Centro Studi “A. Moro”: lettera aperta sul confronto politico in atto nel Comune di Terlizzi.

Vito De Leo*
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Sembra che con una lettera indirizzata agli “amici del centrosinistra”, il sindaco Vincenzo Di Tria abbia deciso di scrivere la parola “fine” alla crisi politico – amministrativa provocata dalla drastica decisione de La Margherita di ritirare la sua delegazione assessorile per i motivi che, stando ai numerosi manifesti affissi in città da tutti i partiti politici, i più hanno dichiarato di non comprendere o di non condividere.

Nel testo, implicitamente autocritico, ma anche fortemente propositivo, con un linguaggio attinto al migliore “politichese”, si usano espressioni tali da far pensare ad una vera e propria conversione sulla via di Damasco (o de La Margherita), prendendo responsabilmente atto che “il partito de La Margherita ha posto forte l’urgenza di  rimodulare le delicate dinamiche interne all’apparato di governo della città. E’ dunque questa l’occasione, nell’ambito della ricucitura dei rapporti politici, perché si possano ridurre al minimo gli ostacoli alla comunicazione, ottimizzando nel contempo la capacità di discussione e di elaborazione dei provvedimenti destinati ad essere deliberati in giunta ed in consiglio comunale”.

Segue, quindi una lunga serie di buoni propositi infarciti da termini quali “partecipazione” e “coinvolgimento”, che devono essere il tema dominante della politica di centrosinistra in questa ultima parte della legislatura, partendo dal potenziamento della comunicazione e delle sinergie interne alla stessa coalizione”. Di qui la proposta di istituire un “tavolo dei segretari dei partiti della coalizione ,(omissis) i cui provvedimenti fluiranno verso giunta e commissioni consiliari”. Avviandosi alla conclusione, il sindaco esprime anche la necessità di “rendere più stabile possibile il quadro politico interno, cercando di recuperare le forze slegatesi dal progetto del 2003”(omissis), sfruttando anche le potenzialità che l’emergere di grandi aggregazioni come il nascente Partito Democratico daranno al sistema politico a livello nazionale e locale”.

Dopo aver fatto l’elenco dei provvedimenti amministrativi (di portata storica) in dirittura d’arrivo, il sindaco conclude la sua lettera agli “amici di centrosinistra” (senza il consueto “cari” e il classico trattino) con queste nobili parole: “Bisognerà far ricorso a tutto il nostro senso di responsabilità ed al tenace ancoramento ai valori del centrosinistra perché non si vanifichino gli sforzi di questi anni, portandoci a raggiungere i risultati richiesti a gran voce dalla nostra Terlizzi. (Sic!).

Finalmente – ho commentato – la parola magica è saltata fuori: “Terlizzi”, ossia la comunità, i cittadini, le associazioni, i giovani, le famiglie, gli anziani, gli immigrati, ossia quell’insieme di persone e di gruppi che condividono lo stesso territorio, che si è dato delle regole, delle norme di convivenza, un’organizzazione amministrativa, dei ruoli, ma che è anche un intreccio di legami affettivi, psicologici, di appartenenza e, talvolta, come abbiamo visto – di conflitto.

A questo punto, ho cominciato a sognare. Ho sognato che i cittadini smettevano di lamentarsi contro i partiti, il Comune e il Sindaco e progettavano, invece, di modificare il proprio ruolo nei confronti del pubblico potere da soggetti passivi e solo portatori di protesta, a protagonisti attivi e formulatori di proposta. E tutto ciò grazie a un’improvvisa rivitalizzazione dei partiti politici, cioè di quegli organismi creati dalla Storia e legittimati dalla nostra Costituzione, nell’art. 49, come anello di congiunzione tra cittadini e istituzioni, tra Paese legale e Paese reale.

Il sogno mi faceva pensare che si fosse tornati a incontrarsi nelle sedi dei vari partiti per discutere tra gli iscritti e con i rappresentanti politici, dei problemi di attualità nei vari ordini e gradi istituzionali.

L’atteggiamento dei responsabili delle cariche politiche presenti alle riunioni non più di indifferente distacco ma di convinta e sensibile partecipazione, quasi che quel dibattito potesse servire anche a loro per conoscere meglio le varie problematiche e, grazie alla preziosa testimonianza popolare, essere maggiormente in grado di affrontare successivamente il dibattito nelle apposite sedi istituzionali.

Mi sembrava di rivivere i momenti in cui, in una parentesi politica di anni fa, avevo sperimentato prima nel ruolo capogruppo consiliare e poi di assessore, l’utilità del confronto, il beneficio dello scambio dialettico, l’arricchimento della propria posizione dopo averla misurata con l’altrui (specialmente in occasione della redazione del bilancio di previsione e, successivamente, in qualità di componente della commissione, nella redazione dello Statuto comunale).

Durante il sogno ho rivissuto quei momenti che avevano ancor di più fatto maturare la mia coscienza in chiave sinceramente democratica, tanto che, nella veste di presidente di organismi associativi diversi e, successivamente, di presidente della Consulta delle Associazioni, mi immaginavo proteso nella ricerca di quanti in tutti questi anni mi hanno sempre chiesto di voler partecipare a dibattiti politici e amministrativi, di voler incontrare i propri rappresentanti, di poter finalmente far sentire loro pubblicamente la propria voce…come ai vecchi tempi.

Ho anche sognato di incontrare politici con grosse responsabilità che andavano incontro ai cittadini per chiedere come stessero e che cosa pensassero della propria azione politica, che ricercassero il parere dell’opinione pubblica ritenendola importante, come mi è capitato nel passato con gli onn. Aldo Moro e Renato Dell’Andro e come qualche volta mi capita oggi con gli onn. Gero Grassi e Nichi Vendola.

Ma con questi bei ricordi mi sono svegliato all’improvviso la realtà mi ha riportato alla delusione dei tempi attuali, nei quali non vedo più i partiti come fucine di attive di raccolta di opinioni piuttosto che di soli consensi elettorali, rappresentanti politici inclini ad incontri dialettici, possibilità di incontri per cercare un identico sentire tra chi ha responsabilità decisionali e la base che poi sarà chiamata a esprimersi con il voto sul loro operato.

No, niente di tutto questo! Ho solo rivisto quei pochi eletti (o nominati?), che fanno e disfano a piacimento, che effettuano scelte all’ultimo momento e senza grandi consultazioni, che si negano agli approfondimenti per proposte costruttive, che cercano il contatto solo alle scadenze elettorali e che della vita di partito hanno perso, e i più giovani non hanno mai avuto, ogni cognizione.

A questo punto ho preferito richiudere gli occhi per riprendere a sognare una politica partecipata e non imposta, una democrazia rappresentativa che nasce dal basso e non viene gerarchicamente calata dall’alto.

Utopia? Chissà che, come scriveva Benedetto Croce, l’utopia dell’oggi non divenga la realtà del domani! Il costruendo Partito democratico aperto al più ampio numero di partecipanti, anche esterni, che apportino idee e sollecitazioni in grado di far crescere il sistema istituzionale, può veramente diventare un laboratorio che funzioni come anello di congiunzione fra la società civile e la politica. Diversamente, si entrerà in una crisi di sistema, di cui a Terlizzi stiamo ancora vivendo le nefaste conseguenze.

*Presidente Centro Studi Politici “Aldo Moro”

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