«Ciccolella non rispetta l’accordo». La Cgil verso lo sciopero del 19 maggio

Rosanna Buzzerio

De Leonardis (Flai – Cgil): «Quello che vogliamo è la stabilizzazione del lavoro».

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Holding Ciccolella e lavoratori. Ancora aria di bufera fra la dirigenza dell’azienda e i lavoratori, che hanno una idea ben precisa di quello che significa lavorare per questa azienda di floricoltura.

Per alcuni di loro è: “una umiliazione quotidiana. Bisogna accettare impassibili le decisioni di questi signori, che si possono permettere di gestire la dignità delle persone che lavorano per il loro gruppo. Il rapporto operaio – Ciccolella è un baratto, l’azienda ti dà quello che ha deciso, 25 o 30 euro al giorno per 7ore e mezzo di lavoro per la dignità a vita”. Alla domanda perché avete accettato queste condizioni la risposta è stata lapidaria e unanime: “non c’è lavoro!”.

Si è tenuto ieri sera presso la sede della Cgil di Molfetta un incontro fra i lavoratori e la rappresentanza sindacale, che è pronta il prossimo 19 maggio a scendere in piazza Prefettura a Bari per denunciare lo stato delle cose, ma soprattutto per mettere in luce tutte quelle che sono le incongruenze legate alle aziende agricole e floricole. Già dalle nostre pagine web avevamo dato voce alla protesta dei lavoratori. Per avere un quadro più chiaro dell’iniziativa che la Cgil intende intraprendere abbiamo intervistato il segretario generale della Flai- Cgil, Giuseppe De Leonardis.

Cosa proponete perché si raggiunga l’accordo con l’azienda Ciccolella?
Come sindacato abbiamo già fatto degli accordi con l’azienda, ottenendo per alcuni lavoratori l’assunzione a tempo indeterminato, il prossimo passo per questi primi è stabilizzarli a full time, per questo stiamo sollecitando l’azienda all’applicazione integrale dei contratti. Altro punto centrale è l’adozione delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.
In primo luogo chiediamo che l’azienda fornisca l’acqua ai lavoratori. Non ci sono le cassette di pronto soccorso. Inoltre, chiediamo che gli operai non vadano a lavorare nelle serre dopo essere state irrorate, ma di rispettare i tempi previsti dalla legge di almeno 24 ore, prima di rientrare in serra e non subito dopo, come spesso accade. In più mettere a conoscenza i lavoratori dei medicinali o i trattamenti utilizzati per l’irrorazione. Come misura di prevenzione, occorre mettere a norma anche gli attrezzi adoperati, dotarsi degli strumenti di antinfortunistica. Purtroppo queste mancanze sono comuni un po’ per tutte le aziende floristiche.

Oggi però la Cgil si trova a lottare per i lavoratori a tempo determinato.
Come dicevo prima, la vertenza portata avanti dal nostro sindacato ha fatto sì che una parte di lavoratori fossero stati stabilizzati. Ora abbiamo problemi seri e pesanti per quelli a tempo determinato, perché in questo caso abbiamo situazioni di disparità.
In questo settore, per lavoratori agricoli a tempo determinato si intendono quelli stagionali, cioè che vengono assunti per fasi lavorative, ma l’azienda Ciccolella lavora tutto l’anno. Fortunatamente, viene in soccorso la recente normativa in materia di agricoltura che cerca di colmare un vuoto, non a caso oltre al durc (documento di regolarità contributiva) ci sono anche gli indici di congruità.
E’ assurdo, che in una azienda che lavora tutto l’anno risultino lavoratori stagionali. L’azienda assume questi lavoratori per tre mesi, con il contratto previsto per gli operai agricoli, ma per la maggior parte sono individuati come operai comuni.
Mi spiego meglio, per coloro che lavorano nelle serre occorrono operai qualificati e specializzati, gli operai a tempo determinato sono quasi tutti comuni, mentre il contratto prevede almeno la qualifica. Nel caso specifico gli operai lavorano per 7 ore e 30 minuti, anziché 6 ore e 30 come prevede il contratto. Spesso lavorano sabato e domenica senza riposo infrasettimanale, non è pagata né la maggiorazione, né l’ora di straordinario. Questo, purtroppo, è un vizio di tutte le aziende del settore di pagare a sottosalario.

