Al Piccolo Garzia il teatro danza della compagnia Qualibò presenta “Dediche Mute”

La Redazione

Dediche Mute sceglie come forma espressiva la danza. Un linguaggio dotato, più di altri, di una grande allusività e capacità di condensazione di significati.

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Continuano gli appuntamenti teatrali al “Piccolo Osservatorio Universale Garzia” – sala polivalente a servizio della cultura, grazie al contributo della Provincia di Bari, Assessorato alla Cultura, ed al sostegno di alcuni imprenditori locali, nell’ambito della rassegna “Vitaohscena”, spettacoli teatrali che raccontano la “vita” attraverso il mezzo “scenico”. Sabato 27 Gennaio ore 21.30, la compagnia teatro danza QuaLiBò presenta “Dediche Mute” che Nicola Viesti ha definito “due brevi nuovi pezzi caratterizzati da ironia autobiografica, sensualità lieve ed intrigante e da tematiche che mettono al primo posto i sentimenti e la loro problematicità”. Qualibò è una giovane compagnia pugliese di teatro danza formata da Lisa Masellis, Francesca Giglio, Maristella Tanzi e dal musicista Adolfo La Volpe.

Dediche Mute racconta l’incontro fra un “io” ed un “tu”. Incontro che, come tutte le cose umane, è sempre complesso, goffo e commovente nella sua fragilità. L’“altro”, filtrato dallo sguardo della memoria, perde i suoi contorni di presenza di carne e diventa interlocutore ideale i cui tratti si confondono con altri tratti, proiezione, sogno, desiderio. Il ricordo è una maniera di incontrarsi in un luogo al di là del tempo e dello spazio ma che del tempo e dello spazio conserva una imprecisa eco. Un luogo dove è possibile riconoscersi, entrare in contatto ma anche, finalmente, raccontarsi…e scoprire la via da seguire per sdrammatizzare e per sopravvivere.

Dediche Mute si divide in due quadri. Il primo quadro, “ZeroDue”, è un racconto per immagini e colori che sgorga per urgenza di memoria. Il ricordo di una persona cara crea un ponte tra un passato ”semplice” ed un presente in cui questa semplicità è compromessa. Cartoline sbiadite dalla nostalgia ma anche fotogrammi animati da vivido sarcasmo per raccontare di amore e di resistenza. Nel secondo quadro, “Taratàtanz – amor, amoris”, il “tu” è oggetto d’amore. Amore goffamente rifiutato, accolto, perso, inseguito, cercato e nel contempo respinto; occasione per donare e donarsi sempre minacciata dalla paura di perdere i confini del proprio sé, fino a quando, all’improvviso….

Dediche Mute sceglie come forma espressiva la danza. Un linguaggio dotato, più di altri, di una grande allusività e capacità di condensazione di significati. Nel corpo, oggetto e soggetto di ogni esperienza, sedimenta e si radica un vissuto – sia personale che osservato – che è subito “riconoscibile” intuitivamente dallo spettatore. Anche se la sua gestualità non è mai puramente didascalica ma sempre traslata creativamente ed emotivamente nel momento in cui viene elaborata e poi interpretata, il linguaggio della danza è universale ed immediato proprio perché parte da qualcosa di semplice e concreto: il corpo con la sua imperfetta, sgangherata bellezza.

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