L’Associazione Mediterrania chiede al Comune più collaborazione

Valeria De Ceglia

Esiste una forma di schiavitù moderna contro la quale non si fa ancora nulla.

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Una questione difficile da gestire, ovvero il fenomeno dell’immigrazione, ci ha indotto a una “chiacchierata” con alcuni volontari dell’Associazione Mediterranìa.

L’intervista- se vogliamo utilizzare un termine più formale- avviene in un luogo semplice, freddo e- nel corso della chiacchierata- scopriamo con grande stupore che la sede, ovvero quel luogo freddo, troppo poco strutturato non può contare su alcun finanziamento: l’Amministrazione comunale sonnecchia di fronte a un luogo che potrebbe essere migliorato.

Forse la quotidianità ci obbliga, sovente, a chiudere un occhio di fronte a situazioni e problematiche leggere per non peccare di pignoleria. Ma, nel caso di Mediterranìa, non si tratta di pignoleria ma semplicemente di una questione troppo delicata per essere affrontata superficialmente e troppo diffusa per non essere vista e affrontata di petto. Parliamo della presenza di immigrati a Terlizzi. Sembrerebbe pleonastico dire che immigrato è sinonimo di persona eppure non lo è poi così tanto. Roberta, responsabile dell’Associazione, ci spiega che sono ancora tanti i pregiudizi da sradicare e lo fa presentandoci vari episodi che più o meno indiscriminatamente coinvolgono la nostra realtà locale. Uno dei più rappresentativi a tale riguardo è l’alto numero di persone che non affitta le proprie abitazioni a chi è troppo scuro. Così, paradossalmente, gli stranieri che potrebbero economicamente permettersi un affitto devono rinunciare a “questa pretesa” e chi è economicamente più svantaggiato deve dimenticare ogni agio e si vede costretto a cercare dimore da occupare abusivamente. L’ex mobilificio sito in Via Molfetta resta la loro dimora costretta e, adesso che il freddo si fa sempre pungente, ci chiediamo come possano farcela a resistere. È già da un anno che l’associazione Mediterranìa cerca di presentare questa urgenza all’attenzione dell’amministrazione comunale ma non si è trovato nessun accordo.

In attesa e nella speranza- speriamo non vanamente nutrita- di essere positivamente aiutata dal Comune, l’Associazione, non si scoraggia, va avanti con le sue iniziative che possiamo dividere in due livelli di azione: 1. emergenza e assistenza; 2. collaborazione. Nel primo livello rientra il progetto che ha coinvolto anche il Liceo Classico di Terlizzi e consiste nella distribuzione di coperte da destinare ai ragazzi stranieri che dormono all’aperto sulla via di Molfetta. Nel secondo livello rientrano varie attività, una delle più importanti è l’attivazione di corsi di italiano da destinare a stranieri. I corsi di italiano si tengono dal lunedì al venerdì e la loro realizzazione è resa possibile dai volontari di Mediterranìa. Sono frequenti, inoltre, cene sociali, l’ultima delle quali risale allo scorso 15 dicembre, che hanno come scopo principale far conoscere ai cittadini l’associazione e- perché no!- tentare un’educazione volta all’interculturalità.

Nel corso della chiacchierata con i volontari non siamo riusciti a trattenerci dal formulare una domanda e, peccando un po’ di mancata discrezione, abbiamo loro chiesto quale era la paga che giornalmente gli stranieri recepivano dai loro datori. Ci hanno spiegato, pazientemente, che la loro è un’occupazione precaria legata alla stagionalità dei lavori (raccolta delle olive, raccolta dei pomodori). Ammonta a circa 30-35 euro la paga giornaliera per chi è impegnato nella raccolta di olive e pomodori; la paga è più bassa per chi è occupato nelle serre e ammonta a circa 25 euro. Qualcuno ci chiedeva se esiste una forma moderna di schiavitù. Pensiamo di aver dato una minima risposta a tale domanda presentando in queste righe la condizione di chi è costretto a sopravvivere piuttosto che a vivere.

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