Viaggio in Libano (1° parte): la missione è anche donna
Intervista al fotoreporter terlizzese Alfredo Giangaspero
Lo scenario libanese è tristemente tornato agli onori della cronaca la scorsa estate durante le assolate giornate di Luglio, le cui vicende si sono susseguite sulle pagine di giornali sfogliati al vento sulla spiaggia mentre restano vive nella memoria le lacrime del premier Siniora che piangeva le vittime dell’invasione israeliana avvenuta il 12 Luglio 2006, rinnovando una guerra e una questione che si perde tra le pieghe del tempo e in cui non è più possibile trovare vittime e colpevoli tra le parti se non tra la popolazione, abituata ormai a perdere quanto di più caro mentre la bandiera con cui stare resta una questione ormai di mera ideologia.
La (prima) missione UNIFIL venne costituita con la Risoluzione 425 adottata in data 19 marzo 1978 da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a seguito dell’invasione del Libano da parte di Israele (marzo 1978).
A seguito di un attacco alle Israeli Defence Force (IDF), avvenuto il 12 luglio 2006, a Sud della Blue Line nelle vicinanze del villaggio israeliano di Zar’it, da parte di elementi Hezbollah, vennero uccisi otto soldati israeliani mentre altri sei vennero feriti e due catturati da dette milizie. Al rifiuto della richiesta di rilascio, Israele iniziò una campagna militare in Libano mirata ad annientare le milizie di Hezbollah ed altri elementi armati; in conseguenza di ciò, milizie Hezbollah condussero degli attacchi contro infrastrutture civili israeliane nel Nord di Israele. L’escalation delle ostilità portò le IDF a condurre una vasta campagna militare nel Nord della Blue Line contro le milizie armate di Hezbollah. Le ostilità continuarono per 34 giorni durante i quali venne svolta una intensa attività diplomatica internazionale tesa al conseguimento di una tregua/cessate il fuoco per la successiva creazione di stabili condizioni di pace, che è culminata con la Risoluzione n. 1701 dell’11 agosto 2006 con la quale si sanciva la cessazione delle ostilità a partire dal 14 agosto 2006.
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nel richiedere la cessazione delle ostilità fra Hezbollah e lo Stato di Israele e sollecitare l’intervento delle Nazioni per assumere una vasta gamma di responsabilità di carattere politico, umanitario e militare, ha previsto il potenziamento del contingente militare di UNIFIL (che a quel momento contava circa 2.000 unità) fino ad un massimo di 15.000 uomini, da schierare in Libano in fasi successive, espandendo l’area di operazioni a tutto il territorio libanese a sud del fiume Litani. In base alla citata Risoluzione n. 1701 dell’11 agosto 2006, il mandato della Forza di UNIFIL è esteso fino al 31 agosto 2007.
In questo scenario si è mosso il fotoreporter Alfredo Giangaspero (www.fotogiangaspero.it), già presente in teatri di guerra e post bellici quali la Bosnia-Erzegovina e l’Iraq dove, al seguito del contingente di stanza a Nasiriyah ne ha documentato, un anno fa, le attvità, il quale ha raccontato la propria esperienza.
In cosa è consistito il viaggio?
Sono arrivato in Libano con un volo di linea Roma-Beirut insieme al dott. Luca Poggiali, caporedattore dei periodici “Raids Italia” (rivista di difesa e conflitti, ndr) e “Storia e battaglie”, e già inviato in molti teatri caldi nel mondo quali Mozambico, Angola, Somalia, Bosnia e Balcani, Iraq, Afghanistan e in Israele durante l’operazione Pioggia d’Estate (l’invasione ad opera delle forze armate israeliane del Libano avvenuta nell’estate 2006), nonché noto editore di settore (www.editorialelupo.it). L’automobile noleggiata in aeroporto ci ha portati prima a Beirut per richiedere l’accredito al Ministero dell’Informazione libanese e poi a Sidone per un’altra richiesta di passi al Comando Meridionale delle Forze Armate Libanesi (LAF), necessario per gli stranieri per poter passare il check-point sul fiume Litani, varco di accesso al Libano Meridionale ed all’area di competenza UNIFIL, ed altri checkpoint delle LAF che operano al fianco dei contingenti stranieri presenti nell’intera area a Sud del Litani. Il giorno seguente, arrivati a Tibnine, sede del Comando Italiano, siamo stati accolti dalla cellula di Pubblica Informazione, l’ufficio stampa del contingente italiano e del Sector West di Unifil, comandata dal Capitano Magistretti, col cui staff ci siamo messi prontamente al lavoro per approntare una scaletta delle attività del contingente da seguire nei giorni di permanenza. Quindi abbiamo trascorso i successivi 5-6 giorni girando per tutta l’area meridionale del Libano, documentando il lavoro dei nostri militari ed il rapporto instaurato con la popolazione locale, visitando tutte e 3 le principali basi italiane,e girando anche da soli nei villaggi colpiti dagli attacchi e dalle incursioni israeliane estive e spingendoci sino al confine israeliano. Per fare poi ritorno a Beirut l’ultimo giorno, visitare il centro della bellissima metropoli cosmopolita purtroppo presidiato ad ogni angolo da cingolati e militari libanesi, la piazza dei Martiri, cuore pulsante degli umori politici del Paesee, il luogo dell’assassinio ed il mausoleo di Rafic Hariri ed infine fare un giro per le periferie sino alla cittadina cristiana di Jounieh, a Nord di Beirut, enclave cristiana e visitare il patriarcato maronita e il santuario della Madonna del Libano, dalle cui alture si domina tutta Beirut godendo di una vista strepitosa. Io ho lavorato per la realizzazione di due servizi aventi come tema il rapporto militari-libanesi e la missione in rosa, servizi commissionatimi dall’Agenzia fotogiornalistica “Infophoto” di Milano (www.infophoto.it) e di cui quest’ultimo sulle donne soldato italiane verrà a breve pubblicato sul noto settimanale a diffusione nazionale “OGGI”.
