I Nomadi in diretta telefonica su Radio Terlizzi Stereo

Valeria De Ceglia

Sabato alle ore 17, Alfredo Guastamacchia intervisterà i Nomadi. L’intervista vuol essere anche un contributo alla memoria del grande Augusto Daolio.

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Avevamo già anticipato l’imminente intervista di R.T.S. ad un altro grande protagonista della musica italiana. Dopo un po’ di doverosa suspence, con grande entusiasmo, comunichiamo ai nostri utenti che sabato 13 gennaio alle ore 17 Alfredo Guastamacchia intervisterà i Nomadi.

Un evento di notevole importanza che attesta in primo luogo la crescita della nostra amata radio locale il cui ingrediente principale è l’amore per la musica. Intervistando i Nomadi, Alfredo Guastamacchia non trascurerà la citazione di un grande nome, Augusto Daolio. Parlare di Daolio equivale innanzitutto a confrontarsi con un mostro sacro della musica che, non a torto, è stato elevato a idolo e simbolo di un’epoca culturale desiderosa di lottare contro l’insolenza dei più beceri calcoli politici. Salvare dall’oblio Augusto Daolio equivale a armarci di buoni propositi per una più caparbia opposizione all’ideologia capitalista che, con grande veemenza, continua a stemperare i valori più puri di una vita seriamente condotta sotto il profilo morale.

Ci associamo, in qualità di mezzo mediatico, alla grande intervista di Alfredo Guastamacchia che culminerà nel ricordo di Daolio. Un ricordo che gli stessi Nomadi celebrano nella maniera più giusta: musicalmente appunto. Il prossimo 18 febbraio, a Novellara, il gruppo dedicherà un grande concerto alla memoria di Augusto.

Era il 1966 quando i Nomadi cantavano un allegro motivo con un poetico ritornello “Come potete giudicar, come potete condannar, chi vi credete che noi siam, per i cappelli che portiam…”. Dai primi vagiti musicali, Augusto riuscì (anche attraverso testi magistralmente scritti da Francesco Guccini) a porre in essere uno dei più grandi manifesti musicali il cui obiettivo principale era la difesa della libertà espressiva personale subdolamente attaccata dai pregiudizi e stereotipi imposti dalla società.

Poco prima di lasciarci, Augusto scriveva un testo straordinariamente attuale: «Ma noi saremo più forti di tutto e ci troveremo ancora a ridere, scherzare, e impareremo a tenere in un angolo del nostro cuore i nostri ricordi più intimi, la verità solo nostre».

Ma, con la morte di Augusto, il gruppo dei Nomadi non si dissolve e, con grande caparbietà, continua a riproporci i suoi pensieri e, attraverso favolosi testi, riesce a nobilitare la musica e a riconsegnarle canzoni socialmente impegnate. La musica dei Nomadi, lungi dal produrre motivetti banali destinati a diventare periodici tormentoni, confeziona messaggi sempre nuovi capaci di mobilitare le masse. “Ma che film la vita” è una delle tanti canzoni che danno prova di una musica che diverte e fa riflettere sulla storia infinita che quotidianamente viviamo e che non patisce scadenze.

Sì, non patisce scadenze perché, vivendo da nomade, si può comprendere che il nostro pensiero non deve essere dettato dal contesto sociale entro cui viviamo. Divorziare dal modo di pensare sempliciotto e limitato proprio del piccolo paese e, altresì, divorziare dal modo di pensare qualunquista e individualista proprio della grande città, significa vivere da nomade, ovvero vivere cercando prudentemente riparo da una logica che ci riduce a contenitori mentali entro cui altri devono inserire pensieri e modelli di comportamento. Questo è il messaggio cantato oggi dai Nomadi, ovvero da Danilo Sacco, Beppe Carletti, Cico Falzone, Daniele Campani, Massimo Vecchi, Sergio Reggioli.

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