I Democratici di Sinistra scelgono la strada del Partito Democratico

Nico Andriani

Il risultato in vista del IV Congresso Nazionale

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Dopo 3 giorni di interessanti e animati dibattiti all’interno dell’Unione di Base “G. Gesmundo” i Democratici di Sinistra si sono espressi circa le mozioni congressuali relative al loro IV Congresso sul tema del Partito Democratico.

I dibattiti proficui che si sono tenuti all’interno del Congresso sono cominciati il 15marzo con l’apertura dei lavori e gli interventi del segretario uscente del Partito, Mimmo Tricarico, Enzo Locaputo, della Federazione DS di Bari, Mario Loizzo, assessore regionale, che hanno illustrato e discusso le mozioni congressuali nazionali.

Le perplessità emerse nei dibattiti animati da singoli tesserati ed esponenti dei sindacati, della Sinistra Giovanile e della dirigenza del Partito sono quelle legate ad una delicata fase politica del paese che vede un continuo scontro di singole posizione su singole questioni fino ad arrivare al tema del lavoro, settore d’impegno nel quale i DS insieme ai sindacati si sono sempre mostrati attivi, verso soprattutto il precariato e il limbo del lavoro interinale che impedisce il futuro alle nuove generazioni, così come le questioni etiche che hanno visto il partito puntare su una impostazione fortemente laica.

Il Partito Democratico si inserisce come una scommessa per dare governabilità al paese e soprattutto un necessario spiraglio per attuare le riforme di cui questo paese ha bisogno, a partire da una politica finanziaria stabile di fronte ad una finanziaria che si è rivelata dura da digerire ma con risultati concreti. Questi rappresenta un nuovo modo di approccio alla politica che soddisfa l’esigenza di partecipare alla cosa pubblica da parte della popolazione, quel grosso movimento di popolo dei blog e dei nuovi mezzi atti ad orientare le masse quali i media ma soprattutto una ritrovata spontaneità e la riscoperta della militanza da parte dei giovani che ha visto il successo di partecipazione delle primarie.

Un precedente importante che dimostra una condivisione di valori al di là delle divisioni sulle questioni etiche che hanno portato al fallimento di referendum quali quello sulla fecondazione assistita a causa di un approccio politico da parte della Chiesa cattolica ma che ha visto in quella stessa cornice l’opposizione di esponenti della Margherita stessa che criticavano le “arroganti” ingerenze in politica da parte di un’istituzione religiosa.

Un partito che partisse senza rispettare tali premesse sarebbe un fallimento; liberandosi invece da una certa idea di appartenenza in favore di una condivisione di esperienze e valori mostra maturità nell’affrontare le nuove sfide della società, una su tutte la collaborazione Bindi-Pollastrini nel preparare il ddl sui Di.Co., passo avanti in materia di civiltà e di accoglienza delle moderne problematiche, frutto di una storia che in ricordo dell’eccidio di Via Fani che vide il sequestro del presidente della allora DC Moro, aveva nello stesso il fautore del compromesso storico con Enrico Berlinguer, un’anticamera ideologica alla creazione del moderno Partito Democratico, che rappresenti anche un rifiuto totale di tutti quei rigurgiti di terrorismo e di sponde extra-parlamentari.

Le votazioni svoltesi con un’affluenza pari al 70% degli aventi diritto, hanno visto l’affermarsi, con l’80% dei consensi, della prima mozione, quella a firma Piero Fassino per la nascita del Partito Democratico che unisca le due anime più grandi dell’Unione, i DS e la Margherita. Sono numeri che mostrano una forte identità dei singoli tesserati alle problematiche e al futuro di un partito ma ancora di più della politica italiana stessa all’interno del paese.

Il rinnovato direttivo, composto da 21 membri molti dei quali under30 dimostra come la guida del partito, alla cui segreteria è stato riconfermato Mimmo Tricarico, veda nei giovani la spina dorsale di un nuovo progetto e di un nuovo periodo storico e politico, in cui le sfide da affrontare tornino ad essere a misura d’uomo, a misura di lavoratore e a misura di precari, a misura italiana ma anche con la presa di coscienza di una precisa collocazione in ambito europeo, visto il grande interrogativo sulla posizione del Partito Democratico all’interno del Parlamento Europeo e ancora di più del P.S.E.

Una scommessa che ripercorre i passi del discorso tenuto ai giovani da Enrico Berlinguer a Milano nel 1982 e ripreso nel discorso di Tricarico in apertura dei lavori: “la prima, essenziale, semplice verità che va ricordata a tutti i giovani è che se la politica non la faranno loro, essa rimarrà appannaggio degli altri, mentre sono loro, i giovani, i quali hanno l’interesse fondamentale a costruire il proprio futuro e innanzitutto a garantire che un futuro vi sia”.

Parole rimarcate dallo stesso segretario, che ricorda come la riunione nazionale dei segretari ha rivelato una nuova componente generazionale sulla scia di un rinnovo della classe politica e dirigenziale per cui la storia di un partito che dalla Bolognina ha visto il suo passaggio da PC a PDS a DS e che ora si appresta nuovamente a cambiare faccia, non perda al suo interno quei valori condivisi che possono fare di questa nuova aggregazione un nuovo partito all’insegna di valori, sviluppo e modernità.

La diversità come fonte di ricchezza è alla base dell’entusiasmo della stessa Sinistra Giovanile che si prepara, animata dagli stessi timori a questa nuova esperienza, ma pronta ad un nuovo clima per accogliere una nuova realtà, così come l’invito generale resta quello di aderire tutti insieme mantenendo la propria storia.

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