Laboratorio di cittadinanza, giovani impegnati per il bene comune
«L’idea è stata quella di fare un’esperienza concreta di cittadinanza mettendoci insieme, ciascuno con la propria identità, le proprie idee e i propri carismi, al fine di riflettere su alcuni aspetti
“Fare il cittadino vorrà dire il miglior modo di esserlo”
Domenica 11 marzo si è svolto a Terlizzi, presso il Liceo Classico “C. Sylos”, il laboratorio di cittadinanza pensato e proposto all’interno del percorso che porterà i giovani alla GMG diocesana (che avrà luogo a Terlizzi il 31 Marzo) nonché tappa significativa delle settimane sociali dell’Azione Cattolica diocesana.
La cittadinanza è una delle 5 aree tematiche su cui la Chiesa ha avuto modo di riflettere durante il Convegno di Verona. L’idea è stata quella di fare un’esperienza concreta di cittadinanza mettendoci insieme, ciascuno con la propria identità, le proprie idee e i propri carismi, al fine di riflettere su alcuni aspetti con cui ciascuno di noi si misura quotidianamente e nei quali si gioca l’essere cittadini più o meno attivi e consapevoli. Il laboratorio è stato pensato e realizzato dall’Azione Cattolica insieme ad altre realtà associative presenti nella nostra comunità cittadina: ARCI, CARITAS, CLAD, MEDITERRANIA, UNITALSI.
Abbiamo così potuto riflettere insieme ed elaborare alcune proposte che noi giovani sentiamo di fare alle istituzioni con riferimento alle tematiche dell’alloggio, immigrazione, occupazione, ricreatività e spazi per i giovani, solitudine dell’ammalato. Tutto ciò che è stato prodotto confluirà in un documento che sarà consegnato ai Sindaci dei quattro paesi della Diocesi e al Vescovo nella giornata della GMG diocesana .
L’augurio è quello che le istituzioni possano avere cura e considerazione del punto di vista dei giovani su problematiche che, sommate, costituiscono sicuramente una parte consistente del “bene comune” per il quale esse sono chiamate a lavorare con impegno, passione e dedizione.
Il laboratorio è stato reso significativo dalla presenza di alcuni adulti di buona volontà, che hanno rappresentato il valore aggiunto del nostro lavoro. E’ evidente lo scollamento, talvolta forte, fra giovani e adulti che grava in maniera incisiva sulla realtà odierna, di per sè già non facile. Noi giovani sentiamo forte il bisogno di avere un lavoro, una casa, spazi in cui realizzarci. Ma non solo. Spesso la crisi di valori lascia un segno decisamente più indelebile dell’assenza di lavoro o di una abitazione.
Un grazie particolare va a Francesco Fiore che ci ha aiutati a riflettere sul senso della cittadinanza, prima ancora che su quello della cittadinanza attiva che, come lui osservava, è un secondo livello cui si può giungere solo dopo aver recuperato la dimensione civica. Nel suo intervento e nelle sintesi fatte dai singoli gruppi di lavoro è emersa l’esigenza di riappropriarsi degli strumenti di partecipazione (quali ad esempio la consulta delle associazioni) che appartengono ai cittadini e dei quali le istituzioni non dovrebbero fare a meno se vogliono puntare ad una gestione migliore e maggiormente condivisa del “bene comune”. Quest’ultimo appartiene a tutti, alle istituzioni ma prima ancora ai cittadini. Solo riappropriandosi della consapevolezza di tutto ciò, come ha ricordato Francesco in chiusura della sua riflessione, “fare il cittadino vorrà dire il modo migliore per esserlo”.
Da ultimo, un ringraziamento di cuore va a Francesco De Palo che ci ha aiutati nella riflessione che ha preceduto l’organizzazione del laboratorio e che, purtroppo, non ha potuto condividere fisicamente il momento laboratoriale. La serata è terminata con un momento di festa nel quale diversi musicisti si sono esibiti.
Mi piace concludere questo breve racconto di un’esperienza importante con le parole che Giorgio La Pira, uomo che ha esperito in maniera significativa con la propria vita la dimensione di cittadino, rivolse il 6 Novembre 1954 ai fiorentini durante il suo mandato di sindaco.
«Amate la vostra città come parte integrante, per così dire, della vostra personalità. Voi siete piantati in essa, in essa saranno piantate le generazioni future che avranno da voi radice: è un patrimonio prezioso che voi siete tenuti a tramandare intatto, anzi migliorato ed accresciuto, alle generazioni che verranno. Ogni città racchiude in sè una vocazione e un mistero (…). Amatela, quindi, come si ama la casa comune destinata a noi ed ai nostri figli. Custoditene le piazze, i giardini, le strade, le scuole: curatene con amore, sempre infiorandoli ed illuminandoli, i tabernacoli della Madonna, che saranno in essa costruiti; fate che il volto di questa vostra città sia sempre sereno e pulito. Fate, soprattutto, di essa lo strumento efficace della vostra vita associata. Sentitevi, attraverso di essa, membri di una stessa famiglia. Non vi siano fra voi divisioni essenziali che turbino la pace e l’amicizia: ma la pace, l’amicizia, la cristiana fraternità, fioriscano in questa città vostra come fiorisce l’ulivo a primavera!
Ogni vostra casa sia, come dice il proverbio, una badia; sia come un giardino che ha terreno buono e che produce fiori e frutti; sono i fiori e i frutti delle virtù familiari, religiose e civili.
Un vivaio di grazia, di purezza, di affetto e di pace amorevole ove i germogli nuovi – i bambini – saranno custoditi come la pupilla dei vostri occhi e come la ricchezza suprema della città intera! E dove gli anziani trovino conforto sereno, amoroso tramonto!
Queste vostre case non conoscano – è l’augurio che vi faccio dal fondo del cuore! – l’angoscia della disoccupazione e dell’indigenza! Ma siano oggi e sempre case di operosi lavoratori che guadagnano con il loro sudore il pane santificato ogni giorno!»
*(Coordinatrice cittadina Azione Cattolica Terlizzi)
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