No del parroco all’uso della sala. Il teatro vernacolare se ne va a Ruvo
Duro manifesto della Compagnia Teatrale Vernacolare di Terlizzi per il rifiuto del nuovo parroco Don Michele Del Vecchio di far rappresentare la nuova commedia “uno spavento vale per cento.”
Da alcuni giorni c’è in giro per Terlizzi un manifesto giallo e nero, pacchiano quanto curioso, che titola “vergogna!”. In poche righe si può riassumere una piccola polemica scoppiata tra il Gruppo Teatrale Vernacolare di Terlizzi e il nuovo parroco ruvese della Chiesa di S. Maria della Stella, Don Michele Del Vecchio. Per cosa? Per il rifiuto di tale prete di far rappresentare l’ultima commedia di tale compagnia teatrale “nu spavinde vele pe cinde”(=uno spavento vale per cento) del prof. Pasquale Summo.
Andiamo al manifesto: “quest’anno la commedia [suddetta] non potrà esser rappresentata nel Salone Albanese della chiesa della S. Maria della Stella, dove per diversi anni, grazie alla disponibilità del parroco Don Francesco De Lucia e di tutta la parrocchia, si sono rappresentate le nostre commedie con tanto successo di pubblico e critica. A fine Agosto 2006 ci recammo dal nuovo parroco [Don Michele Del Vecchio] per chiedergli l’uso della sala e per concordare il calendario delle date delle rappresentazioni e delle prove per lo spettacolo [e ribadimmo] il nostro impegno a: riconoscere il compenso per l’uso della sala(200 euro); fare beneficenza.”
“Stranamente fummo accolti […] con diffidenza, [mentre poi] il buon curato ci licenziò con freddo distacco dicendoci:’presentate richiesta scritta e ne discuterò con il consiglio pastorale’.[…] Il Sacerdote e il Consiglio Pastorale si riunirono e decisero di negare l’uso della predetta sala con la seguente motivazione: ‘non è possibile per molteplici esigenze pastorali accogliere la vostra domanda’”.
“A nostro parere le ragioni sono ben altre e vanno ricercate nella forma mentis del parroco che, dal primo momento del suo insediamento, […] ha indossato i panni dell’Inquisitore, costringendo tutti a vivere un’esperienza di assoluta disobbedienza ai suoi voleri.[…] La verità è che [ nella riunione ] a decidere è stato lui. Perché tanta cattiveria ed accanimento contro il nostro gruppo?[..] Eppure cari cittadini, abbiamo sempre pagato il prezzo dell’affitto (200 euro) per ogni serata di rappresentazione. Inoltre, con i pochi guadagni rimasti, abbiamo sempre fatto beneficenza alla parrocchia stessa o come in altri anni, alla concattedrale per contribuire alla costruzione di una chiesa in Brasile ed altre associazioni bisognose. Abbiamo sempre rispettato la sacralità del luogo che ci ospitava […] con grande senso di responsabilità e con correttezza. Non è finita qui: siffatto sacerdote ha concesso [in seguito] l’uso della sala ad un altro gruppo teatrale”.
“E’ intervenuta anche l’amministrazione, a nostro parere con scarsa convinzione e poca fermezza. A questo punto ci chiediamo:”il nostro amatissimo vescovo è a conoscenza di questi fatti? […] Nessuno è padrone della sua parrocchia. Una vera vergogna per il nostro paese e per le nostre istituzioni.
Comunque la commedia si terrà l’11 e il 18 Marzo 2007 a Ruvo di Puglia, presso l’auditorium del Liceo Scientifico “Tedone”.”
Manifesto dai toni aspri in reazione ad una scelta forse non ben spiegata. Un peccato in quanto quando si usano parole come ‘vergogna’ e aggettivazioni poco sacre e piuttosto profane, a perdere la partita è in primis il confronto, il dibattito e la comune concertazione.
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