Gero Grassi: «Il futuro della Sanità e la Sanità del futuro»

La Redazione

«Occorre creare dei Comitati Consultivi e di Controllo, costituiti e gestiti dai cittadini appartenenti ad una ASL in modo che la loro voce sia ascoltata. Il modo più pratico per ottenere tutto ciò è

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo un intervento dell’on. Gero Grassi sui problemi della Sanità.

La sanità italiana è destinata ad essere profondamente trasformata, non tanto per ottenere migliori risultati, quanto per il modo come ottenerli. A fronte di risultati complessivi molto buoni in termini di salute, longevità dei cittadini, equità nell’accesso e qualità tecnica dei servizi, assistiamo a forti disuguaglianze sul territorio nella qualità e ad un diffuso senso di sfiducia tra i cittadini. Vi è un paradossale divario tra risultati ottenuti e soddisfazione dei cittadini.

Sebbene un paradosso di questa portata non abbia certamente una sola causa, tutto ruota attorno ad un concetto oggi accettato: affinché un sistema sanitario sia veramente moderno ed utile, i cittadini devono diventare il punto focale attorno a cui far ruotare ogni decisione. Purtroppo i cittadini italiani, con le loro esigenze e priorità, non si sentono affatto al centro dell’attenzione del sistema, non vivono come realtà il fatto che il “Sistema Sanità”, pubblico o privato, è veramente al servizio di tutti e che la cosa più importante per il SSN è servire la comunità nazionale. Sono i cittadini a chiederci che le impostazioni puramente ideologiche cedano il passo alla necessità di soddisfare anzitutto le loro aspettative, che vogliono sentirsi “accuditi” e non “sballottati” nel bel mezzo di diatribe tra medici, personale ausiliario, politici, economisti, ecc. I modelli prescelti devono quindi poter mutare per adattarsi nel tempo alle diverse necessità della comunità.

Perché ciò avvenga occorre procedere con forza sulla strada di una nuova umanizzazione della medicina</strong>; occorre convincere i medici che hanno, sempre e comunque, davanti a loro una persona, non il semplice “utente” di un servizio, spesso preoccupata, a volte spaventata e persino disorientata. Questo cittadino è “portatore di diritti” e in quanto tale deve – prima ancora che essere curato – essere informato, rassicurato quando ciò sia possibile, indirizzato e consigliato. Ha, in una parola, diritto di sentirsi al centro dell’attenzione del sistema.

Profetiche sono in questo senso le parole pronunciate dal Cardinale Carlo Martini a Betlemme: “Bisogna farsi comprendere ascoltando innanzitutto la gente, le loro necessità, problemi, sofferenze, lasciando che rimbalzino nel cuore e poi risuonino in ciò che diciamo, così che le nostre parole non cadano come dall’alto, da una teoria, ma che siano presi da quello che la gente sente e vive, la verità dell’esperienza, e portino la luce del Vangelo”. Quale miglior modo per definire la nuova Medicina così come devono vederla i Cattolici: non ideologia, ma etica.

È l’etica che impone il ristabilire un dialogo vero tra medico e paziente, dialogo che, partendo dai problemi quotidiani, porti chi è sano ad intraprendere stili di vita che mantengano la sua salute e ad utilizzare strumenti di prevenzione che identifichino precocemente ogni alterazione possibile. È attraverso il dialogo che chi è malato sarà veramente edotto sulle possibilità ed opzioni di trattamento, informato sulle probabilità di guarigione e sostenuto se queste possibilità sono minime. Un sistema più umano sarà certamente un sistema più accettato, più efficiente, globalmente più valido.

Porre al centro l’individuo significa considerare la singola persona ed il suo specifico problema umano eliminando quella progressiva disuguaglianza sociale che non può essere combattuta e modificata semplicemente instaurando una generica offerta di uguali possibilità.