Nel 2007 si paga ancora sottosalario?
Il salario contrattuale per l’operaio agricolo comune è di 52/ 53 euro lorde giornaliere, al netto delle trattenute siamo intorno ai 47/ 48 euro per 6 ore e 30 di lavoro. Però, il lavoratore non prende questi soldi, anche se dalle buste paga risulta il salario contrattuale, pur di beneficiare della fiscalizzazione le aziende per queste operazioni giocano sulle giornate lavorate. Per esempio, se si lavora per 30 giorni in busta paga ne vengono denunciate solo 11-12-13, poiché il salario effettivo è di 30 euro circa al giorno. Chiaramente questo porta ad una diminuzione dei versamenti contributivi, quindi facendo evasione nei confronti dell’Inps, non pagando il salario contrattuale ai lavoratori. Questo è un meccanismo in cui non solo si parla di evasione contributiva, ma anche fiscale. Tutto ciò delinea uno scenario in cui si perpetua una situazione di sfruttamento.
Quello che come sindacato abbiamo chiesto all’azienda è di dare una svolta attraverso il tempo indeterminato. Non abbiamo fatto le vertenze perché in questo caso avremmo messo l’azienda con le spalle al muro, abbiamo chiesto solo il tempo indeterminato. Quello che vogliamo è la stabilizzazione del lavoro, con il vantaggio che l’azienda usufruisce dei benefici previsti dal cuneo fiscale previsto dall’ultima finanziaria per coloro che assumono a tempo indeterminato.
Questa cultura dell’impunità, cioè che tutto è possibile in questo Paese, illegalità, non pagare, evadere, usufruire dei benefici pubblici, e poi con arroganza se parli ti do addosso, pensando che tutti sono alla mercè di chi ha soldi, questa è una logica che bisogna combattere.

Dalla riunione è emerso in tema di stipendi che le donne percepiscono di meno rispetto agli uomini, perché questo?
E’ una realtà purtroppo. Siamo nell’anno delle pari opportunità, ma le donne ancora hanno un trattamento salariare inferiore di 5-6 euro. Non esiste una legge o un contratto che lo prevede, ma è l’autorità del padrone a decidere che la donna è di serie b.

Quali sono le condizioni per non fare sciopero sabato 19?
Se si aprono relazioni corrette, si avvia un percorso sindacale, di rispetto degli accordi sottoscritti, se si evitano ritorsioni nei confronti di coloro che sono iscritti alla Cgil. Insieme alle evasioni contrattuali, di cui abbiamo parlato, ciò che sta accentuando lo scontro è l’arroganza di imporre la propria volontà, contro sia la rappresentanza sindacale che i lavoratori iscritti. Si sta verificando un attacco alla libertà individuale dei lavoratori. Oggi chi è iscritto alla Cgil è penalizzato, perché ha avuto il coraggio di dire basta a situazioni di sfruttamento, quindi stanno portando avanti la battaglia per i diritti. In città, come Molfetta e Terlizzi, dove le condizioni di sottosalario sono pesanti, finalmente ci sono lavoratori che hanno recuperato una dignità personale, anche con il rischio di essere licenziati, stanno portando avanti una battaglia di emancipazione, non solo di libertà e di tutela dei diritti.

Lei reputa che si possa raggiungere un accordo con l’azienda?
Alcuni accordi sono stati raggiunti. Reputo che sia interesse di tutti. Il nostro obiettivo non è solo quello di denunciare, perché se volevamo farlo avevamo materiale sufficiente, ma c’è anche da dire che stiamo parlando di una grande azienda, che si consolida ogni giorno di più, deve solo superare un retaggio culturale negativo. Sono convinto che potremmo raggiungere degli accordi.

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