Il giorno del ricordo. Per commemorare una vicenda a lungo trascurata
Anche quest’anno si celebrerà “il giorno del ricordo” in memoria delle vittime delle Foibe.
Il 10 Febbraio 2007 si celebrerà, per il secondo anno “il giorno del ricordo”, in onore delle migliaia delle vittime delle Foibe. Il Comune di Terlizzi onorerà questo evento giovedì 15 febbraio 2007 con la proiezione del documentario “Esodo, parte prima – la memoria negata; parte seconda – l’Italia dimenticata” presso il salone “Mons. Felice De Paù” della Biblioteca Comunale “L. Marinelli Giovene”, in seguito al quale seguirà un dibattito. In memoria delle vittime delle Foibe, dell’Esodo Giuliano – Dalmata, delle vicende del Confine Orientale.
Le Foibe (dal latino”fovea”, che significa “fossa”) sono solo voragini rocciose, a forma di imbuto rovesciato, create dall’erosione di corsi d’acqua, che possono raggiungere anche i 200 metri di profondità, ma rappresentano purtroppo anche delle inguaribili ferite nella memoria e nella coscienza di molti italiani. In quei luoghi dall’8 settembre del 1943 e fino a tutto il 1946, in Istria prima e poi nel territorio di Trieste e in gran parte della Venezia Giulia, i partigiani delle formazioni titine, cui erano in qualche caso aggregate formazioni partigiane italiane, usavano le foibe per eliminare, gettandoveli dentro, i “fascisti italiani, militari o civili che fossero”. Ben di rado l’eliminazione fisica e il conseguente ” infoibamento” avveniva mediante una semplice fucilazione. Comunemente, prima di essere gettati nelle fosse, gli uomini e le donne, rastrellati e strappati dalle loro case e condannati senza processo alcuno, erano evirati, stuprati, accecati, torturati. Alcuni furono legati a cadaveri con filo spinato e quindi gettati vivi nei crepacci.
Nelle foibe furono precipitati civili d’ogni credo e colore politico, colpevoli esclusivamente d’essere italiani. Ma quante furono le vittime delle foibe? Nessuno lo saprà mai. Di certo non lo sanno neanche gli esecutori delle stragi. Questi non hanno parlato e non parlano. D’altra parte è pensabile che in quel clima di furore omicida e di caos ben poco ci si curasse di tenere contabilità delle esecuzioni. Si calcola che gli infoibati furono alcune migliaia. Più precisamente, secondo lo studioso triestino raoul pupo, “il numero degli infoibati può essere calcolato tra i 4 mila e i 5 mila. Alle vittime vanno aggiunti i deportati, anche questi a migliaia nei lager jugoslavi, dai quali una gran parte non conobbero ritorno. Complessivamente le vittime di quegli anni tragici, soppresse in vario modo da mano slavo-comunista, vengono indicati in 10 mila o anche più, cifra errata sia per eccesso sia per difetto. Quest’assoluta imprecisione dipende da molti fattori. In primo luogo, il governo iugoslavo non ha mai accettato di partecipare a inchieste per determinare il numero di decessi.
D’altra parte per decenni il disinteresse è stato anche italiano, a causa delle controversie politiche che la questione poteva originare. A questi si è aggiunta la difficoltà oggettiva di recuperare i cadaveri da queste profondissime cavità naturali che hanno particolarissime configurazioni geologiche e la cui imboccatura spesso veniva demolita con l’esplosivo. La vicenda delle foibe nel dopoguerra è stata a lungo trascurata per i convergenti interessi di governo e opposizione di sinistra a mantenere buoni rapporti con la Jugoslavia.
Bisogna però anche considerare che, seppur giusta, si tratta comunque di una commemorazione che è stata introdotta a puro scopo strumentale da parte della destra. Una sospetta manovra di impostazione ideologica alla disperata ricerca di consenso, in previsione della successiva competizione elettorale. Una mossa che in ogni caso non deve minimamente influire sul ricordo di queste vittime di un’ingiusta ed ingiustificata reazione del peggior comunismo alla mattanza nazista.
“A tragedia si aggiunge tragedia.“ (Paolo Mieli – Direttore Corriere della Sera).
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