Quante donne sono di stanza e di cosa si occupano in Libano?
Sui circa 2450 soldati impegnati nella missione “Leonte” cinquanta sono donne, venti delle quali Lagunari, stanziate nella base di Maraka (sotto il comando del Colonnello Luigi Chiapperini, terlizzese, Comandante del Reggim.Lagunari”Serenissima” ) e tutte alla prima missione in teatri esteri e in aree di crisi, ed impiegate, al pari degli uomini, in mansioni operative quali pattugliamenti e “static point” lungo le strade e nei villaggi libanesi, ma anche per tenere corsi di “mine risk education” nelle scuole libanesi, assieme alle donne del genio guastatori, per prevenire incidenti e vittime da “UXO”, ordigni inesplosi, tra cui le ormai tristemente note cluster bomb ed altre attività in favore della popolazione quali attività di distribuzione di aiuti umanitari ed alimentari, sanitari, assistenza medica portata a domicilio grazie ad ambulatori mobili che arrivano settimanalmente nei villaggi e il cui personale medico-sanitario visita e distribuisce gratuitamente medicinali alla popolazione, dato che non esiste uno stato sociale che garantisca assistenza sanitaria pubblica come da noi. Le restanti sono suddivise tra la base di Chamaa e Tibnine. A Tibnine troviamo donne soldato anche nello staff del comando italiano, tra cui l’autista del Comandante Gen.Brig.Gerometta, ed un’altra donna nella Cellula di Pubblica Informazione, l’ufficio stampa della missione “Leonte”, non a caso studentessa iscritta alla facoltà di Scienze della Comunicazione.
Nella base di Chamaa, sulla collina che sorge sopra Naqoura (dove ha sede il comando generale di Unifil) troviamo le donne operative del “Reggimento Lancieri di Novara 5°” che si occupano principalmente di pattugliare le strade del Libano meridionale a bordo dei veicoli corazzati “puma” sia come mitragliere che come autiste ed anche altre auitanti di sanità. Inoltre vi sono anche donne autiste di mezzi pesanti o che partecipano ai faticosi compiti del genio che si occupa di costruire ex-novo delle basi campali, cominciando dallo spianamento dell’area fino all’annessione di tutti i servizi necessari, come nel caso delle basi di Chamaa e Maraka. Vi sono donne anche nel “7° Reggimento NBC Cremona”(Nucleare-Batteriologico-Chimico), a Tibnine, tra cui una donna che lavora nel laboratorio dell’NBC, dove si effettuano analisi su campioni solido-liquidi prelevati per testare l’eventuale grado di contaminazione di un’area da qualsiasi agente batteriologico-chimico. Le donne soldato italiane, oltre ad avere un’importante ruolo operativo al pari degli uomini, hanno anche un ruolo fondamentale nell’instaurare dei rapporti di interrelazione con le donne locali, in particolar modo in teatri come quello del Libano meridionale, a maggioranza musulmana sciita, così come ricordiamo per l’Iraq o l’Afghanistan, seppure in Libano le donne vivano una condizione sociale più emancipata rispetto a quelle di questi ultimi due paesi, a mio avviso, o almeno in apparenza. Ne sono esempio soprattutto le donne del personale medico-sanitario, nel cui organico è fondamentale la componente femminile, dato che in alcuni villaggi le donne non possono essere avvicinate e quindi visitate da personale di sesso maschile. Inoltre credo vi siano anche giovani ufficiali donna nel CIMIC (la cooperazione civile-militare), ingegneri che si occupano di ricostruzione e costruzione ex-novo di infrastrutture.
(1/ il seguito dell’intervista sarà pubblicato il 19 aprile).
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