.

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Nella serata di venerdì 22 Giugno presso la libreria “Le città invisibili” la barese Antonella Poliseno ha presentato il suo primo libro “Geisha e samurai”.

Che figura eclettica ed interessante la Poliseno: un cognome singolare che sembra richiamare la matematica, tra seno, coseno e ‘poliseno’; è magistrato dal 2001, donna apparentemente glaciale negli atteggiamenti ma allo stesso tempo tenera e dolce; la sua passione per la cultura orientale, per lo Yin e lo Yang</strong>; giudice arbitro di controversie e contenziosi ma sempre con criterio e razionalità; la ricerca continua e quasi affannosa di un equilibrio interiore, di una voglia di equilibrio; l’imperturbabilità nell’esercizio delle sue funzioni.

Ma come fa un Magistrato, giornalmente a contatto diretto con criminali, reati, violenza, soprusi, norme giuridiche, alibi e moventi a parlare e scrivere di equilibrio emotivo, serenità di spirito e di giudizio, dignità della persona, pacatezza nel vivere quotidiano?

Pare che proprio la risposta a questo quesito sia la chiave di lettura del libro “Geisha e Samurai”: il motivo che ha spinto la scrittrice Poliseno a scrivere quest’opera ha un sapore apparentemente didascalico e quasi pedagogico ma in realtà cela un retrogusto piuttosto autobiografico. La protagonista del romanzo è infatti proprio una donna, che si avvicina alla cultura orientale e si innamora della disciplina ginnica “Kempo Dankan”. Analogamente Antonella Poliseno durante la presentazione narra di essersi avvicinata alla cultura orientale, innamorandosi presto e senza riserve della disciplina di Kempo Dankan, in un momento abbastanza difficile della sua vita. La Poliseno è infatti diventata seguace di questa disciplina e della filosofia che c’è dietro a causa di un grave problema di salute che 10 anni fa la stava trascinando nel tunnel della morte.

«Sono stati momenti infernali; stavo per morire» afferma la scrittrice; ecco che poi è riuscita a riprendersi, dopo una faticosa e lunga riabilitazione. «Pur essendomi ripresa fisicamente, non mi sentivo ancora bene mentalmente. Avevo paura e timore di tutto; ero alla ricerca di un mio equilibrio che mi permettesse di crescere e andare avanti. Ecco allora il mio avvicinamento al mondo del Kempo Dankan: dopo poco tempo che la praticavo, mi sono sentita una persona rinata; sono tornata a vivere. Tutt’ora mi sento come se fossi una fanciulla di soli 10 anni. Ho raggiunto la consapevolezza che ogni attimo di vita è prezioso e qualsiasi gesto o parola possa dire o fare so che potrei farlo o dirlo una volta sola. Vivo la vita per come viene.”

Dunque “Geisha e Samurai”: un romanzo costruito sulla dualità della Geisha e del Samurai, dello Yin e dello Yang, componenti fondamentali di un armonico e imprescindibile rapporto dualistico che è parte di ognuno di noi. «In ognuno di noi c’è infatti una parte d Geisha e di Samurai, lo Yin, femminilità, grazia e dolcezza e lo Yang, maschilità e forza». Ecco alcune domande che abbiamo posto alla barese Poliseno:

Che ruolo ricopre la disciplina “Kempo Dankan” in “Geisha e Samurai”?
Un ruolo senz’altro fondamentale: probabilmente se non avessi conosciuto questa disciplina non avrei neanche scritto questo libro.

Questa disciplina ginnica l’ha aiutata a superare un momento difficile della sua vita. Si può quindi affermare che scrivendo questo libro, lei ha voluto prendere coscienza del triste evento vissuto e del suo felice superamento?
Perché no: probabilmente è stata una presa di coscienza; ma non una rivincita. Scrivere per me è terapeutico. Inoltre non dobbiamo lasciare che i fantasmi del passato governino tutta la nostra vita.

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