Il Comitato “Vite esemplari” esprime sgomentoper la libertà concessa a Priebke
I parenti dei martiri terlizzesi chiedono l’immediata revoca del provvedimento di libertà concesso al criminale di guerra.
Erich Priebke è fra i principali responsabili dell’eccidio consumato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944, in cui vennero trucidati anche due terlizzesi: don Pietro Pappagallo e il prof. Gioacchino Gesmundo.
Ancora oggi quel drammatico evento viene ricordato come il più efferato crimine compiuto durante la seconda guerra mondiale. Fra i principali responsabili della strage (335 vittime, fra cui 75 ebrei) vi furono i nazisti Adolf Hitler, che la ordinò dalla sua residenza di vacanza, e i militari Herbert Kappler, Karl Hass, Albert Kesselring e Erich Priebke, che la organizzarono e la eseguirono in Roma.
Priebke, in particolare, comandò gli esecutori dei delitti e, per sua stessa ammissione, contribuì a compierli sparando alla nuca delle vittime inermi. Per questo, il 7 marzo 1998, dopo una lunga latitanza trascorsa all’estero, Priebke è stato arrestato e processato: dopo tre gradi di giudizio, condannato all’ergastolo dal Tribunale Militare di Roma.
Non molto tempo dopo la sentenza definitiva, considerato il grave stato di salute e l’età avanzata del condannato, il giudice militare di sorveglianza gli concedeva gli arresti domiciliari presso l’abitazione romana del difensore, avvocato Paolo Giachini, e ancora più di recente gli ha permesso di recarsi al lavoro presso il suo studio legale.
Il Comitato “Vite esemplari”, rappresentato da Franco Pappagallo e da Gioacchino Gesmundo, nipoti dei martiri terlizzesi, dichiara il proprio sgomento per il provvedimento di libertà appena erogato. Ricorda che Erich Priebke, dopo essere fuggito nell’immediato dopoguerra dal suo luogo di detenzione in Italia, si è goduto la vita nella località turistica argentina di Bariloche, come albergatore e commerciante di delizie gastronomiche; arrestato ed estradato nel nostro Paese nel 1995 e condannato nel 1998, ha ottenuto gli arresti domiciliari a motivo delle condizioni di salute dichiarate come precarie ma oggi improvvisamente migliorate tanto da giustificare, all’età di 93 anni, l’impellenza di una nuova attività lavorativa.
I parenti dei martiri terlizzesi, interpreti del comune sentimento di sdegno manifestato anche dagli altri familiari delle vittime, e in linea con quelli di esecrazione espressi dalla comunità ebraica di Roma, chiedono l’immediata revoca del provvedimento di libertà concesso a Priebke, offensivo dei più elementari principi del buon senso e, ricordando che i fatti commessi dall’ex capitano delle SS e dai suoi collaboratori configurano i reati di genocidio e di crimine contro l’umanità, invocano maggiore responsabilità dalla magistratura e da quanti operano nelle istituzioni italiane. Chiedono al Presidente della Repubblica di esercitare fino in fondo le sue prerogative a tutela della memoria di chi si è immolato per affermare i principi di democrazia che ispirano la Costituzione.
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