Sovereto vergine poesia

Nicolò Marino Ceci

Una luce abbagliante che si riflette sulla pietra bianca, sulle case, sulle pietre lastricate, sui gradini.

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Sono ormai arrivate le belle giornate, calde e piene di sole; quasi estive. Giornate bellissime, dal sapore rustico, di campagna, di campi di margherite e papaveri, di genuinità, di semplicità.

Una luce abbagliante che si riflette sulla pietra bianca, sulle case di Sovereto, sulle sue pietre lastricate, sui suoi gradini; raggi di sole che attraverso le foglie scure degli alberelli ai margini della strada filtrano sul marciapiede, dandogli lucentezza e calorosità. Che poesia Sovereto, con il suo alone di mistero che trasuda dai simboli e dalle bifore che lo riempiono di bellezza. Una bellezza rimasta vergine nel tempo, da cui evapora una luminosità incontenibile e indescrivibile in queste lunghe giornate assolate.

Una bellezza autentica raccontata con alcuni umili scatti.

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