Partito Democratico: diamoci una mossa

Vito De Leo*

I due principali partiti dell’Ulivo restano non solo autonomamente organizzati e separati nella gestione dei rispettivi congressi, ma, addirittura in aperto conflitto a livello amministrativo.

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Dopo le primarie regionali, che hanno visto il nostro concittadino Nichi Vendola prevalere sul candidato de La Margherita Francesco Boccia, dopo le primarie nazionali che hanno visto lo scontato successo di Romano Prodi, dopo la comune campagna elettorale per l’elezione della Camera dei Deputati, che ha visto l’elezione del concittadino segretario regionale de La Margherita, Gero Grassi, e dopo l’incontro tenutosi a novembre nella sede de La Margherita con l’intervento del coordinatore prov.le Tria i due principali partiti dell’Ulivo restano non solo autonomamente organizzati e separati nella gestione dei rispettivi congressi, ma, addirittura in aperto conflitto a livello amministrativo. Non si sa a questo punto quando si potrà pervenire ad abitare una casa comune nella quale costruire quotidianamente il senso dello stare insieme ed in cui elaborare le proposte di buon governo, con l’indispensabile contributo delle organizzazioni culturali, sociali, economiche, sindacali, ambientaliste, femminili e giovanili.

Nel momento in cui le primarie diventano regola per il centrosinistra pugliese nella ricerca di candidati alle cariche istituzionali nei Comuni con più di 15.000 abitanti, in vista delle elezioni amministrative della prossima primavera, si è sempre più convinti della necessità che il centrosinistra possa rapidamente superare le inutili frammentazioni ed avviare processi di semplificazione e unificazione, sull’esempio di un nuovo Partito unitario, plurale e riformatore. Un partito nuovo, aperto a chi ha fatto la fila per votare alle primarie regionali e nazionali, a persone che vogliono fare un’esperienza civile ma non si riconoscono negli attuali contenitori. Questa deve essere l’ambizione del Partito Democratico: rimettere in moto una politica partecipata, allestire un cantiere dove mescolare buone idee e buone pratiche politiche.

Dobbiamo fare tesoro degli errori del passato e superare le attuali mortificanti conflittualità gestionali perché abbiamo di fronte a noi una grande opportunità che non va sprecata. L’Ulivo dispone delle capacità e delle professionalità necessarie per governare questa città. Siamo nelle condizioni di governare questa nuova fase, di rivolgerci alle forze produttive della città, di promuovere la compartecipazione e la collaborazione, di lanciare un patto tra il mondo del lavoro, delle professioni, della cultura e delle imprese. 

Per fare questo occorre una leadership forte e convinta, una classe dirigente all’altezza, un programma che sia sintesi di modernità e di giustizia sociale. Invece non ci siamo. La nascita del PD non può diventare una pratica burocratica da sbrigare con qualche direttiva o qualche convegno tra addetti ai lavori. Ci vogliono partiti e dirigenti di partito totalmente immersi in questa nuova sfida.Si cambi passo: entro gennaio parta una grande campagna politica per far nascere dal basso questa nuova esperienza politica.

Nelle politiche del 2006 l’Ulivo ha preso molti voti in più rispetto ai voti di Ds e Margherita al Senato. Che facciamo? Li cuciniamo a fuoco lento o ci diamo una mossa?

*Presidente del Centro Studi “Aldo Moro”

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