Dalla torre dell’orologio San Nicola benedice la città
Si rinnova la tradizione con i terlizzesi che hanno atteso il Santo in piazza Cavour.
Nella notte del 5 dicembre ci sono bambini che corrono a letto col cuore in gola consci di non chiudere occhio per tutta la notte, desiderosi di tendere l’orecchio fin quando non sentiranno rumori di buste e di passi familiari, ma non avranno il coraggio di alzarsi per andare a vedere cosa succede. E riusciranno a stento a trattenere la gioia e la curiosità di precipitarsi in cucina con i piedi infreddoliti dal pavimento gelido d’inverno la mattina successiva, svegliandosi addirittura prima dei genitori.
Terlizzi la mattina del 6 dicembre si risveglia con un’aria festante e giocosa, un’aria innocente e ingenua che troppo spesso si vuole superare perché si è grandi ma è possibile rintracciare nel profondo degli occhi di chi è stato bambino una volta (anche se non se ne ricorda). Ogni anno il 5 dicembre è la notte dove ogni bambino potrà sapere se nell’ultimo anno si è comportato bene o riceverà solo cenere e carboni (dolci!) in cambio delle sue azioni. È la notte magica di San Nicola, dove anche i genitori si sentono un po’ bambini e aspettano il Santo che li faceva emozionare quando avevano l’età dei loro piccoli figli.
Dopo il festoso classico mercatino su corso Dante l’appuntamento si è tenuto alle 18,30 in piazza Cavour, per vedere con un’emozione nuova o rinnovata la discesa del santo dalla torre dell’orologio tra la cittadinanza; poi la sera tutti a letto presto prima che arrivi San Nicola.
Per saperne di più.
Nell’iconografia San Nicola è facilmente riconoscibile perché tiene in mano tre sacchetti (talvolta riassunti in uno solo) di monete d’oro, spesso resi più visibili sotto forma di tre sfere d’oro.
Racconta la leggenda che nella città dove si trovava il vescovo Nicola, un padre, non avendo i soldi per costituire la dote alle sue tre figlie e farle così sposare convenientemente, avesse deciso di mandarle a prostituirsi. Nicola, venuto a conoscenza di questa idea, fornì tre sacchetti di monete d’oro che costituirono quindi la dote delle fanciulle, salvandone la purezza.
Sulla sua vita le notizie certe sono pochissime. Nato probabilmente a Pàtara di Licia, in Asia Minore (attuale Turchia), è poi eletto vescovo di Mira, nella stessa Licia. E qui, dicono alcune leggende, compie un miracolo dopo l’altro. Come accade alle personalità forti, quasi ogni suo gesto è trasfigurato in prodigio: strappa miracolosamente tre ufficiali al supplizio; preserva Mira da una carestia, con altri portenti, ma si racconta pure che abbia placato una tempesta in mare, e resuscitato tre giovani uccisi da un oste rapinatore.
Nicola muore il 6 dicembre di un anno incerto e il suo culto si diffonde dapprima in Asia Minore (25 chiese dedicate a lui a Costantinopoli nel VI secolo). Ci sono pellegrinaggi alla sua tomba, posta fuori dell’abitato di Mira. Moltissimi scritti in greco e in latino lo fanno via via conoscere nel mondo bizantino-slavo e in Occidente, cominciando da Roma e dal Sud d’Italia, soggetto a Bisanzio.
Ma oltre sette secoli dopo la sua morte, quando in Puglia è subentrato il dominio normanno, “Nicola di Mira” diventa “Nicola di Bari”. Sessantadue marinai baresi, sbarcati nell’Asia Minore già soggetta ai Turchi, arrivano al sepolcro di Nicola e s’impadroniscono dei suoi resti, che il 9 maggio 1087 giungono a Bari accolti in trionfo: ora la città ha un suo patrono. E forse ha impedito ad altri di arrivare alle reliquie. Dopo la collocazione provvisoria in una chiesa cittadina, il 29 settembre 1089 esse trovano sistemazione definitiva nella cripta, già pronta, della basilica che si sta innalzando in suo onore. E’ il Papa in persona, Urbano II, a deporle sotto l’altare. Nel 1098 lo stesso Urbano II presiede nella basilica un concilio di vescovi, tra i quali alcuni “greci” dell’Italia settentrionale: c’è già stato lo scisma d’Oriente.
Alla fine del XX secolo la basilica, affidata da Pio XII ai domenicani, è luogo d’incontro tra le Chiese d’Oriente e d’Occidente, e sede dell’Istituto di Teologia Ecumenica San Nicola. Nella cripta c’è anche una cappella orientale, dove i cristiani ancora “separati” dal 1054 possono celebrare la loro liturgia.
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