Il primo passo verso una sanità migliore, più efficace e più efficiente e, soprattutto, più consona alle necessità di tutti è quindi dar voce alle esigenze dei cittadini che oggi sentono di non aver assolutamente alcuna voce in capitolo quando si tratta dei problemi legati alla loro salute perché tutto è devoluto alle Aziende Sanitarie Locali a cui il cittadino può solo rivolgersi, fidando nella comprensione di medici ed addetti. I cittadini hanno invece diritto di riappropriarsi della gestione della propria salute essendo presenti ed ascoltati nelle Aziende che si prendono cura di lui. Occorre quindi creare dei Comitati Consultivi e di Controllo, costituiti e gestiti dai cittadini appartenenti ad una ASL in modo che la loro voce sia ascoltata. Il modo più pratico per ottenere tutto ciò è coinvolgere direttamente i Comuni. 

È questa la direzione in cui si muovono alcuni dei Paesi più progrediti, nei quali si parla oggi di una sanità che abbia chi l’utilizza come motore portante; concetto ben espresso in inglese con l’espressione “Consumer-driven health care”. Questi Comitati dovrebbero poter indirizzare le scelte dei dirigenti delle ASL, suggerire modifiche e miglioramenti e creare meccanismi che permettano a chi usufruisce delle prestazioni di influenzare le priorità nell’uso delle risorse. Coinvolgendo i cittadini, obbligandoli a scelte difficili, chiedendo loro di controllare che queste scelte siano, non solo rispettate, ma gestite oculatamente, evitando spese superflue o dettate da esigenze più di prestigio che di vera utilità o – peggio – da motivazioni clientelari, renderà non solo trasparente l’intero SSN, ma avvicinerà il cittadino alla complessità dei problemi che esistono nella moderna gestione della salute di tutti.

Inoltre, occorre rendersi conto che il problema globale che investe tutta la vita civile dell’Italia di oggi è quello di controlli, continui, effettivi e capillari di ciascun sistema. E’ quindi indispensabile creare una struttura di controllo totalmente autonoma che sovraintenda all’accreditamento, al monitoraggio ed al controllo delle strutture accreditate, che valuti l’appropriatezza e l’efficienza dei servizi su tutto il territorio nazionale (pubblicando statistiche dei risultati ottenuti nei vari Ospedali). Occorre poi dotare questa Autorità o Agenzia dei poteri per intervenire con efficacia laddove fossero riscontrate situazioni incompatibili con una buona sanità.

Una volta stabilita la cornice entro cui agire, si dovrà riformare il cuore del sistema sanitario, che è e resterà l’Ospedale. Un Ospedale profondamente trasformato in luogo di cura per l’emergenza ed i pazienti acuti ed iperacuti, lasciando ad efficienti strutture e servizi territoriali tutte le altre attività. Ad un Ospedale di questo tipo saranno necessari meno letti di degenza classica e più di assistenza giornaliera (day hospital e day surgery).

Questo nuovo modello dovrà poi essere governato in modo completamente diverso: si dovrà cioè attuare un sistema di governo “attraverso cui le strutture sanitarie divengono responsabili del miglioramento continuo della qualità dei loro servizi e della salvaguardia di elevati standard di assistenza, attraverso la creazione di un ambiente in cui si possa sviluppare l’eccellenza dell’assistenza sanitaria” (come recita il concetto di “clinical governance” degli inglesi). Va detto chiaramente che Clinical Governance non significa e non può essere tradotta con l’espressione italiana Governo clinico, perché ha un significato molto più ampio. Essa definisce infatti l’arte o il modo di gestire e governare tutte le attività che hanno risvolti clinici e, per ottenere tutto ciò richiede di integrare la società civile e le istituzioni nel governo delle strutture sanitarie creando le premesse per l’auspicato passaggio da una visione ideologica ad una etica del lavoro quotidiano.

Questo nuovo modo di governare la galassia sanità parte dalla responsabilizzazione degli operatori, che devono essere chiamati a rispondere del loro operato; continua con una gestione trasparente di tutte le attività, compreso il dominio pubblico dei risultati ottenuti e si completa con quel coinvolgimento e partecipazione al governo delle Aziende da parte dei cittadini.

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