Celebrata la XV Giornata Mondiale del Malato.

Valeria De Ceglia

Terlizzi e le sue parrocchie riflettono sul senso della sofferenza e su ciò che resta per chi sa di star vivendo il crepuscolo della propria esistenza terrena.

0 commenta

Indubbiamente la domenica appena trascorsa è stata densa di messaggi troppo delicati  per poter darne un’esposizione oggettiva e disinteressata. La sofferenza è stata al centro della riflessione domenicale e le parrocchie del nostro paese non si sono di certo astenute dalla celebrazione della XV giornata del malato.

L’invito dei nostri parroci è, uniformemente a quanto profuso da Benedetto XVI, di non lasciare i sofferenti da soli ma, al contrario, star loro vicini con carità ed amore. Parole di speranza o di accettazione di fronte a malattie incurabili sono state vivamente ascoltate e non sono mancate espressioni di sconforto e di sterile commozione da parte di coloro che non hanno potuto trattenere il loro dolore. Chissà forse nei tanti sguardi in cui era leggibile l’angoscia della morte è stato possibile comprendere appieno il senso del messaggio liturgico. Forse le parole riferite dall’altare passeranno presto in oblio ma alimenteranno e renderanno più robusta la speranza che abita nel nostro inconscio.

Valutare la sofferenza secondo il “metro del cielo” è stato il leit motiv della riflessione intensamente vissuta nelle nostre parrocchie.

Resta l’odore dell’uomo e  della vita, resta il senso del trascendente e dell’immanente, restano i pensieri e i sogni, resta il ricordo di una gita in barca, resta l’emozione di un abbraccio o di una stretta di mano, resta il gusto di una novità, resta la condivisione di un amore, resta la caparbietà di cambiare sé e il mondo anche per chi sa di star vivendo il crepuscolo della propria esistenza terrena.

avatar

Nessun commento ancora. Scrivi il primo!