Dalla Consulta delle Associazioni proposte per la democrazia partecipativa
«Non si tratta solo di ascoltare gli interventi degli amministratori comunali e partecipare da osservatori ai lavori dei consigli comunali, ma di cercare di creare, tutti insieme, una classe dirigent
Nel dare atto all’Amministrazione comunale di aver assunto nel febbraio 2005, due importanti iniziative orientate alla conoscenza ed all’attuazione di pratiche di democrazia partecipata come la presentazione del libro “Pillola Rossa o Pillola Blu? – Pratiche di democrazia partecipativa nel Municipio Roma XI” e di aver deliberato il 14/2/2005 l’atto d’indirizzo avente ad oggetto: “Promozione della partecipazione diretta dei cittadini e delle cittadine alla vita amministrativa”, credo di fare cosa utile nel richiamare, ancora una volta, l’attenzione di tutti sulla necessità di attuare forme di democrazia partecipata innovative, così come previsto dagli articoli da 6 a 10 del Testo Unico Enti Locali, D. Lgs 267/2000 e dallo Statuto comunale, Titolo 1 art. 5 “Rapporti con i cittadini ed informazione”; art. 7 “Principi generali sulla trasparenza”; art. 8 “Pari opportunità; art. 9 Consiglio Comunale dei Ragazzi”; Titolo V ”Rapporti con la comunità e partecipazione”che negli articoli dal 43 a 52 disciplina la “Partecipazione dei cittadini all’Amministrazione,”, le Associazioni, il Volontariato e la Cooperazione, la Consulta, le Istanze e le Petizioni, il Diritto d’Iniziativa, il Referendum, il Difensore Civico.
Quando, dove e come – ci chiediamo – gli attuali amministratori hanno posto in essere questi bei principi, che attendono di essere regolamentati da ben cinque anni? Un primo passo in questa direzione è stato fatto, in verità, il mese scorso, dall’Assessore Michele Vallarelli, che ci ha informati, in una pubblica assemblea, di aver avviato il processo di informatizzazione del Comune, costituendo l’albo delle associazioni, che potranno così contribuire, con la propria attività e le proprie competenze, alle scelte che determinano le politiche amministrative.
Siamo consapevoli che la posta in gioco non è solo un programma amministrativo fattibile, ma anche la realizzazione di un nuovo patto sociale tra i cittadini e le istituzioni, tra la società civile ed i partiti. Non si tratta solo di ascoltare gli interventi degli amministratori comunali e partecipare da osservatori ai lavori dei consigli comunali, ma di cercare di creare, tutti insieme, una classe dirigente efficiente e capace di ricostruire il senso di una nuova convivenza democratica all’insegna di quel cambiamento promesso che ora attende la prova dei fatti.
C’è l’urgenza di promuovere una cultura del progetto, abbandonando quella dell’aggiustamento e del ritocco. Cultura del progetto per noi vuol dire riscrivere il profilo di una nuova cittadinanza, avere un progetto per una nuova Terlizzi. E’ avere chiaro che le gambe del progetto non sono solo istituzionali, ma anche sociali, amministrative, economiche.
È dentro questo contesto culturale sociale e politico che la Consulta delle Associazioni intende contribuire all’arricchimento del programma di governo ed alla sua realizzazione, partendo dal nostro autonomo patrimonio di cultura e di esperienza politica ed associativa.
Una risposta democratica ed innovatrice alla crisi di Terlizzi richiede, a nostro avviso, in primo luogo, un nuovo modo di fare politica e di governare, un’Amministrazione comunale accessibile a tutti i soggetti della politica e della società. Il progetto che vogliamo contribuire a costruire insieme a tutti i cittadini onesti e di buona volontà, qualunque sia il loro credo politico, è quello di un paese dove sia possibile crescere, studiare, lavorare, creare imprese, trovare una casa, passeggiare senza paura e senza timori per la salute, divertirsi, socializzare la vita dal condominio alle piazze, nei contenitori culturali e nel “palazzo”, essere tutelati nei propri diritti di cittadinanza e coinvolti nei processi decisionali.
Da questo progetto non possono continuare a rimanere esclusi i giovani, gli anziani e le donne. Con loro devono entrare nella politica la cultura del rispetto delle diversità, dell’accoglienza e della non violenza, rimaste per troppo tempo lontane dalle istituzioni, dai partiti e dalla politica.
Terlizzi possiede un tessuto socio – culturale vivace ed attivo, fatto di associazioni e di aggregazioni, che rivolgono la loro attenzione a numerosi aspetti della solidarietà, della cultura, dello spettacolo, del turismo e dello sport, senza ricevere adeguati contributi per la loro azione meritoria nei confronti della città. Ma la politica culturale dell’Amministrazione deve caratterizzarsi non per l’elargizione discrezionale delle risorse finanziarie, ma per l’ampia disponibilità di infrastrutture a servizio del territorio.
Per quanto concerne i diritti cittadinanza e di partecipazione occorre impostare un programma che attivi con sollecitudine e determinazione gli istituti previsti dallo Statuto comunale: Regolamenti, Referendum propositivo, Consulta delle Associazioni, Consulta dei giovani, Consulta degli immigrati, Consiglio comunale dei Ragazzi, Commissione per la parità e le pari opportunità uomo – donna, Difensore civico, ecc. Bisogna deliberare e regolamentare la “Carta dei diritti del Cittadino”, delegare un referente per i rapporti con la Consulta delle Associazioni, che deve essere dotata di una sede idonea allo svolgimenti del suo mandato così come previsto dallo Statuto comunale. Dovrà essere impegno dell’Amministrazione istituire la figura del “Difensore civico”, avente la funzione di garante dell’imparzialità e della correttezza amministrativa.
Per le politiche sociali ci si dovrà confrontare su un progetto politico – amministrativo in cui siano affrontati i fattori di rischio, risolte le condizioni di emarginazione, di solitudine, di degrado, di mancanza di speranza in un futuro migliore presenti nella nostra comunità.
Un primo segnale in questa direzione potrebbe essere sicuramente quello di applicare la direttiva del 17/2/2006 e pubblicata sulla G.U. il 16/3/2006, n. 63, della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dipartimento della Funzione pubblica, che contiene le prime linee guida ufficiali sulla redazione di un bilancio sociale.
Una delle sfide più grandi è proprio questa. Un Comune che funzioni, che abbandoni le deleterie pratiche delle lottizzazioni partitiche, sia amico della comunità locale, sappia essere effettivamente “sussidiario”, cioè capace di sostenere il cammino e conquisti la fiducia dei cittadini, diventando centro di formazione ed informazione per tutti.
In conclusione, l’inseparabilità dei valori dell’efficienza e della solidarietà costituiscono il cardine della nostra proposta.
* Presidente della Consulta delle Associazioni
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